“Viviamo in una condizione di stress costante”

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La 53enne novese Aurelia Salis, dopo tre anni è ancora con la famiglia fuori casa. “I lavori sono cominciati negli ultimi mesi del 2014 ed è stata chiesta una proroga che scade il 4 giugno per consentire di terminarli senza perdere il contributo. Al momento siamo ancora sistemati presso amici ma, si sa, l’ospitalità prolungata poi comincia a pesare. Oltretutto uno dei disagi maggiori è avere ancora i nostri abiti e i nostri oggetti ammassati  all’interno di scatoloni, una parte nel garage di casa e un’altra a casa dei miei genitori. Si stanno  formando muffa e umidità e non so quando li aprirò cosa riuscirò a salvare. Sentiamo veramente impellente il bisogno di tornare alla nostra stabilità, al nostro ordine, insomma a una vita normale. Vivere così per un tempo prolungato, senza vederne la fine, ti esaurisce, si entra in una condizione di stress costante. Ora l’auspicio è che entro giugno i lavori terminino definitivamente e che, per chi rimane fuori casa, non venga ridotto il Cas come invece è stato deciso dall’alto”.
Novi è ancora un paese fantasma: dopo tre anni, la ricostruzione procede a rilento e sono ancora tanti i ruderi che ricordano come da quel giorno la vita non sia più la stessa, come quel terribile evento abbia tracciato un prima e un poi. La gente ha ancora negli occhi la paura, sconosciuta prima del sisma. Un’angoscia mista a rassegnazione e sconforto alberga in chi sperava di rientrare prima nella propria casa. Se nei giorni del terremoto  la solidarietà tra le persone è stata una straordinaria medicina, che in alcuni momenti è riuscita a esorcizzare la paura, ora anche i rapporti tra le persone si sono raffreddati.
Federica Boccaletti
 

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