La guerra dei numeri

Essere ‘gialli’ o ‘rossi’ significa tenere in vita o lasciar morire migliaia di attività commerciali. “Stiamo facendo di tutto per evitare il salto a una fascia di rischio più alta” ha detto Giuseppe Diegoli, del servizio prevenzione e sanità pubblica della Regione.

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Potrebbero cambiare le sorti della nostra Regione classificata tra quelle a rischio moderato in base ai ventuno parametri in base ai quali si decide il colore. E il faro si accende proprio sull’attendibilità dei dati forniti a partire già dallo scorso maggio dalle Regioni al Ministero della Salute: l’ennesima polemica tra esecutivo ed enti territoriali. Secondo un’inchiesta molto accurata pubblicata dalla Stampa ci sono cinque Regioni che inviano al Ministero dati incompleti. O lo fanno in ritardo. Questo black-out informativo finisce per ‘falsare’ i famosi ventuno parametri sui quali si decide il colore di un territorio e la gravità della situazione ospedaliera. Essere ‘gialli’ o ‘rossi’ significa tenere in vita o lasciar morire migliaia di attività commerciali. “Stiamo facendo di tutto per evitare il salto a una fascia di rischio più alta” ha detto Giuseppe Diegoli, del servizio prevenzione e sanità pubblica della Regione.
“Le Regioni – precisa Diegoli – in base al Decreto Ministeriale del 30 aprile, vengono catalogate in funzione di 21 parametri raggruppati in 3 categorie di criteri: gli indicatori di processo sulla capacità di monitoraggio, gli indicatori si processo sulla capacità di accertamento diagnostico e gestione dei contatti e gli indicatori di risultato relativi a stabilità di trasmissione e tenuta dei servizi sanitari. In base a questi parametri noi, da maggio, settimanalmente, riceviamo un monitoraggio della fase in cui la singola Regione si trova. Abbiamo due report settimanali: uno più breve e uno più dettagliato, che prende in considerazione tutti i 21 parametri per la singola Regione. Si tratta quindi di una visione complessiva relativa alle attività di controllo della pandemia”.
In provincia di Modena sembra che il tracciamento dei casi sia saltato. Si tratta di una situazione di disagio rilevata anche dai numeri?
“I numeri leggono quanti tracciamenti vengono fatti e in che i tempi. Al di là dell’impressione soggettiva, i vari territori hanno avuto tutti momenti di difficoltà e si sono alternati in questo, per cui credo che Modena stia passando ora questa fase. Ciò non toglie che Modena ha sempre avuto un eccellente controllo del territorio e della situazione. In questo momento, e soprattutto nell’ultima settimana, probabilmente le cose sono andate un po’ in tilt”.
La nostra Regione pare essere in bilico tra zona gialla e arancione. Che cosa farà sì che si eviti il salto a una fascia più a rischio?
“Sono stati potenziati, con la collaborazione con la Protezione Civile, le persone dedicate al contact tracing. Sono arrivati i tamponi rapidi che consentono di fare screening in maniera più veloce e si sommeranno ai test molecolari che già stiamo implementando. Abbiamo superato i 15mila tamponi molecolari giornalieri previsti per ottobre e anzi a siamo arrivati a punte di 20mila. In più l’uso della mascherina e le limitazioni contenute negli ultimi Dpcm dovrebbero consentire un contenimento della pandemia oltre che un miglior tracciamento”.
Quindi la sua previsione è che rimarremo in zona gialla?
“Il mio auspicio è che rimarremo in zona gialla e che stiamo facendo di tutto per rimanerci”.
Ci sono Regioni in zona rossa che si lamentano di esservi entrate, altre che vorrebbero entrarvi ma non lo sono. Secondo lei, da tecnico, l’algoritmo utilizzato è efficace in questo momento della pandemia?
“Si tratta di un sistema che sinora ha rispecchiato la realtà dell’epidemia e che esprime in maniera oggettiva quella che è l’espansione del virus. I dati vengono forniti puntualmente e ad oggi nessuna Regione ha protestato su questa classificazione. Non abbiamo mai chiesto di modificare questo sistema su cui tutti siamo settimanalmente giudicati e aggiornati. Il nostro ultimo report definiva la classificazione dell’Emilia Romagna “moderata” con probabilità di progressione. Si tratta comunque di un sistema che consente alle regioni di monitorare la situazione con oggettività”.
I dati inviati dalle singole Regioni potrebbero in un qualche modo essere alterati?
“No, non lo ritengo possibile. Noi, come Emilia Romagna, abbiamo automatizzato tutti i dati che ogni giorno vengono raccolti e inviati al Ministero attraverso un sistema di segnalazioni SMI – segnalazione malattie infettive”.
In conclusione, è dal 30 aprile che le Regioni conoscono e inviano i dati secondo questi 21 parametri ricevendo un report dal Governo. Semplicemente ora quanto emerge è vincolante…
“Sì, i criteri sono quelli previsti dal Dpcm del 30 aprile”.
Chiara Tassi