Covid, un viaggio nei laboratori che processano i tamponi

Il tracciamento resta la chiave fondamentale per contrastare l’avanzata del virus ma, soprattutto durante i picchi epidemici, è del tutto collassato. A Modena quali nervi scoperti permangono? Come ci si è organizzati dopo lo tsunami della prima ondata per garantire la tenuta del sistema?

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Tecnici del laboratorio del Policlinico al lavoro

Il tracciamento resta la chiave fondamentale per contrastare l’avanzata del virus e frenare così il rapido diffondersi dei contagi, ma i laboratori che hanno il compito di processare i tamponi molecolari non sempre riescono a sopperire all’enorme mole di lavoro e a comunicare i risultati in tempi stretti. Il sistema, infatti, soprattutto durante i picchi epidemici, è del tutto collassato e anche se nel nostro Paese vi sono regioni più “attrezzate”, le criticità sono spesso comuni: dalla mancanza di personale a quella dei reagenti. A Modena quali nervi scoperti permangono? Come ci si è organizzati dopo lo tsunami della prima ondata per garantire la tenuta del sistema? A rispondere sono il dottor Tommaso Trenti, direttore del Dipartimento Interaziendale ad Attività Integrata di Medicina di Laboratorio ed Anatomia Patologica e la dottoressa Monica Pecorari, responsabile di Microbiologia e Virologia.

Tommaso Trenti, direttore del Dipartimento Interaziendale ad Attività Integrata di Medicina di Laboratorio ed Anatomia Patologica e la dottoressa Monica Pecorari, responsabile di Microbiologia e Virologia

Quali sono i laboratori di analisi di tamponi sul territorio di Modena?

“Il sistema modenese si caratterizza per l’integrazione in sede dipartimentale di più laboratori territoriali che, facendo capo alla Virologia del Policlinico di Modena, laboratorio riconosciuto dal Ministero, garantiscono l’erogazione di questa specifica diagnostica. In particolare, l’esame viene eseguito in urgenza presso la Virologia del Policlinico, Baggiovara e i laboratori analisi di Carpi, Mirandola e Pavullo. Inoltre, il laboratorio analisi di Carpi esegue i tamponi anche per i pazienti afferenti al proprio ospedale. La Virologia e l’area Covid di Baggiovara, oltre ai tamponi dei pazienti afferenti agli altri ospedali, eseguono l’insieme di tutti gli esami richiesti nella provincia di Modena (esami per pazienti che accedono ai drive-through, domiciliari…). Quindi il sistema è unico, integrato in ambito dipartimentale, con la Virologia del Policlinico come punto di riferimento e i laboratori di Baggiovara, Carpi, Mirandola e Pavullo come ulteriori sedi di esecuzione dell’esame. Ogni esame, indipendentemente dalla sede d’esecuzione, ha le stesse garanzie di qualità del laboratorio di Virologia con un sistema in rete degli strumenti che garantisce una connessione informatica in tempo reale”.       

Quanti tamponi vengono processati mediamente ogni giorno?

“Attualmente vengono eseguiti circa 2.200-2.400 esami presso la Virologia del Policlinico, circa 500-600 presso il laboratorio Covid di Baggiovara e circa 100 negli altri laboratori provinciali in urgenza per un totale di circa 2.700-3.000 tamponi al giorno”.   

Stando alle parole del direttore generale dell’Ausl, Antonio Brambilla, i laboratori sarebbero attivi 12 ore al giorno, dal lunedì alla domenica compresa. Confermate?

“L’area di Baggiovara, pur mantenendo l’attività per gli urgenti h 24 sette giorni su sette, lavora h 12 per le attività per interni all’ospedale ed esterni, ma il laboratorio di Virologia da ottobre scorso lavora h 24 sette giorni su sette sia per esterni che per interni e gli urgenti”.

Quante persone vi lavorano? Le risorse umane sono state implementate dopo la prima ondata?

“La Virologia ha attualmente un numero di operatori adeguato all’attività svolta, 20 tecnici e 5 laureati che non eseguono però solo attività di diagnostica Covid. L’area Covid di Baggiovara ha 8 tecnici e i laureati sono tra quelli già presenti in pianta organica del laboratorio. L’attività dei laboratori provinciali è garantita dal personale dei laboratori stessi. Di fatto sono stati assunti, con vari incarichi, 17 tecnici al Policlinico e 6 a Baggiovara”.

Un carico di lavoro enorme, quanto pesano stress e pressione psicologica dopo quasi un anno di pandemia?

“Indubbiamente il carico di lavoro, che è progressivamente aumentato, ha determinato una grandissima pressione e impegno con uno stress facilmente immaginabile. Va sottolineato l’impegno straordinario e la grandissima disponibilità di tutti gli operatori coinvolti che, nella consapevolezza dell’emergenza e delle necessità presenti, sono stati in grado di garantire uno straordinario impegno, sia a livello di presenza sul luogo di lavoro – ben oltre il normale debito orario – sia nel costruire e implementare una diagnostica altamente specialistica in brevissimo tempo. Si tenga presente che in pochi mesi un esame diagnostico considerato di eccezionale difficoltà e per questo di pertinenza di soli pochissimi laboratori nazionali è diventato di quotidiana esecuzione nei nostri laboratori da Pavullo a Mirandola. Chiaramente garantire queste attività nel tempo richiede una sempre maggiore fatica”.

Rispetto alla prima ondata ormai il meccanismo è più rodato, quali criticità permangono?

“Un primo elemento di criticità è indubbiamente l’imprevedibilità dell’andamento della pandemia e delle conseguenti misure per una sua mitigazione che non permette di pianificare i volumi di lavoro. A questo sia aggiunge la difficoltà nell’acquisizione delle tecnologie, in particolare le più innovative e performanti perché richieste sul mercato globale”.  

La carenza di reagenti continua a essere un problema, perché?

“Indubbiamente, anche se molto meno per i reagenti utilizzati su strumentazioni che lavorano su grossi volumi di tamponi, permane una criticità per la diagnostica in urgenza perché non sono molti gli strumenti sul mercato in grado di processare tamponi in tempi rapidi e in più la loro richiesta è mondiale”. 

Fermo restando che il tampone molecolare resta lo strumento più sicuro per diagnosticare la malattia. Come considerate i tamponi rapidi? Sono affidabili?

“In situazioni specifiche come indicato dai vari documenti istituzionali nazionali e internazionali i tamponi rapidi danno risultati utili nella gestione del paziente, senza dubbio hanno minore sensibilità e specificità rispetto all’esame molecolare che si evidenzia in caso di base cariche virali”.

Come giudicate, da tecnici, la decisione a livello centrale di inserire nel bollettino quotidiano pubblicato sul sito del Ministero la somma di tamponi molecolari e quelli rapidi? 

“E’ una valutazione epidemiologica diversa dalla precedente di cui deve essere conosciuto il nuovo meccanismo di elaborazione dei dati ottenuti, in particolare le diverse popolazioni studiate e sicuramente i dati precedenti non sono confrontabili con gli attuali”.

Jessica Bianchi