Goldoni: serve un compratore!

La complessa e spinosa vertenza, che da oltre un mese vede i lavoratori in presidio giorno e notte davanti ai cancelli dell’azienda di Migliarina, è lungi dall’essere vicina a una soluzione: “ora però - spiega la sindacalista Stefania Ferrari - si apre una finestra di tempo importante per capire se vi siano dei potenziali imprenditori disposti ad acquisire l’azienda e far così proseguire l’attività produttiva della Goldoni.

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Un lumicino di speranza si è riacceso per gli oltre 200 lavoratori della Goldoni, marchio storico della meccanica agricola del nostro territorio. Il Tribunale di Modena ha infatti ammesso l’azienda, parte del Gruppo Arbos controllato dalla multinazionale cinese Lovol Group, alla procedura di Concordato Preventivo e dunque alla continuità operativa. “Il Tribunale – hanno spiegato dalla Goldoni attraverso una nota – si è pronunciato in modo favorevole, ritenendo la proposta concordataria idonea a garantire la ristrutturazione e la soddisfazione dei crediti”. Una buona notizia che però non basta certo a rassicurare gli animi: “per il 21 gennaio sono stati convocati i creditori, ma nel frattempo il Tribunale si aspetta la consegna del marchio e la liberatoria dei 50 milioni di euro di crediti all’interno del gruppo. Due aspetti fondamentali per garantire la continuità dell’azienda”, ha spiegato l’assessore regionale alle Attività produttive, Vincenzo Colla.
Parole riprese con forza anche da Stefania Ferrari, segretaria Fiom Cgil Modena: “la tenuta del concordato è legata alla disponibilità di mettere all’interno del concordato anche lo storico marchio. Un passaggio sostanziale in vista di un eventuale acquirente”.
La complessa e spinosa vertenza, che da oltre un mese vede i lavoratori in presidio giorno e notte davanti ai cancelli dell’azienda di Migliarina, è lungi dall’essere vicina a una soluzione: “ora però – prosegue Ferrari – si apre una finestra di tempo importante per capire se vi siano dei potenziali imprenditori disposti a verificare se ci sono le condizioni per investire, acquisire l’azienda e far così proseguire l’attività produttiva della Goldoni. Il nostro auspicio, ovviamente, è che tutto ciò avvenga nel più breve tempo possibile. Vogliamo che i lavoratori, in presidio permanente dallo scorso 4 settembre possano tornare alle loro case, delle loro famiglie, e tirare finalmente un sospiro di sollievo, certi di avere ancora un posto di lavoro su cui fare affidamento. Al contempo è quantomai necessario che l’azienda riprenda quanto prima a produrre, per mantenere inalterato il suo nome e i propri standard qualitativi e per tenersi stretti i propri clienti e tutti coloro che in questo storico marchio credono da anni”.
Sulla possibilità di vendere, la sindacalista è cauta: “facciamo fatica a essere positivi ma siamo certamente speranzosi che vi sia un imprenditore che abbia voglia di farla ripartire. Un acquirente che, a differenza del gruppo cinese, il cui chiaro intento è stato quello di mettere in campo una vera e propria azione di furto di conoscenza (ndr – ricordiamo che la Lovol ha formalizzato improvvisamente un’istanza per la liquidazione nel bel mezzo delle trattative con le istituzioni e i sindacati per il concordato in continuità), creda nella Goldoni e nelle sue capacità e la faccia continuare a lavorare”.
Jessica Bianchi