Il vagabondo del verticale

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Tom Ballard, un nome poco conosciuto con un’attività di alpinista impressionante. Questo giovane climber inglese ha compiuto salite di rilievo, un po’ ovunque, all’insaputa di tutti, tranne che per una ristretta cerchia di amici, impostando tutta la sua vita intorno alla scalata, per se stesso e nessun altro.
Si può definire “figlio d’arte” ma la strada verticale che imbocca è solo sua, se avesse usato il nome della madre senz’altro sarebbe diventato più famoso, ma ha dimostrato di non ambire alla fama e di voler intraprendere un percorso personale, lontano da modelli, luci e ombre. La madre, la fortissima alpinista inglese Allison Hargreaves, è considerata la più forte di tutti i tempi. Fu la prima donna a salire l’Everest in solitaria e senza ossigeno e compì, anche durante l’attesa di Tom, una delle sue più importanti salite sull’Eiger.  Perse la vita nella tragedia del 1995 sul K2, quando Tom aveva sei anni. Anche se il vissuto con la madre fu breve, il Dna non mente e Tom è diventato un senza dimora con l’arrampicata nelle vene: apre numerose nuove vie, compie la maggior parte delle salite in solitaria e molte insieme al padre.
Col padre vive in un lungo vagabondaggio finalizzato all’arrampicata, dormendo in un furgone o in tenda, prima in Svizzera, poi in Francia infine in Italia, dove rimane a vivere in un campeggio in Dolomiti e lì, alla fine dell’estate 2014 conta 200 vie salite.  Sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo da scalare e da sfidare, Tom considera ogni via un allenamento alla prossima via, più alta, più fredda, più difficile. Pratica arrampicata in falesia, boulder, vie lunghe, sci, cascate di ghiaccio, drytooling, tutto ad altissimo livello.  Solitario e riservato, Tom frequenta poca gente, non pubblicizza ciò che fa, scala ciò che gli interessa e non ciò che può interessare in internet. Alla fine dell’inverno 2015 conclude le sei Nord delle Alpi,in solitaria, in un’unica stagione, Cima Grande di Lavaredo, Pizzo Badile, Cervino, Grandes Jorasses, Petit Dru e l’Eiger, con pochissima risonanza mediatica, condividendo il progetto con pochi amici intimi, possiamo dire quasi in sordina.  Questo stile riservato, insieme alla grande capacità fisica e psichica di affrontare un impegno così grande, da solo e in invernale dà l’idea di quanto tutto sia al di sopra del normale e, per di più, con un valore etico anacronistico. Non a caso infatti Tom intitola questo progetto Starlight and Storm, perché solo i suoi requisiti permettono di affrontare la montagna con le stelle o le tempeste.
Sempre nel 2015, conclude il trittico sul Catinaccio in Dolomiti, dove, insieme a Stefania Pederiva (figlia della guida alpina della Val di Fassa Bruno Pederiva), apre e libera tre vie nuove: Baptism of Fire, Scarlet Fever e Beauty and the Beast.  Un’ultima curiosità sul giovane Tom: quando le condizioni climatiche non gli permettono di andare in montagna, trascorre le sue giornate a fabbricare chiodi da scalata. Non esiste minuto della sua vita che non sia dedicato alla montagna. Venerdì 5 febbraio, alle ore 21, presso la sede del Cai al Circolo Gorizia, sarà presente l’alpinista Tom Ballard.

 

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