Cristiana Marchi, la skipper carpigiana alla conquista dell’Oceano

Cristiana Marchi, 31 anni, direttrice creativa in ambito moda, lo scorso novembre, a bordo della barca a vela JK Sail, ha partecipato a una delle più avvincenti regate per velisti: la traversata dell’Oceano Atlantico dalle Canarie ai Caraibi.

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A 31 anni la carpigiana Cristiana Marchi, direttrice creativa per aziende di moda, ha realizzato quello che è un sogno per molti esperti velisti: partecipare alla ARC – Atlantic Rally for Cruisers, l’attraversata atlantica dalle Canarie ai Caraibi. L’impresa è stata compiuta a novembre insieme ad altri sette skipper a bordo dello yatch JK Sail dell’armatore Luca Davoli.

Cristiana, quando e come è nata la tua passione per la barca a vela?

“E’ nata quattro anni fa dall’incontro con Luca Davoli che mi ha insegnato il ruolo di tailer, cioè di responsabile della messa a punto delle vele. La prima regata a cui ho partecipato è stata la Rolex Cup di Capri ed è stata un’esperienza bellissima ed elettrizzante. Da lì in poi ho preso parte ad altre regate, la maggior parte delle quali sempre nel Mar Mediterraneo fino ad arrivare all’ultima regata che è stata la prima per me in mezzo all’oceano”.

Come è stato attraversare l’oceano Atlantico? Quanto ci avete impiegato? 

“E’ stata un’esperienza tosta ma al tempo stesso magica. L’oceano è molto diverso dal mar Mediterraneo. Nell’oceano si affrontano onde altissime, fino ai sei metri di altezza, ma fortunatamente più lunghe di quelle in cui ci si imbatte nel Mediterraneo. Inoltre, i venti che soffiano sull’Atlantico possono arrivare fino a 30 nodi, ma soffiano sempre nella stessa direzione, e ci sono temporali molto forti che si verificano almeno una volta al giorno. I momenti di incanto e meraviglia, però, sono unici: la fosforescenza diffusa che si verifica nel mare di notte dovuta al plancton, i delfini, le albe e i tramonti in mezzo alla vastità dell’oceano. Abbiamo impiegato venti giorni, ovvero sei giorni in più del previsto, e questo perché i primi quattro giorni c’è stato un vento debole. Essere da soli in mezzo all’oceano è una sensazione contrastante, un misto di adrenalina, timore e pace”. 

Avete incontrato delle difficoltà? 

“Sì, parecchi imprevisti. Abbiamo rotto più volte le vele e abbiamo soccorso una barca che aveva lanciato il Mayday, ossia il soccorso, in quanto aveva rotto i timoni, nel mezzo della tratta”.

E’ un’esperienza che forgia il carattere?

“Assolutamente sì. Sono partita un po’ inconsapevolmente per questa avventura e mi sono trovate a fronteggiare prove che mai mi sarei aspettata. Ho superato paure e allenato pazienza, spirito di adattamento e di squadra”.

Progetti per il futuro?

“Insieme al resto del team JK Sail vorremmo fare il giro del mondo. Per questo in aprile partiremo dai Caraibi, attraverseremo il Canale di Panama, circumnavigando le isole Galapagos fino ad arrivare all’Oceano Pacifico.  In questo caso non si tratta di una competizione ma di una sfida con noi stessi. Aggiorneremo il sito  http://www.jksail.it con i nostri diari di viaggio e tante foto. Chi vuole può seguirci anche sui nostri canali social: https://www.instagram.com/jk.sail/?hl=it – https://www.instagram.com/cristiana_marchi/?hl=it – https://www.facebook.com/JKsail-356165288795941- https://www.facebook.com/cristiana.marchi.524

Chiara Sorrentino