E’ tempo di voltare pagina

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Autonomia alimentare per Cortile in cinque anni. E’ questo l’ambizioso progetto che il Movimento 5 stelle di Carpi ha presentato nei giorni scorsi ad alcuni rappresentanti del Comitato per Cortile. “Ciò che proponiamo è un percorso complesso, teso a favorire processi di cambiamento, in un’ottica di gestione partecipata, per innalzare la qualità della vita e, al contempo, diminuire le risorse consumate, creando occupazione locale”, spiega il consigliere Luca Severi. L’alimentazione è un tema cruciale, attorno al quale ruota la vita di ciascuno di noi, partire da lì, significa rivoluzionare le dinamiche di un’intera comunità e “costruire sul lungo termine, una società del benessere”. Cortile è una frazione isolata, popolata da circa 1.000 persone, perlopiù famiglie giovani, pensionati, pendolari e agricoltori, pressoché priva di servizi, ma con tanta terra a disposizione: “il luogo ideale dal quale partire per invertire la rotta di tutta la comunità carpigiana. La frazione presenta un’anomalia: la produzione agricola dei numerosi contadini presenti è legata in modo preponderante alla grande distribuzione e all’esportazione. Non vi è dialogo, né scambio, coi propri concittadini. Una tendenza che vorremmo invertire – prosegue Severi – grazie al sostegno e alla collaborazione dei componenti del Comitato per Cortile, gruppo al quale guardiamo con rispetto poiché crediamo che il protagonismo di cittadini disposti a interloquire in modo costruttivo con le amministrazioni sia fondamentale per migliorare le nostre città e offrire un sogno, una visione concreta di futuro”. Sono quattro gli ambiti di intervento individuati dal Movimento 5 Stelle per dare forma e gambe al progetto: “una programmazione agricola capace di dialogare con la popolazione locale in un’ottica di soddisfazione di bisogni è la via per sostenere un cambiamento reale del modello produttivo. Per partire – spiega il consigliere – ogni agricoltore potrebbe dedicare un piccolo appezzamento di terra alla comunità, la quale dovrà essere sensibilizzata ed educata, attraverso un percorso culturale, affinché si affezioni al progetto e stringa un rapporto personale con i produttori, veri vettori di conoscenza”. Per rendere autonoma la frazione a livello alimentare e, di conseguenza, meno dipendente dall’esterno, anche il modello distributivo dev’essere ripensato totalmente: “quello attuale erode valore esportando i margini di guadagno in aree lontane. La prossimità, la filiera corta, il raggruppamento del sistema di distribuzione nelle attività aziendali mantengono i guadagni necessari alla sostenibilità dell’azione imprenditoriale nei limiti, per cui la potenziale perdita di efficienza viene compensata dalle minori perdite di inflazione del prezzo create dallo scambio. Diminuire i passaggi commerciali è un’opportunità per ridare valore alle merci, non solo economico, bensì qualitativo, sociale e ambientale. I pochi servizi presenti a Cortile, dal barista al panettiere, dal ristoratore al pizzaiolo, possono poi diventare un volano per questa transizione se inseriti nella programmazione agricola”. Un cambio di passo, quello auspicato dai 5 stelle, che include anche una maggiore sensibilità alla produzione biologica, alla rotazione delle colture, alla reintroduzione di specie autoctone antiche, al contenimento progressivo dei fertilizzanti chimici e alla riduzione della meccanizzazione: “questo progetto è mirato a creare nuova occupazione. Sarebbe davvero una grande vittoria”.  Nel mondo industrializzato il modo di produrre e consumare cibo ha un impatto enorme sulle risorse del pianeta. Non c’è dubbio che avviarsi verso un futuro sostenibile implichi una profonda trasformazione del comparto alimentare, questo perché lo stile alimentare della nostra società si sta rivelando dannoso per la salute e devastante per l’ambiente. Riorganizzare il nostro modo di vivere in forme più sostenibili, solidali, responsabili e in armonia con la natura produce prospettive di ricchezza e benessere desiderabili: “è necessario – sottolinea Severi – che il consumatore inizi a fare scelte consapevoli. Critiche. Accanto a una spesa stagionale e legata al territorio, deve essere rilanciato con forza il tema dell’autoproduzione, in quanto possibilità di riportare competenze all’interno della comunità. I produttori stessi potrebbero aprire le porte alla cittadinanza,  mettendo a disposizione il loro sapere e le loro strutture per farci riappropriare del saper fare. Insieme”. La sfida è complessa ma il cambiamento è già iniziato. In Italia le città di Transizione sono già una dozzina, a partire dal paese pioniere, Monteveglio (Bologna).  Bastano buone pratiche da applicare ‘dal basso’ per immaginare, insieme ai nostri vicini, il futuro delle nostre comunità. Forse, il progetto dal sapore autarchico targato 5 stelle – dove autosufficienza e autoproduzione giocano un ruolo fondamentale, così come un forte senso di comunità – non è poi così utopistico. Ora la palla è tra le mani dei cortilesi: accetteranno la sfida?
Jessica Bianchi
 

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