Suicidio e giovani: “Chiamare può cambiare tutto”

Telefono Amico Modenese racconta il crescente disagio, soprattutto tra i giovani: il 53% di chi chiama con intenti suicidari ha meno di 35 anni.

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Di notte, quando il silenzio amplifica i pensieri e il dolore può diventare insopportabile, c’è chi prende in mano il telefono in cerca di una voce. Qualcuno con cui parlare. Qualcuno disposto ad ascoltare. E sono tanti, soprattutto giovani, a farlo. Nei primi mesi di sperimentazione del servizio notturno di Telefono Amico Italia le chiamate legate a intenzioni suicidarie sono state 343. Un numero che racconta una sofferenza spesso invisibile, fatta di solitudine, isolamento e difficoltà a trovare qualcuno con cui condividere il proprio malessere.

“Alzare il telefono e chiamare è già una richiesta di aiuto”, spiega Gaetano Infernusi, volontario e membro del Consiglio Direttivo di Telefono Amico Modenese. “Di notte i pensieri suicidari possono acquistare forza. Quel dolore che erode dentro sembra ingigantirsi, ma se una persona, anziché restare sola nel proprio dolore, chiama e riesce a parlare con qualcuno, a volte può cambiare idea”. Ed è proprio per garantire una presenza anche nelle ore più difficili che dal 1° settembre Telefono Amico ha esteso il proprio servizio alle 24 ore su 24. Una decisione preceduta da un periodo di sperimentazione notturna. “Abbiamo iniziato alcuni mesi prima per capire quante chiamate avremmo ricevuto durante la notte e ci siamo accorti che erano molte più di quanto immaginassimo. Le chiamate legate a intenzioni suicidarie sono state numerose e provengono quasi esclusivamente da giovani”.

Un disagio, quello giovanile, che emerge con forza anche dai dati complessivi raccolti dall’associazione. Nel 2024 i contatti erano stati 4.120, tra servizio telefonico (3.246), WhatsApp Amico (430) e Mail Amica (444). Nel 2025 sono saliti a 4.481: 3.874 telefonate, 343 contatti via WhatsApp e 264 via mail. Nei primi sei mesi del 2026 sono già 2.654 le richieste ricevute: 2.412 telefoniche, 96 via WhatsApp e 146 via mail. “Si tratta di un notevole aumento e la proiezione ci porta a pensare che entro la fine dell’anno potremmo superare i 5mila contatti”, sottolinea Infernusi. “Il calo nel numero di richieste di aiuto pervenute via WhatsApp e mail è solo apparente ed è legato al numero dei volontari disponibili: quando diminuiscono le persone che possono rispondere, inevitabilmente diminuiscono anche le possibilità di accogliere le chiamate”.

A chiamare sono soprattutto le donne, che nel 2025 hanno rappresentato il 60% degli utenti. La fascia d’età più numerosa è quella compresa tra i 36 e i 65 anni, ma il dato che fa maggiormente riflettere riguarda gli Under 35, che rappresentano oltre il 32% di chi si rivolge al servizio. “È un dato importante perché in passato i ragazzi chiamavano poco. Per un periodo hanno utilizzato maggiormente WhatsApp, mentre ultimamente stanno tornando a usare il telefono. Io svolgo anche il servizio notturno e posso dire che di notte chiamano tantissimi giovani”.

La solitudine resta il principale motivo per cui le persone decidono di contattare Telefono Amico. “Pensiamo soprattutto agli anziani e alle persone che vivono sole. Subito dopo c’è il malessere interiore, legato a malattie fisiche o psichiche, ma anche alla difficoltà di trovare il proprio posto nella società. Ci sono persone che si sentono isolate, emarginate e che hanno bisogno di conforto e confronto”.

Spesso, aggiunge Infernusi, quelle persone non hanno nessun altro con cui confidarsi. “Non hanno referenti con cui comunicare e gli unici con cui parlano sono i volontari di Telefono Amico. Ma tra i giovani il disagio sta aumentando in modo significativo. Ci sono ragazzi che manifestano diverse forme di sofferenza e che spesso non riescono nemmeno a comprenderne fino in fondo il motivo”. Un isolamento che può apparire ancora più difficile da comprendere pensando a ragazzi che frequentano la scuola o l’università e che, almeno apparentemente, sono immersi in una rete di relazioni. “Eppure molti ci dicono di essere completamente soli, di non avere persone con cui parlare, amici, punti di riferimento. Alcuni raccontano di non riuscire nemmeno a parlare con i propri genitori. Ed è questo l’aspetto più preoccupante”. Tra i giovani che contattano il servizio manifestando intenti suicidari, il 53% ha meno di 35 anni. Un dato che per Infernusi conferma quanto sia fondamentale investire sulla prevenzione e, prima ancora, sulla possibilità di parlare apertamente del problema.

Secondo i dati dell’Istat in Italia ogni anno si tolgono la vita circa 4mila persone. Un numero purtroppo sottostimato dal momento che è impossibile stabilire, ad esempio, quanti incidenti stradali mortali siano in realtà suicidi mascherati. Fare prevenzione e spezzare un tabù duro a morire è dunque fondamentale: “La migliore prevenzione – conclude Gaetano Infernusi – è parlare, non nascondere la testa sotto la sabbia. Questo problema esiste e riconoscerlo è il primo passo per affrontarlo. A volte basta trovare una voce dall’altra parte del telefono, qualcuno che ascolti senza giudicare. Per questo alzare il telefono e chiamare è così importante: significa che, in quel momento, una persona sta cercando qualcuno con cui condividere il proprio dolore. E questa è già una richiesta di aiuto”.

E proprio per accendere i riflettori sul tema e favorire un dialogo aperto con la comunità, in occasione della Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio, che ricorre il 10 settembre, domenica 13 Telefono Amico Modenese sarà presente in Piazza Mazzini a Modena, dalle 16 alle 20, con un gazebo e i suoi volontari.

Jessica Bianchi

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