Autorità e tanti amici all’inaugurazione del Borgo don Ivo Silingardi

Presentando la struttura socioeducativa, composta dalla Casa delle Farfalle e da Casa Giovanni, dedicata alla memoria di Giovanni Zordan, Sergio Zini ha salutato i numerosi ospiti dicendo: “Ringrazio tutti voi che siete venuti, oggi, in questo luogo, ricordiamo don Ivo che ha sempre fatto famiglia dove non c’era, futuro dove non esisteva e che ci ha insegnato uno sguardo che va oltre ogni limite. Don Ivo è stato padre, maestro e compagno di cammino. Ci ha insegnato che ogni fragilità merita una casa”.

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La comunità carpigiana, nelle sue diverse espressioni, dal mondo delle istituzioni, delle Fondazioni bancarie alle parrocchie ai tanti impegnati nelle attività di solidarietà verso chi è in difficoltà, si è raccolta in occasione dell’inaugurazione del Borgo don Ivo Silingardi, a Budrione, per esprimere gratitudine e riconoscenza alla memoria del sacerdote carpigiano il cui spirito continua a vivere nelle iniziative della Cooperativa Sociale Nazareno.

Presentando la struttura socioeducativa, composta dalla Casa delle Farfalle e da Casa Giovanni, dedicata alla memoria di Giovanni Zordan, Sergio Zini ha salutato i numerosi ospiti dicendo: “Ringrazio tutti voi che siete venuti, oggi, in questo luogo, ricordiamo don Ivo che ha sempre fatto famiglia dove non c’era, futuro dove non esisteva e che ci ha insegnato uno sguardo che va oltre ogni limite. Don Ivo è stato padre, maestro e compagno di cammino. Ci ha insegnato che ogni fragilità merita una casa”. Dopo di lui è intervenuto Gian Carlo Muzzarelli, consigliere regionale, che con un discorso vissuto e sentito, ha delineato un ritratto vivido di don Ivo Silingardi. “Parlare di don Ivo – ha detto – è parlare di un uomo della nostra terra fatto prete. Nato nel ’20 aveva visto tante sofferenze e sentiva la necessità di creare servizi, di dare risposte alla povertà, così come di superare l’odio. Ho avuto con lui diversi confronti e le nostre riflessioni cadevano sul periodo storico post Liberazione quando erano maturate speranze. Era stato un nuovo inizio per tutti ma per lui non si trattò solo di ricostruire le case ma anche l’anima”. Poi Muzzarelli ha ricordato la tenacia di don Ivo nel perseguire l’opera di costruzione di nuove strutture e di come si adoperasse per realizzare i suoi progetti. “Don Ivo alzava lo sguardo al cielo, ma poi subito lo abbassava sulla terra per ottenere il sostegno necessario dai tanti benefattori. Era una “lima” molto potente, plasmava e insisteva per ottenere quanto era necessario. Molto intenso anche il suo impegno educativo verso i giovani. Ieri erano i più poveri del nostro Paese, oggi i ragazzi sfortunati che arrivano qua per gettare l’ancora della propria esistenza vulnerabile in un porto sicuro. Come ci ha insegnato don Ivo dobbiamo rimettere insieme una cultura dell’accoglienza. Grazie don Ivo”.

Anche l’assessora alle Politiche Sociali, Tamara Calzolari, portando il saluto del sindaco Righi e della giunta, ha detto: “Questa struttura per me è casa, è un luogo dove le soluzioni ai problemi si trovano. Non ho conosciuto direttamente don Ivo ma ho la fortuna di conoscere le persone che ne hanno raccolto l’eredità. Il Borgo porta il suo nome come segno importante per questa città perché l’obiettivo di don Ivo, accogliere i deboli, rende di valore la nostra intera comunità”.

Dopo i ringraziamenti della direttrice della struttura, Franca Miccoli, è intervenuto S. E. don Erio Castellucci, vescovo di Modena-Nonantola e Carpi, che prendendo spunto dal canto si è chiesto: “Chi è quell’uomo che vende una casa per acquistare un campo dove è nascosto un tesoro? Chi lascia il certo per l’incerto? Solo un pazzo o un uomo che ha gli occhi da bambino. Credo che don Ivo fosse un “matto di Dio”, un “matto-bambino” che ha speranza e sa rischiare e fa andare avanti la Storia. Don Ivo ci insegna che la Storia la porta avanti chi genera e voi siete il frutto di questo sguardo”.

La cerimonia si è conclusa con la benedizione del vescovo Castellucci, il taglio del nastro da parte di Lucia Zordan, mamma di Giovanni, seguito dal rinfresco sul prato che verrà adibito alle attività ricreative e che per oggi è stato lo scenario di un delizioso e apprezzato buffet realizzato in collaborazione con i ragazzi dell’istituto alberghiero Nazareno di Carpi.

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