Molte criticità del patrimonio arboreo sono riconducibili a errori passati

“Eccezion fatta per poche situazioni da semaforo rosso - spiega il sindaco di Novi di Modena Enrico Diacci - la condizione in cui versa il patrimonio arboreo del Comune di Novi non desta particolari preoccupazioni”. L’indagine visiva e strumentale - nata dopo lo schianto di un platano in via Di Vittorio che aveva fortemente allarmato la cittadinanza - ha riguardato 212 esemplari presenti nei parchi e nei viali di Novi, Rovereto e Sant’Antonio. Pochi gli esemplari per i quali si dovrà procedere con l’abbattimento ma in diverse piante sono state rilevate delle criticità, come la presenza di funghi e cavità. Situazioni che imporranno, nel corso degli anni, un costante monitoraggio e ulteriori esami di approfondimento.

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“Eccezion fatta per poche situazioni da semaforo rosso – spiega il sindaco di Novi di Modena Enrico Diacci – la condizione in cui versa il patrimonio arboreo del Comune di Novi di Modena non desta particolari preoccupazioni. Grazie all’analisi che abbiamo commissionato ad Agri2000Net sappiamo quali sono le azioni prioritarie da intraprendere per garantire la massima sicurezza ai nostri concittadini. Gli esiti della perizia arrivati il 26 febbraio ci tranquillizzano, oggi sappiamo di avere il tempo necessario per sederci attorno a un tavolo e iniziare a riflettere in modo complessivo, insieme a consiglieri e cittadini, per stilare una proposta definitiva sulla gestione delle alberature del nostro comune”. L’indagine visiva e strumentale – nata dopo lo schianto di un platano in via Di Vittorio che aveva fortemente allarmato la cittadinanza – ha riguardato  “212 esemplari presenti nei parchi e nei viali di Novi, Rovereto e Sant’Antonio”, prosegue Susanna Bacchelli, assessore all’Ambiente. “I risultati sono incoraggianti poiché non è emersa una fotografia di particolare gravità anche se, in diverse piante sono state rilevate delle criticità, come la presenza di funghi e cavità. Situazioni che imporranno, nel corso degli anni, un costante monitoraggio e ulteriori esami di approfondimento. Ora abbiamo un quadro reale e inopinabile – prosegue Bacchelli – e da lì partiremo per programmare gli interventi necessari”.

Un approfondimento particolare è stato condotto su 61 platani di viale XXII aprile, nel tratto compreso tra via A. Gramsci e Provinciale Mantova. Su questo tratto l’Amministrazione aveva ipotizzato un intervento che prevedesse anche il rifacimento del manto stradale, la realizzazione di marciapiedi e l’allestimento di nuovi corpi illuminanti, sostituendo le alberature presenti, le cui radici interferiscono col sistema fognario e dei sottoservizi. 

“Ciò che è balzato immediatamente ai nostri occhi – spiega il dottor Matteo Corradini di Agri2000Net – è stato l’inadeguato sesto d’impianto dei platani: hanno una distanza di 6 metri l’uno dall’altro, uno spazio esiguo per la loro specie. Gli alberi non hanno quindi potuto espandere lateralmente la chioma per la competizione esercitata dagli esemplari attigui e dunque i platani sono cresciuti verso l’alto per cercare la luce. A tale problema se ne aggiunge un altro, ovvero le capitozzature a cui sono stati sottoposti nel corso del tempo. Pratica, questa, che indebolisce le piante: eseguire grossi tagli espone i tessuti vivi ai patogeni che degradano il legno e questo perde la sua capacità meccanica di resistere alle sollecitazioni. Inoltre, quando a primavera l’albero si desta e non ha più una chioma, risveglia le gemme dormienti da cui si svilupperanno rami la cui funzione è quella di ricostituire la chioma nel più rapido tempo possibile ma questi rami sono deboli e possono facilmente spaccarsi. Mentre nella sua forma naturale l’albero ha la capacità di dissipare l’energia che gli arriva dal vento, tramite rami e foglie, nella forma capitozzata perde tale capacità, diventa più rigido e l’energia del vento viene trasferita all’apparato radicale.  Chioma e radici hanno un equilibrio: l’albero è più intelligente di noi e non consuma energia dove non serve, quando lo potiamo drasticamente lascia morire parte del suo apparato radicale quindi, quando l’albero ricostruisce la chioma, ha già una parte di radici morte e questo ne compromette la stabilità”.

Secondo le analisi eseguite da Agri2000Net, visive con cestello da terra e in quota e strumentali (mediante tomografo sonico e una sonda sottilissima che misura la resistenza del legno), gli alberi al momento sono salvi a parte uno per il quale è previsto l’immediato abbattimento poiché estremamente compromesso. Sono invece 21 gli esemplari osservati speciali che richiederanno un monitoraggio costante nei prossimi tre anni.

