Tamidi’s e il ritratto per Luisa Guidotti, un medico in Paradiso

Il pittore carpigiano Tamidi's ha realizzato un'opera dedicata a Luisa Guidotti Mistrali, la dottoressa missionaria cresciuta a Modena che ha pagato con la vita il suo impegno per i poveri dello Zimbawe, in vista della dichiarazione di venerabilità.

0
402

L’artista carpigiano Tamidi’s, all’anagrafe Oto Covotta, ha realizzato un’opera che rappresenta la vita e il sacrificio di Luisa Guidotti Mistrali, medico missionario le cui spoglie riposano nel Duomo di Modena, martire per amore per i poveri e gli abbandonati dello Zimbawe, in vista della dichiarazione di venerabilità.

Al centro della tavola di legno di 80 per 100 cm spicca la figura di Luisa Guidotti Mistrali, le cui mani sono rappresentate con lunghe dita per accogliere il dolore degli altri e allievarlo, e sulla cui testa c’è una fascia a rappresentare il suo costante prodigarsi per il prossimo.

Schiacciati e calpestati come lattine da una parte feroce dell’umanità, intorno a lei fluttuano tante creature in cerca di aiuto dipinte di viola, colore con cui Tamidi’s ha voluto simboleggiare la sofferenza. 

Lo stesso dolore che si coglie nel filo spinato sul lato sinistro della tavola tinta di rosso ad espressione del dolore che vuole invadere e ferire, ma la presenza di Dio, simboleggiata dal colore giallo, è più forte.

Un’opera che rappresenta appieno la vita di Luisa Guidotti Mistrali che, dopo la laurea in Medicina nel 1966, partì alla volta dello Zimbawe (ex Rhodesia) per curare i poveri come medico missionario nell’ospedale “All Souls” di Mutoko, recandosi periodicamente anche al lebbrosario di Mutema, arrivando ad ampliare l’ospedale e ad avviare una scuola per infermieri ed un orfanotrofio. 

La sua persecuzione iniziò nel 1976, quando venne arrestata dalla polizia rhodesiana per aver curato un presunto guerrigliero ferito, rischiando la condanna a morte per impiccagione, ma ricevendo infine l’assoluzione grazie all’intervento della Santa Sede e del governo italiano. 

La sua uccisione avvenne il 6 luglio del 1979 quando la guerra iniziò a inasprirsi sempre di più e Luisa Guidotti iniziò a subire sempre più minacce fino al culmine del 6 luglio 1979, in cui dovendo accompagnare con l’ambulanza una donna all’ospedale di Nyadiri per un parto difficile, fu fermata a un posto di blocco dell’esercito governativo e ferita a morte a causa di alcune raffiche di mitra fatte partire dai soldati. 

L’opera di Tamidi’s è stata presentata al Centro Alberione lo scorso 24 aprile da Giorgia Sereni, alla presenza di numerosi partecipanti, con l’intervento di Don Mimmo Aquino, rettore della Chiesa di San Domenico, e Stefano Golinelli, docente di Religione a Cavezzo.

“Ho sofferto tantissimo prima di cominciare il dipinto – ha raccontato Tamidi’s – dopo aver letto la biografia di Luisa Guidotti Mistrali sono rimasto affascinato e al tempo stesso intimidito dal suo enorme sacrificio. Per realizzare l’opera mi sono lasciato guidare come sempre dallo Spirito Santo. La “L” formata dai colori rosso e viola a sinistra e in fondo alla tavola sta per Libertà, un dono che solo Dio può farci vivere appieno”.

Chiara Sorrentino