Coronavirus e rientri dai paesi extra Schengen: mancano le certezze

L'intero sistema si basa sul senso di responsabilità individuale dei cittadini. Intanto sono già diversi i casi in Regione di persone poi risultate positive, che non avevano dato alcuna comunicazione del proprio rientro all'Ausl

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6 dei 12 modenesi conteggiati ieri tra i nuovi positivi al Covid19 nel bollettino regionale hanno contratto il coronavirus entrando in contatto con una persona –poi risultata positiva- rientrata dall’estero. La Regione ha previsto che chi torna in Emilia Romagna dopo un viaggio extra Ue deve effettuare 15 giorni di quarantena e un primo tampone precauzionale. Ma non sempre accade: tutto infatti si basa sulla senso di responsabilità individuale. La polizia di frontiera infatti non dà alcuna comunicazione ufficiale dell’avvenuto rientro da paesi extra Schengen.

Chiara Tassi ne ha parlato con il dott. Davide Ferrari, responsabile dell’igiene pubblica di Modena:

Dott. Ferrari, quante sono nel modenese le persone che hanno dato comunicazione all’Ausl di essersi messi in quarantena precauzionale dopo essere rientrate da un paese extra Schengen?

Nelle ultime settimane siamo nell’ordine di qualche decina, ma i numeri stanno aumentando essendo il periodo estivo un momento di maggiori spostamenti delle persone.

Che cosa deve fare una persone che rientra dall’estero?

Le persone, sia italiane che straniere, hanno l’obbligo di segnalare al dipartimento di Sanità Pubblica il rientro e di porsi in isolamento domiciliare. Il Dipartimento poi, una volta ricevuta la comunicazione, dispone l’isolamento con un atto formale inviato tramite mail all’interessato, ed esegue – e questa è una novità introdotta con un’ordinanza regionale qualche giorno fa- un tampone per verificare l’eventuale positività. L’ordinanza prevede poi che il tampone venga ripetuto dopo 7 giorni e comunque entro i 14 giorni di isolamento fiduciario che il soggetto che rientra deve seguire.
Durante questo periodo di quarantena le persone vengono sorvegliate telefonicamente dal Dipartimento di Sanità Pubblica che verifica il loro stato di salute.

Lei ha parlato di obbligo di segnalazione, ma come fa l’Ausl a verificarne l’adempimento? Cioè come si fa a sapere se qualcuno non ha comunicato all’Igiene Pubblica il suo rientro da un paese extra UE?

Questo è un problema, infatti la Regione sta attivando protocolli con la Polizia di Frontiera, gli agenti che si trovano ad es. negli aeroporti, e ha scritto una nota alle associazioni datoriali invitando anche i datori di lavoro a verificare e dare segnalazione nel momento in cui un proprio lavoratore rientra dall’estero, per contribuire al rispetto di questo adempimento. Il datore di lavoro deve chiedere un’autocertificazione in cui tra l’altro si dichiara di non essere rientrati da meno di 14 giorni da un paese extra Schengen. Si tratta insomma di un’ulteriore possibilità di verifica.

Protocolli ancora da sottoscrivere, autocertificazioni: mi sembra insomma che ci si basi molto sul senso civico di tutti, che speriamo ci sia…

Ah si, cioè non c’è un sistema automatico di segnalazione da parte delle autorità sanitarie aeroportuali o portuali. Ci sono percorsi che si stanno mettendo in atto, ma al momento non risulta alcun obbligo a carico di queste autorità di dare comunicazioni alle Ausl, per cui rimane fondamentale l’adesione del cittadino a quello che è comunque un obbligo che, nel caso non venga rispettato, comporta sanzioni amministrative.

E il fatto che la comunicazione non sia avvenuta lo si scopre solo una volta che –e solo se- questa persona entra in contatto per altre ragioni con la sanità pubblica, immagino…

Si. Noi possiamo individuare soggetti che non hanno dato comunicazione e non si sono posti in isolamento solo se arrivano a noi per altri motivi e noi acquisiamo l’informazione relativa al loro rientro. La maggior parte delle persone fa il proprio dovere, abbiamo avuto però nelle settimane scorse qualche caso di soggetti positivi (un paio nel modenese e alcuni altri in Regione) che non avevano dato comunicazione poi hanno sviluppato i sintomi da Coronavirus, si sono rivolti alle strutture sanitarie e sono risultati positivi al tampone.
E’ proprio per evitare episodi come questi che si stanno mettendo in piedi ulteriori sistemi per cercare di ridurre l’evasione da questo obbligo, coinvolgendo come le dicevo autorità sanitarie, Polizia di Frontiera e anche chiedendo un ruolo attivo ai datori di lavoro.

I 14 giorni di quarantena sono coperti da malattia Inps?

Si, siccome c’è una disposizione di quarantena dell’Igiene Pubblica i dipendenti possono ottenere, da parte del medico curante, il certificato di malattia per quarantena che prevede un codice Inps particolare.