“Dopo Cpl un bar tutto mio”

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A volte basta un evento che ci sfiora anche solo indirettamente per spingerci a decidere di cambiare il corso della nostra vita. Così è stato per il novese Massimo Cappi, classe 1971: a settembre ha rassegnato le dimissioni dal suo precedente lavoro di gestione dei cantieri in Cpl Concordia, pochi mesi dopo lo scandalo appalti che ha travolto gli ex vertici della società cooperativa della Bassa, accusati di corruzione per la metanizzazione di Ischia e associazione a delinquere.
Una scelta maturata dopo oltre 20 anni spesi in azienda e resasi necessaria per inseguire il sogno di dedicarsi alla ristorazione rilevando il locale Internos in Corso Alberto Pio, 14 e dandogli una nuova immagine e un nuovo nome: Godò.
“Il nome – ha spiegato Cappi – è l’acronimo di golosità d’origine e vuole anche richiamare Aspettando Godot, la famosa opera teatrale di Samuel Beckett, proponendosi come un locale in cui rimanere per ore in compagnia di amici a gustare degli ottimi vini, in accompagnamento con alcune proposte culinarie basate principalmente su salumi e formaggi di qualità. Ho deciso, infatti, di cambiare l’imprinting del locale trasformandolo da bar per colazioni e pranzi veloci, che in ogni caso resteranno, a wine bar specializzato nella degustazione di vini accuratamente selezionati e piccole proposte di cucina. In questi giorni sto lavorando intensamente affinché tutto sia pronto per l’apertura al pubblico prevista per la seconda metà di aprile”.
La scelta di lasciare Cpl e cambiare lavoro è stata dettata dallo scandalo tangenti scoppiato nel 2015?
“No, in realtà era un’idea che avevo in testa da molto tempo. Ho trascorso 23 anni in Cpl: per me è stata come una seconda casa, ma desideravo anche seguire la mia passione per i vini e cercare di farne un lavoro. Diciamo che la situazione ha fatto sì che la decisione di lanciarsi nella nuova avventura fosse più semplice”.
Come era la situazione in Cpl nell’ultimo periodo?
“Lavorativamente parlando gli ultimi mesi sono stati veramente difficili perché non potevamo più partecipare a nuove gare d’appalto e le banche avevano dato un giro di vite ai finanziamenti, quindi i fornitori avevano paura di non essere pagati. A dire il vero, fino a quando sono stato in azienda, seppur con molte difficoltà e ritardi, tutti sono stati pagati. In pratica, eravamo passati dall’essere un punto di riferimento del settore a pecora nera”.
Come ti sei preparato per questa apertura? Hai seguito dei corsi?
“Come dicevo, sono appassionato di vini da sempre e, oltre a essere sommelier, sono molto curioso riguardo al mondo del vino e cerco di scoprire sempre cose nuove.
Negli ultimi mesi del 2015 mi sono iscritto al corso di cucina Professione chef a Modena culminato poi in uno stage presso il Ristorante Il 25 di Carpi. Sto seguendo anche il corso di  Tecnico per la valorizzazione delle tipicità enogastronomiche del territorio organizzato dallo Ial Emilia Romagna”.
La tua è stata una scelta coraggiosa in tempi di crisi come questi…
“Come si dice: adesso o mai più! Coraggiosa sì, ma il mio lavoro precedente, che pure mi ha dato tante soddisfazioni, non mi offriva più gli stimoli giusti: era ora di cambiare”.
Quali sono i punti di forza di Godò?
“Godò continuerà a essere un bar per colazioni e pause pranzo veloci anche se cercherò di incrementare la qualità già presente e la varietà delle offerte rispetto alla precedente gestione.  Poi per la sera ci sarà  un’ampia selezione di vini a mescita e in bottiglia tutta incentrata su piccoli produttori che lavorano ancora in maniera artigianale e rispettosi dell’ambiente. A completare l’offerta birre artigianali e i principali cocktail. Per la parte food ci saranno salumi, anche di pesce, scelti scrupolosamente dai migliori produttori nazionali, così come per i formaggi e le verdure biologiche.
Cercheremo di avere anche offerte alternative e accuratamente selezionate per quanto riguarda la parte classica del bar”.
Chiara Sorrentino

 

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