“Gli alberi di via XXII Aprile – aggiunge il dottor Daniele Lugaresi, agronomo della ditta Agri2000Net – hanno una vita utile di ancora circa 20 anni. Questo non significa che trascorso questo lasso di tempo saranno morti, bensì che probabilmente la maggior parte di loro presenterà delle condizioni fitosanitarie e statiche tali che non varrà più la pena mantenerli. Ogni tre anni occorrerà fare delle valutazioni visive e strumentali, verosimilmente si dovrà procedere con qualche progressivo abbattimento nel momento in cui le alterazioni si aggraveranno e si dovranno compiere delle potature poiché i platani sono troppo alti e troppo fitti: occorre quindi intervenire per abbassare la chioma senza fare capitozzature”. 

“Il monitoraggio e la manutenzione di quegli alberi – gli fa eco l’assessore Bacchelli – comporterà, per i prossimi vent’anni, una spesa di circa 210mila mila euro. Tale scelta non manterrà in vita la piantata ma ne prolungherà la durata per qualche anno. Inoltre si deve tenere conto che non saranno possibili interventi di taglio rilevante come viene richiesto da alcuni residenti poiché una forte risoluzione della chioma esporrebbe le piante all’azione di funghi e raggi solari che ne brucerebbero la corteccia. Andremmo quindi ad aggravare, come già fatto in passato, una situazione già compromessa, accelerando il deterioramento della piantata stessa. Sarà quindi importante mediare due necessità: preservare quanto che c’è di buono e guardare a scenari futuri applicando soluzioni innovative”. 

Anche i 56 platani di via Giuseppe di Vittorio presentano cavità, necrosi e carie, frutto di vecchie capitozzature al fusto. “Occorre monitorare la situazione nei prossimi tre anni – prosegue Matteo Corradini – per capire se tali problematicità si saranno o meno aggravate ma al momento una sola pianta dovrà essere abbattuta”.

Le costanti capitozzature a cui sono stati sottoposti gli 82 tigli di viale Vittorio Veneto non hanno fatto certo il loro bene e oggi, questi splendidi alberi si sono indeboliti, e per tre di loro si dovrà procedere in modo radicale: “tre tigli devono essere tagliati perché la situazione è troppo compromessa a causa di gravi alterazioni dei tessuti legnosi al fusto”, spiega il dottor Corradini.

Un’altra area che sarà interessata da abbattimenti è via IV Novembre a Rovereto sulla Secchia: prognosi infausta infatti per gli 11 ippocastani che insistono sulla strada. “Le carie viaggiano veloci e queste piante sono irrecuperabili pertanto a causa della gravità della situazione abbiamo proposto l’abbattimento di tutto il filare e il successivo rinnovo dell’alberata”, conclude Matteo Corradini.

Una cosa è certa: la maggior parte delle criticità del patrimonio arboreo novese – così come quello carpigiano – è riconducibile a una malagestione del verde. La pratica diffusa della capitozzature ha reso le alberate urbane più fragili e compromesse, “poiché – sottolinea il dottor Lugaresi – creano squilibrio tra chioma e apparato radicale e creano delle porte ingresso per i funghi cariogeni che entrano e degradano il legno, rendendo l’albero instabile e a rischio rottura”. E dunque come si deve potare per limitare il rischio schianto degli alberi, anche in considerazione dei violenti temporali che negli ultimi anni interessano il nostro territorio, nel rispetto della pianta? 

“Dare una corretta forma soprattuto alle alberature stradali è fondamentale: se si mantiene la freccia centrale del fusto – spiega il dottor Lugaresi – è più facile mantenere la forma nel corso degli anni. Le potature dovrebbero limitarsi a eliminare le parti secche e a correggere alcuni difetti di forma, eliminando i rami troppo fitti. Le capitozzature portano seri problemi di stabilità e pertanto non dovrebbero mai essere effettuate. Le alberate sono da gestire, in quanto composte da elementi vivi e, affinché non creino problemi, si deve procedere con un monitoraggio e con delle verifiche visive e strumentali costanti”. 

Quattro le azioni fondamentali individuate dall’agronomo per gestire correttamente il verde urbano: “il censimento, il monitoraggio, il rinnovo (nelle alberate stradali si deve valutare quando togliere le vecchie e piantumarne di nuove, correggendo gli errori fatti in passato, dalla scelta della specie ai sesti d’impianto giusti per dover intervenire meno e abbassare così i costi di gestione) e la comunicazione con la cittadinanza”. Abbiamo molto su cui lavorare…

Jessica Bianchi