C’era una volta la televisione a Carpi

Bramato oggetto del desiderio per anni, oggi il televisore non è che un “complemento d’arredo” delle nostre case ma le cose non sono sempre state così. A ripercorrere lo “sbarco” della Tv a Carpi è l’appassionato di storia locale Mauro D’Orazi.

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La gente andava a vedere la TV in massa e al cinema Corso, prima del film c’era un televisore collegato con Mike Bongiorno

“Ho visto un uomo in una scatola. E parlava, una cosa da non crederci”. Era il 3 gennaio 1954 quando, dagli studi Rai di Torino, cominciarono le prime trasmissioni televisive rigorosamente in bianco e nero. E l’incredulità di mio nonno nel commentare quel momento epocale imperava così come la curiosità nata intorno a quell’oggetto “magico” e misterioso.

Bramato oggetto del desiderio per anni, oggi il televisore non è che un “complemento d’arredo” delle nostre case ma le cose non sono sempre state così. A ripercorrere lo “sbarco” della Tv a Carpi è l’appassionato di storia locale Mauro D’Orazi: “mi è capitata tra le mani una bellissima immagine della nostra piazza da collocare nel tempo. Se si osservano i tetti è possibile notare soltanto cinque antenne TV, di cui tre in direzione dei tavolini di Bar Roma, Bar Dorando e Bar Milano. Dal momento che la televisione italiana nacque nel 1954, la foto molto probabilmente risale all’anno successivo. I locali pubblici si erano infatti immediatamente dotati di questo potente strumento per attirare la clientela”. Anche le famiglie più abbienti non resistettero alla tentazione di acquistare la nuova diavoleria tecnologia mettendola a disposizione, per una visione collettiva, di amici e vicini. 

1955 circa – La Piazza di Carpi con le prime antenne sui tetti

“Il mio primo ricordo di una vera Tv – prosegue D’Orazi – è legato ai funerali di Pio XII: a metà ottobre del 1958 andai con mio padre al Bar Corso, in corso Fanti, e lì su un alto baldacchino troneggiava in grosso televisore il bianco e nero dove scorrevano le immagini commemorative del papa. Successivamente nella nuova casa di via Galvani, la famiglia Ascari, RenSo e Afra, ne comprarono uno: allora era uso condividere questo lusso con chi non lo aveva, ospitando vicini e parenti in serate particolari. Andammo a vedere niente meno che il Festival di Sanremo del 1959; fra i tanti l’indimenticabile, quanto esaltato, Joe Sentieri che concludeva le sue esibizioni con uno stupido saltino. Nulla di che alla luce degli attuali costumi sociali, ma nel 1959 un simile audace gesto produceva molto scalpore nel pubblico. Sentieri cantava È mezzanotte, anzi lo era in coppia con Sergio Bruni, terzo classificato e Quando vien la sera con Wilma De Angelis”.

Poi, nel 1960, in occasione delle Olimpiadi di Roma, lo Stato offrì la possibilità di usufruire di  uno sconto di 15 mila lire per acquistare un televisore, con un buono allegato all’opuscolo Olimpiadi in casa. “Un bel pomeriggio – sorride D’Orazi – mio padre arrivò a casa con uno splendido televisore, un trespolo da appoggio e uno stabilizzatore per gli sbalzi di corrente. Costò 36 mila lire a rate, importo leggermente superiore a uno stipendio medio del tempo. E da quel giorno la vita sociale della nostra famiglia cambiò”. 

A fare capolino nelle vite di tutti gli italiani furono programmi che fecero poi la storia della Tv del nostro Paese, diventando dei veri e propri fenomeni di costume. Qualche esempio? Da Lascia e raddoppia quiz condotto Mike Bongiorno a Carosello il cui termine segnava il categorico momento di andare a nanna per i più piccini. 

Negli Anni Sessanta la Tv rappresentava un trofeo, uno status. “Simbolo di agiatezza e stabilità economica, divenne il dominatore della casa. Il voluminoso apparecchio troneggiava in soggiorno ed era collocato sopra a un mobiletto, generalmente in metallo e vetro, con le rotelle e a più ripiani. Non di rado poi qualche abile reṡdóora si affrettava a confezionare una bella protezione di tessuto a misura, così da tenere la TV affettuosamente coperta. Il secondo ripiano serviva invece per lo stabilizzatore, scatolotto dal contenuto misterioso e teoricamente adibito ad ammortizzare gli sbalzi di tensione della linea elettrica. A causa delle variazioni di tensione lo schermo si allargava o si rimpiccioliva: un classico non appena le mamme accendevano il ferro da stiro… Il televisore funzionava a valvole e impiegava un minuto abbondante per partire poi, periodicamente, le valvole si usuravano e si scaricavano e allora arrivava il tecnico per ricaricarle e compiva il miracolo”.

Da allora ne è passato di etere sotto i ponti ma la televisione non sembra assolutamente voler andare in pensione, come dimostrano anche i dati statistici. In Italia, ad esempio, secondo l’Istat il 91% della popolazione guarda la tv e l’80,5% lo fa ogni giorno.

A cura di Jessica Bianchi