“La fine del SARS-CoV-2 avverrà solamente con il vaccino”

Nuove indicazioni per la terapia contro Covid-19. Uno studio tutto modenese nei pazienti con polmonite causata dal SARS-CoV-2 è stato pubblicato dalla prestigiosa rivista Nature Communications. Lo studio ha gettato le basi scientifiche per l’utilizzo di nuovi farmaci biologici e aperto la strada a ulteriori soluzioni terapeutiche ma, avverte il professor Andrea Cossarizza, “la battaglia è appena iniziata”.

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Il professor Andrea Cossarizza

Un lavoro, condotto da un team tutto modenese, coordinato dal professor Andrea Cossarizza coadiuvato dalle ricercatrici Sara De Biasi e Lara Gibellini dell’Università di Modena e Reggio Emilia, spiega – per la prima volta – i dettagli dell’esaurimento funzionale dei linfociti presenti nel sangue periferico e descrive in modo esaustivo il comportamento delle molecole e cellule responsabili della tempesta citochinica presente nei pazienti Covid-19 con polmonite.
Lo studio, che segna una svolta importante nella lotta contro SARS-CoV-2, ha suscitato l’interesse della comunità scientifica, che lunedì 6 luglio ha ripreso i risultati sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale Nature Communications.
“Nelle fasi della malattia in cui predomina una iper-attivazione – spiega il professor Cossarizza – le cellule del sistema immunitario si fanno la guerra tra loro, azionano altre cellule, i monociti e i granulociti neutrofili, e coinvolgono strutture come gli endoteli vascolari e gli epiteli polmonari. Nel paziente vengono a coesistere linfociti attivati oppure esauriti, appena prodotti dagli organi linfoidi oppure senescenti, e linfociti che producono molecole con effetti biologici opposti. È quindi una risposta caotica senza alcuna logica che esaurisce la risposta immunitaria. Un po’ come correre la finale olimpica dei 400 metri ostacoli, arrivare alla fine completamente stremati e sentirsi dire che si è sbagliato gara e bisogna iniziare subito la maratona. Inoltre, molti aspetti della risposta cellulare, come la capacità proliferativa e la funzionalità mitocondriale, mimano quanto accade nel processo di invecchiamento del sistema immunitario, definito inflammaging, che a Modena viene studiato da oltre 30 anni, nel quale una eccessiva infiammazione cronica sta alla base del malfunzionamento immunitario tipico delle persone molto anziane”.
I dati dei ricercatori modenesi mostrano che tra le molecole importanti nell’attivare e mantenere la deleteria iper-infiammazione immunitaria non c’è soltanto l’interleuchina-6 (IL-6), contro la quale viene impiegato con successo l’ormai noto farmaco biologico Tocilizumab o le ben note molecole infiammatorie IL-1 e il fattore di necrosi tumorale (TNF) contro cui sono da anni disponibili diversi farmaci, ma molte altre molecole, la cui presenza nei pazienti Covid non era mai stata osservata prima. Alcune tra queste potrebbero costituire nuovi bersagli terapeutici, ad esempio le citochine proinfiammatorie IL-17, IL-8, le galettine e il GITR (proteina indotta dai glucocorticoidi e correlata alla famiglia del recettore del TNF).
Grazie al fatto che alcuni di questi dati sono stati resi pubblici prima della pubblicazione su Nature Communications, in diversi Paesi sono già in corso trials clinici con farmaci capaci di bloccare l’azione della IL-17, quali secukimumab e brodalumab, già clinicamente utilizzati per altre patologie. Questi farmaci potrebbero avere una grande importanza perché la IL-17 è una molecola fondamentale per attivare i granulociti neutrofili e indirizzarli ai polmoni, dove causano gravi danni. Farmaci contro la IL-8, come Hu-Max-IL8, sono già in fase di sperimentazione per bloccare le capacità di questa molecola di attivare i processi infiammatori (localizzati anch’essi nei polmoni) che richiamano le cellule attivate dalla IL-17.
Lo studio modenese ha gettato le basi scientifiche per l’utilizzo di nuovi farmaci biologici, e aperto la strada a ulteriori soluzioni terapeutiche. I ricercatori avanzano pertanto l’ipotesi che, come accade in altre malattie infettive o in molti tumori, si possa usare contro il SARS-CoV-2 un potente cocktail di molecole (ognuna utilizzata a basse dosi per evitare possibili effetti collaterali), capace di bloccare nello stesso momento la dannosa azione della consistente pletora di citochine.
“La battaglia è appena iniziata. Noi abbiamo soltanto identificato dei nuovi possibili bersagli per frenare la malattia. La fine del SARS-CoV-2 avverrà solamente con il vaccino”, conclude Cossarizza.