Salvato all’Ospedale Maggiore un neonato prematuro di appena un chilo: forza piccolo!

Aveva appena compiuto 28 settimane di gestazione, poco più di sei mesi e mezzo, quando è venuto alla luce. Pesava appena un chilogrammo e, come molti neonati estremamente prematuri, aveva bisogno di cure altamente specialistiche. Era ricoverato in Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale dei Bambini di Parma e rispondeva bene alle cure, quando, nel corso di una notte, la situazione è precipitata rapidamente. Un’emergenza rarissima affrontata con tempestività e precisione grazie alla collaborazione e alle competenze dei neonatologi.

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Aveva appena compiuto 28 settimane di gestazione, poco più di sei mesi e mezzo, quando è venuto alla luce. Pesava appena un chilogrammo e, come molti neonati estremamente prematuri, aveva bisogno di cure altamente specialistiche. Era ricoverato in Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale dei Bambini di Parma e rispondeva bene alle cure, quando, nel corso di una notte, la situazione è precipitata rapidamente.

Erano circa le due quando il neonatologo di turno, Antonio Di Peri, si è trovato di fronte a una situazione critica: il piccolo era improvvisamente entrato in una bradicardia estrema, con il cuore che batteva sempre più lentamente.

Gli esami ematochimici non fornivano elementi in grado di spiegare il rapido deterioramento clinico. Di Peri ha quindi eseguito al letto del neonato un’ecografia cardiaca, individuando la presenza di una quantità di liquido nella sottile cavità che circonda il cuore, il pericardio. L’ecografia mostrava un versamento significativo con il rischio di rapida evoluzione verso un tamponamento cardiaco.

Il bambino peggiorava velocemente, il battito era sempre più flebile, ogni minuto era prezioso. Occorreva aspirare con un ago il liquido dal pericardio, liberando il cuore dalla pressione che ne comprometteva la funzionalità.

Il team di medici e infermieri della Terapia Intensiva Neonatale e della Neonatologia si è quindi immediatamente preparato alla procedura. Sotto guida ecografica, il dottor Di Peri ha eseguito la pericardiocentesi, aspirando circa 10 millilitri di liquido pericardico. Al suo fianco la specializzanda Eleonora Alfieri e il personale infermieristico con  Simona Orlandini, Ivana Marcone e Emanuele Busi.

“La manovra è stata eseguita con calma, precisione e risolutezza – aggiunge la direttrice della Neonatologia Serafina Perrone -. Dieci millilitri rappresentano un volume significativo per un neonato di poco più di un chilogrammo, ma una quantità minima per chi deve eseguire la procedura: intervenire in spazi di pochi millimetri richiede competenza tecnica, grande precisione e controllo del gesto”.

La risposta è stata immediata: dopo la rimozione del liquido, il cuore ha progressivamente ripreso a battere in modo normale e le condizioni del neonato si sono stabilizzate. A distanza di alcune settimane dall’evento, il bambino non presenta conseguenze riconducibili all’episodio e ha ripreso regolarmente il proprio percorso di crescita.

“È una situazione molto rara, nella quale bisogna essere in grado di riconoscere il problema e intervenire immediatamente – spiega il direttore del Dipartimento materno-infantile dell’Ospedale Maggiore Roberto Berretta –. La pericardiocentesi in un neonato di peso estremamente basso è una procedura salvavita eccezionale e tecnicamente molto delicata. Le competenze e l’organizzazione di un centro HUB come quello di Parma hanno permesso di riconoscere rapidamente l’emergenza e di affrontarla tempestivamente e in sicurezza”.

“È una procedura che avevo studiato e sulla quale mi ero formato anche durante il Master di Terapia Intensiva Neonatale e Pediatrica coordinato dalla professoressa Perrone”, racconta Di Peri. “In quel momento ho riconosciuto quello che stava accadendo e sapevo cosa fosse necessario fare. Eventi così rari dimostrano quanto sia importante formarsi prima che arrivi il momento in cui quelle competenze diventano indispensabili”.

“Quello che è successo rappresenta bene cosa significa essere un Centro HUB – conclude Serafina Perrone –. Non possiamo sapere quando si presenterà un’emergenza così rara, né quale professionista sarà chiamato ad affrontarla. Possiamo però fare in modo che le competenze necessarie siano diffuse, mantenute nel tempo e disponibili in qualsiasi momento. La formazione continua, l’esperienza nell’attività intensiva e il lavoro di équipe permettono di affrontare anche situazioni eccezionali con la tempestività e la sicurezza che questi piccoli pazienti richiedono”.

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