Avo compie un quarto di secolo

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“L’augurio che faccio a tutti i nuovi volontari e a quelli che in futuro lo saranno, è di provare la stessa gioia che sento io nell’aiutare i malati”. E’ con queste parole, cariche d’emozione ed entusiasmo, che Isa Aldini, presidente di Avo, Associazione Volontari Ospedalieri di Carpi riassume lo spirito di un’associazione nata per assistere i malati ricoverati all’Ospedale Ramazzini. L’associazione, domenica 6 ottobre, a partire dalle ore 9, spegnerà, presso la Sala Bianca del Club del Corso – al civico 89 di Corso Fanti – le sue meritatissime 25 candeline, festeggiando il quarto di secolo di vita. L’Avo, la cui sede si trova presso il nosocomio cittadino, vanta una settantina di volontari: “tra loro c’è anche qualche ragazzo giovane – continua la presidente Aldini – ma si tratta soprattutto di persone più adulte, per la maggioranza donne”. I volontari di Avo si occupano del servizio pasti, al mattino e alla sera, ma non si limitano a questo: “teniamo compagnia ai degenti nell’orario in cui non sono ammesse le visite di amici e parenti, dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 18, più o meno in tutti i reparti tranne in Pediatria. Visitiamo anche i pazienti del Pronto Soccorso e della Dialisi, e devo dire che con questi ultimi si instaura un rapporto particolare, perché si tratta spesso delle stesse persone”. In questi 25 anni Avo non è cresciuta soltanto nel numero dei volontari, ma anche in termini di preparazione e formazione: “ogni anno partecipiamo a corsi e a convegni a livello nazionale – in tutta Italia Avo conta più di 30mila aderenti – e anche per quanto riguarda l’approccio psicologico con cui rapportarsi coi pazienti, seguiamo oltre dieci lezioni a Carpi e, tutti gli anni, ci confrontiamo con uno psicologo che ci forma su come trattare le varie tipologie di degenti”. E proprio il 1° ottobre si terrà la prima delle cinque lezioni del corso di formazione per volontari ospedalieri. Ma come nasce il desiderio di prestare servizio in un nosocomio, a contatto col dolore e la sofferenza dei malati? “Quasi tutti noi abbiamo vissuto in prima persona un percorso di malattia. Arriva un momento nella vita in cui si sente la necessità di restituire parte del bene che ci è stato donato. E c’è da dire che i pazienti ci regalano, a livello umano, molto più di quanto diamo loro”.
Marcello Marchesini

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