Quando la scienza insegna la libertà

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Pensate che la matematica sia di una noia mortale? Che la fisica sia appannaggio di qualche super cervellone rinchiuso nel CERN di Ginevra? Che la chimica sia sinonimo di narcolessia? Se non state attenti, a Carpi c’è qualcuno che potrebbe farvi ricredere. Il professor Alfonso Cornia, docente di matematica presso l’Itis Leonardo da Vinci e responsabile provinciale per le selezioni dei Campionati Internazionali dei giochi matematici terrà, anche quest’anno, a partire da venerdì 11 gennaio (e a seguire il 18, 25 e 31 gennaio), alle 15, un ciclo di incontri dal titolo Sulle spalle dei giganti. Da alcuni anni, infatti, si svolgono appuntamenti pomeridiani su temi scientifici, organizzati dall’Università Libera Età Natalia Ginzburg. A partire dallo scorso anno si è deciso di allargare le iniziative anche a studenti e docenti. Segno, questo, di un’esigenza di approfondimento molto sentita nel mondo della scuola. Quest’anno il legame con la scuola si rafforza ulteriormente: gli incontri infatti si terranno non più presso la Casa del Volontariato, bensì nei locali dell’Itis Leonardo da Vinci, grazie alla disponibilità del nuovo dirigente scolastico, Maria Capone. “Il primo ciclo di incontri si è tenuto nel 2010 – spiega Cornia – a conclusione dell’Anno internazionale dell’astronomia ed era dedicato a Galileo, figura di primo piano non solo della scienza, ma della cultura di tutti i tempi. Visto il buon esito dell’iniziativa, lo scorso anno ci è sembrato giusto continuare la rassegna di grandi scienziati con le figure di Leonardo da Vinci, Newton, Einstein e Fermi”. I primi tre incontri del 2013 sono legati rispettivamente ad Archimede, Alessandro Volta e Marie Curie, coprendo un arco temporale che va dal periodo ellenistico al Novecento. Un viaggio affascinante, sebbene a volte gli studenti siano portati a vedere le discipline scientifiche come un coacervo di nozioni noiose, astratte e poco stimolanti. “Credo che, al di là dell’opera di tanti ottimi insegnanti – continua Cornia – la scuola italiana paghi tuttora, per quanto riguarda le discipline scientifiche, un vecchio vizio d’origine, che considera la scienza come un insieme di tecniche e non come produzione di cultura e di idee. Per fare un esempio, la didattica corrente presenta per i grandi della letteratura l’inquadramento storico, la biografia, le battaglie culturali dell’epoca: questo contesto aiuta a comprendere e valorizzare un romanzo, un poema, un’opera teatrale. Con rare eccezioni, questa operazione non viene svolta per le conquiste della scienza: principi, leggi, formule, vengono presentati già pronti per l’uso, sorti quasi per generazione spontanea e non frutto del lavoro di scienziati e tecnici. Ed è più difficile far appassionare uno studente”. Tra le grandi menti presentate, anche quella di Marie Curie. E questo a pochi giorni dalla dipartita di Rita Levi Montalcini, grande scienziata italiana. “La disparità nell’accesso delle donne a professioni, mestieri, attività, accompagna (quasi) tutta la storia dell’umanità e, ancora oggi, è tutt’altro che superata. Il numero di pittrici, musiciste, filosofe, scienziate ne è una tangibile dimostrazione. In campo scientifico questa disparità è stata, se possibile, ancor più accentuata. Basti pensare che fino ai primi decenni del Novecento pochissime università europee ammettevano allieve nelle facoltà scientifiche. Marie Curie è, a questo proposito, la personalità più emblematica: ha dovuto superare discriminazioni, umiliazioni e campagne diffamatorie. Solo 60 anni dopo la sua morte è stata ammessa, prima donna nella storia di Francia, nel Pantheon, sino ad allora riservato ai grandi uomini che hanno onorato la patria”. Se la storia della scienza e dei suoi campioni può riservare una miriade di affascinanti sorprese e aneddoti, conoscere la scienza e il suo metodo possono essere anche un buon esercizio di cittadinanza attiva. “L’emancipazione verso la libertà, contrapposta all’arroganza del potere, ha avuto uno dei punti di forza nel pensiero scientifico. Un grande fisico che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente, Toraldo di Francia, mi faceva notare che non è un caso se la scienza greca è nata insieme alla democrazia greca, quando la disputa sul modo migliore di governare la cosa pubblica si fondava non sul potere di chi parla, ma sulla capacità di convincere l’interlocutore, facendo appello alla sua intelligenza. In questo senso la scienza è profondamente democratica, perché all’interno della comunità scientifica non vale la legge del più forte, bensì quella della prova sperimentale o del ragionamento corretto. E’ un metodo, credo, che sarebbe opportuno seguire anche in altri campi: avremmo un’opinione pubblica documentata, informata, fatta di cittadini consapevoli e non di creduloni”. Durante l’ultimo incontro, giovedì 31 gennaio, saranno protagonisti due grandi fisici del Novecento – per ora ‘segreti’ – personalità straordinarie che hanno a lungo collaborato, ma la cui amicizia venne messa a dura prova dalle drammatiche vicende della Seconda guerra mondiale. Sorpresa nella sorpresa, un filmato sui due scienziati, con attori speciali.
Marcello Marchesini

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