La Carpi delle donne

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Sono nata tra i prati di Novi”. Il mondo di Sara è piccolo, fatto di immagini, profumi. E sogni. Uno spaccato di provincia, la nostra, descritto con grazia e leggerezza dalla scrittrice carpigiana Ivana Sica, nel suo ultimo romanzo Alla fine di questa giornata (edizioni Il Rio). Un libro che conquista e incanta grazie a una protagonista femminile straordinaria: una donna vera. Fragile e bellissima. Conosciamo Sara in un letto di ospedale dopo un incidente stradale: immersa in un lungo torpore, i ricordi riaffiorano. Passato e presente si fondono. Si compenetrano, regalando al lettore flashback di un tempo ormai perduto. Ivana Sica compone il racconto con lentezza, scegliendo le parole con cura. Perché la storia di Sara è la stessa di tante altre donne che, come lei, negli Anni Sessanta, hanno trasformato Carpi nella culla della moda. Donne coraggiose. Intraprendenti. Capaci di reinventarsi, sfidando un mondo sino a quel momento in mano agli uomini. Dell’infanzia di Sara abbiamo solo alcuni frammenti. Piccole istantanee. Dopo l’alluvione del Secchia,  “ricordo mia madre al sesto mese di gravidanza aggirarsi disperata intorno alla sua macchina da maglieria Coppo, appena consegnata e depositata al pian terreno. Lei e il nonno Archimede la trascinarono su per le scale con tutte le loro forze finché non fu salva. Uno sforzo che costò la vita al bambino in grembo a mia madre che, dopo quell’aborto, non poté averne altri. E in quanto a mio nonno, gli uscì un’ernia dolorosissima nella colonna vertebrale che lo fece imprecare fino alla fine dei suoi giorni”. Un evento drammatico che spinse il padre di Sara, Gino, un ex partigiano dal cuore grande, a comprare un appartamento a Carpi: “meglio i debiti che le disgrazie”. Un pragmatismo che scorre anche nelle vene della figlia: a soli 21 anni decide di cavalcare il suo sogno, chiedendo un piccolo prestito per mettersi in proprio. “Sorrido, la vita è solo mia. La domo, la cavalco”. Pagina dopo pagina, Ivana ci racconta di giorni e notte trascorsi a lavorare, duramente. Dei sacrifici, delle lacrime, delle paure ma anche dei successi. Delle grida per le strade delle gruppiste, dapprima in bicicletta e poi motorizzate, che sfrecciavano per le strade per ritirare il lavoro fatto dalle magliaie. Un universo femminile. Laborioso e creativo. “Carpi è femmina, vive di slanci, idee emozioni e le regole le stanno strette”. Una Carpi vivace, frizzante. Quella dei garage trasformati in laboratori. Una Carpi che non esiste più. E mentre la carriera imprenditoriale di Sara decolla, a intrufolarsi, inatteso, arriva l’amore. “Seduto su un alto sgabello del bar, c’è il destino che mi attende”. Sergio rappresenta il punto di rottura. L’amore assoluto, il primo. Quello totalizzante. Un uomo più maturo, separato, che la madre di Sara, Lina, rifiuta. Troppo grandi da sopportare il “dolore e la vergogna”. Il desiderio di maternità si abbatte con violenza nella vita di Sara: si misurerà sempre più con la dolorosa consapevolezza insita nel diventare adulti, con l’inconsistenza dei rapporti umani, con il tradimento, la vanità, la delusione. La perdita. E poi, a sbucare, tra le pagine c’è lei, Lucrezia. Un’anima fragile, “tutt’ossa”. Una creatura sofferente, misteriosa, incapace di colmare il vuoto che la rosicchia da dentro. Di tollerare il peso dell’abbandono. “Ci sono persone che hanno il buio dentro”. Due personaggi, quelli di Sara e Lucrezia, che si incroceranno, sfiorandosi appena. Per pochi e drammatici istanti. Unite da un filo sottile, da un “urlo che squarcia la notte”, da un “terremoto che scuote la pianura con violenza”. E tutto sovverte. “E’ incredibile come in una sola vita ci possano stare tante storie”. Il sapiente intreccio narrativo del romanzo rende la lettura scorrevole e avvincente sino all’ultima riga. Le emozioni descritte da Ivana Sica sono palpabili. Pulsanti e rendono Alla fine di questa giornata un libro da leggere tutto d’un fiato. 

L’autrice presenterà il romanzo sabato 24 novembre, alle 18, all’Auditorium Loria, insieme a Silvia Nieddu.

Jessica Bianchi

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