Aston Seals non ha prezzo

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Chi sostiene che tutto ha un prezzo non crederà alle proprie orecchie, ma la scelta di Stefano Serri ed Enrico Lugli non è certo ispirata dal cinismo di chi conosce il prezzo di tutto e il valore di nulla. L’intero Paese è impegnato in un’operazione di svendita di se stesso e delle proprie eccellenze: è successo ai più grandi brand dell’industria del fashion ma sono state destinate a fare la stessa fine tante aziende del settore metalmeccanico di precisione, dell’automotive e dell’elettronica sempre più nelle mire di aziende tedesche, svizzere e olandesi. Ma loro no, non hanno rinunciato a tutto quello che hanno costruito: un’idea imprenditoriale, una storia, una cultura d’impresa “fatta di persone che hanno la coscienza di essere ciò che sono – scrive il blog Innovando riportando il caso dell’azienda carpigiana Aston Seals – grazie all’orgoglio che nasce dalla terra dalla quale provengono, dalla propria identità e dal senso di responsabilità sociale, dove responsabilità sociale d’impresa non è un concetto astratto buono per il marketing ma il motore di avviamento di una vera attività d’impresa moderna e in crescita vorticosa”.
Oggi l’azienda specialista nella progettazione, produzione e distribuzione di sistemi di tenuta per cilindri oleodinamici e pneumatici con sede lungo la s.s. Romana Nord 4, è presente in 65 paesi su cinque continenti e si è affermata nel mondo mantenendo la produzione interamente a Carpi. Dal 2009 è attiva anche la filiale in Cina ma esclusivamente per la commercializzazione: per vendere la plastica ai cinesi. Fin dalla nascita, nel 2000, Serri e Lugli hanno stabilito un punto fermo che è la consapevolezza del valore delle risorse umane e, da allora, Aston Seals non ha più smesso di crescere.
Quando il 6 agosto una famosissima multinazionale ha avanzato ai titolari di Aston Seals una proposta di cessione della proprietà dell’azienda con il trasferimento della produzione e del know how tecnologico all’estero, Serri e Lugli ci hanno pensato. Hanno valutato le conseguenze sul loro conto perché l’offerta economica e la proposta d’acquisto che accompagnavano la due diligence erano sufficienti a far vivere nell’agio “due famiglie intere fino alla terza o quarta generazione”. Eppure hanno detto no, definitivamente.
Il senso di responsabilità sociale, l’identità e l’orgoglio hanno la meglio su tutto.
“Non si può continuare a impoverire il territorio solo per il denaro, c’è di più: ci sono 70 famiglie che contano su tutto questo, c’è l’idea che fare impresa non è solo fare profitti, che esiste un rapporto di responsabilità che vincola imprenditori a lavoratori dipendenti, clienti, fornitori e tutti coloro che in maniera diretta o indiretta hanno relazioni con l’impresa”. Un esempio di come si riesca a fare impresa, anche in Italia, quando siano presenti competenza e volontà di competere nel mondo, forti della propria identità e con orgoglio.
Sara Gelli

 

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