Si può fare di meglio

Lo insegnano anche al Corso di Medicina delle Catastrofi: bisogna fare di tutto per preservare gli operatori sanitari e gli spazi in cui lavorano. Parte da questa considerazione la riflessione di chi è in prima linea sul territorio contro il Covid e deve affrontare la curva esponenziale dei contagi che continuano a salire.

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Lo insegnano anche al Corso di Medicina delle Catastrofi: bisogna fare di tutto per preservare gli operatori sanitari e gli spazi in cui lavorano. Parte da questa considerazione la riflessione di chi è in prima linea sul territorio contro il Covid e deve affrontare la curva esponenziale dei contagi che continuano a salire. Un’altra questione da affrontare con urgenza è l’informazione e l’educazione delle persone: poche idee ma chiare consentirebbero alla gente di sentirsi più sicura ed evitare quell’ansia particolarmente controproducente in un contesto di epidemia. Finora la comunicazione è stata spesso frammentaria, confusa e in qualche caso di parte, con istituzioni che si rimpallano decisioni e responsabilità. Particolarmente grave sarebbe l’insinuarsi del dubbio che questa contrapposizione sulle dolorose scelte fatte per contenere l’infezione siano solo strumentali all’ottica delle future dispute politiche.

Preservare operatori e spazi

È evidente che l’esposizione dei luoghi di cura a soggetti con alto rischio di essere contagiosi potrebbe compromettere spazi ed operatori con pesanti ripercussioni sul sistema se non sono previsti filtri e spazi opportuni. Questo vale soprattutto per quelle strutture dove i pazienti accedono direttamente come il Pronto Soccorso e gli ambulatori dei Medici di Famiglia. C’è da augurarsi che in questi mesi siano state affinate le procedure necessarie e messi a disposizione spazi adeguati. Se questo non fosse avvenuto i rischi per i presidi sanitari a partire dagli ospedali sarebbero gravi. L’ipotesi di incaricare i medici di famiglia di fare i tamponi rapidi a soggetti con alta probabilità di essere in effetti è allo stesso modo rischiosa per i Medici, per il loro personale e per i normali pazienti e per i normali cittadini, visto che tanti ambulatori sono inseriti in contesti condominiali e non prevedono un’entrata diversa dall’uscita e spazi adeguati a queste necessità. Nell’eventualità poi in cui un medico di famiglia dovesse risultare positivo 1.500 pazienti resterebbero senza un riferimento sanitario perché trovare un medico sostituto oggi è un’impresa quasi impossibile.

Tamponi rapidi per le comunità

Partendo dal presupposto che le risorse, a partire dai tamponi, vanno utilizzati al meglio, selezionando i pazienti da sottoporre in base a criteri stringenti ed oggettivi è altrettanto importante la tempistica con cui questi vengono realizzati e vengono prodotti i risultati. Perché abbiano un senso in funzione dell’isolamento degli infetti e delle quarantene dei contatti è fondamentale la certezza dell’esito entro al massimo due giorni. I medici oggi sono spesso sottoposti a richieste improprie da parte di una cittadinanza disorientata ed impaurita che attribuisce un significato quasi salvifico all’esecuzioni di tamponi e sierologici. Il risultato finale è la sottrazione di tempo prezioso ai sanitari utilizzato per spiegare l’incongruità di una richiesta che viene vissuta dal paziente come negazione di un diritto. Tutto questo produce effetti sui numeri dei tamponi richiesti ed inevitabili dilatazioni dei tempi d’attesa sia nell’esecuzione che nel ritorno dell’esito. Potrebbe essere un’idea da prendere in considerazione quella di scorporare il mondo scolastico dai percorsi ordinari presenti realizzando, per gli alunni percorsi differenziati utilizzando, ad esempio quei tamponi rapidi che difficilmente saranno utilizzati negli studi medici.

Più informazione ed educazione delle persone

Rimane comunque fondamentale il nodo di come comunicare alla cittadinanza informazioni essenziali che debbono essere chiare e semplici da capire e tali da non ingenerare inutili aspettative. Sapere cosa fare aiuta le persone a sentirsi più sicure e la tempesta di informazioni a cui quotidianamente siamo sottoposti, spesso contraddittorie, non aiuta. Ancora peggio quando messaggi contraddittori arrivano dalle istituzioni. In un momento come questo non guasterebbe mettere da parte la lotta politica ricordando che il virus non fa distinzioni di colore e che un Paese in macerie da governare sarebbe un problema per chiunque.

Sara Gelli