“I positivi? Dobbiamo andarli a cercare nelle case e curarli lì, lontani dagli ospedali”

“Ho chiesto al Coordinamento dell’Infettivologia della Regione di preparare entro giovedì un protocollo di misure valido per tutta la regione per diventare più aggressivi nella gestione della malattia trattata al domicilio”. Come? “Dobbiamo poter curare più pazienti possibili a casa loro - spiega il commissario - ma per farlo occorre intercettarli quando i sintomi sono ancora lievi”.

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Sergio Venturi

Più tamponi e più dispositivi di protezione individuale. Non smette di ripeterlo il commissario per l’emergenza ad acta, Sergio Venturi. Eppure, malgrado il suo appello pressoché quotidiano, l’approvvigionamento di mascherine per operatori sanitari e personale volontario che sta contribuendo alla gestione di questa emergenza senza precedenti, è a singhiozzo, mentre l’auspicata campagna di tamponi a tappeto per i sanitari ospedalieri – e non solo – fatica a decollare, applicata a macchia di leopardo sul territorio regionale.
“Io – ha dichiarato Sergio Venturi – rivolgo a tutti un appello affinché insieme sensibilizziamo le nostre istituzioni sul tema dei dispositivi di protezione individuale. Il Governo ci deve ascoltare! Abbiamo bisogno che non ci sia alcun operatore costretto a lavorare senza presidi, lo dobbiamo a loro e anche a tutti i volontari che ci stanno aiutando e sostenendo in modo del tutto gratuito e solidale. Ho segnalato io stesso questa situazione di carenza al Ministro della Salute e mi auguro che la situazione di precarietà che stiamo vivendo su questi temi sia finalmente risolta”.
Sul fronte sanitari positivi, Venturi chiarisce come “nessun operatore sanitario positivo al Covid-19 possa recarsi al lavoro” e che la Regione sta andando oltre le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della sanità: “l’Oms dice che dopo due settimane, in assenza di sintomi, gli operatori possono rientrare al lavoro anche in assenza di tampone. Noi, invece, prima di reintegrarli li sottoponiamo al doppio tampone: test che deve essere negativo in entrambi i casi”.
Dopo aver ribadito l’importanza di eseguire campagne di test a tappeto, all’interno delle strutture ospedaliere (quando inizieranno all’Ospedale Ramazzini di Carpi dove sono già saliti a 48 i positivi?), Venturi ha poi annunciato un cambiamento nella cura dei covid positivi in isolamento domiciliare.
“Ho chiesto al Coordinamento dell’Infettivologia della Regione di preparare entro giovedì un protocollo di misure valido per tutta la regione per diventare più aggressivi nella gestione della malattia trattata al domicilio”.
Come? “Dobbiamo poter curare più pazienti possibili a casa loro – spiega il commissario – ma per farlo occorre intercettarli quando i sintomi sono ancora lievi”.
A Piacenza e a Bologna tale attività è già iniziata: “nelle case dei contatti di malati si vanno a cercare eventuali positività e si prescrivono le terapie necessarie affinchè tali pazienti possano continuare a presentare sintomi lievi e a curarsi tra le mura domestiche senza dover essere trasferiti negli ospedali. Strutture messe in sicurezza certo ma che cerchiamo di evitare il più possibile. Tale attività, che in gergo medico si chiama Medicina di iniziativa, dev’essere applicata anche a questo virus perché chi l’ha intrapresa sta ottenendo buoni risultati”.
Travolti dall’onda di piena di questa drammatica emergenza sanitaria, in molti Ospedali, dalla Lombardia all’Emilia, sono saltate le precauzioni per impedire la trasmissione della malattia, trasformandoli in veri e propri focolai, come ha più volte ribadito il dottor Massimo Galli, primario del Reparto di Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, concetto ripreso anche stamattina da La Repubblica. Ed è proprio per tale motivo che più persone si curano a casa e meglio è come ha sottolineato anche Venturi.
La situazione però ad oggi è ben diversa: chi è a casa malato viene contattato ogni tanto dall’Igiene Pubblica e nel momento in cui non presenta più sintomi da diversi giorni viene fissato il doppio tampone. Sui primi contatti, famigliari inclusi, se asintomatici, invece non viene eseguito alcun tampone. Per quale motivo? l’Ausl di Modena sostiene che il test potrebbe risultare negativo e poi positivizzarsi nel corso del tempo e che comunque anche qualora vi fossero dei casi di positivi asintomatici oggi il distanziamento sociale è già una misura capace di evitare il contagio. Certo il discorso non vale per chi, tra questi, continua a lavorare. E comunque la direzione tratteggiata da Venturi è di tutt’altro tipo. Certo tentare di eseguire almeno una prima scrematura, intercettando eventuali positività, sarebbe auspicabile, d’altronde l’indicazione regionale di battere a tappeto gli ospedali non ha forse il medesimo limite? La ratio adottata non dovrebbe essere la medesima? Dunque, cosa stiamo aspettando?
Jessica Bianchi