Dopo il successo della mostra Giorgio de Chirico. L’ultima Metafisica, visitata in poco più di quattro mesi da oltre 33mila persone, prosegue nella stagione espositiva 2026-2027 la collaborazione tra l’Amministrazione comunale di Modena e Silvana Editoriale con due esposizioni di forte richiamo internazionale che rafforzano una visione della cultura come esperienza condivisa, viva e accessibile. Sarà ancora l’ala nuova del Palazzo dei Musei di Modena — con ingresso da viale Vittorio Veneto 9 – a ospitare due importanti appuntamenti espositivi, capaci di attraversare epoche e geografie diverse, mantenendo al centro uno sguardo intenso e universale sull’esperienza umana. Dal 24 settembre al 24 gennaio 2027 arriva la mostra dedicata a Robert Doisneau, a cura di Gabriel Bauret. Considerato uno dei padri della fotografia umanista francese, Doisneau ha saputo raccontare con straordinaria sensibilità la poesia della vita quotidiana, consegnando immagini divenute iconiche della Parigi del Novecento. La mostra è realizzata in collaborazione con l’Atelier Doisneau di Parigi, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. A seguire, da febbraio a giugno 2027, sarà la volta di Hokusai e il suo tempo, a cura di Francesco Paolo Campione, Marco Fagioli e Moira Luraschi, realizzata in collaborazione con il MUSEC – Museo delle Culture di Lugano.

La mostra Robert Doisneau riunisce circa 150 fotografie in bianco e nero provenienti dalla collezione dell’Atelier Robert Doisneau a Montrouge. È in questo atelier che il fotografo ha stampato e archiviato le sue immagini per oltre cinquant’anni, ed è lì che si è spento nel 1994, lasciando un’eredità di quasi 450.000 negativi.
Le fotografie, selezionate dal curatore in stretto rapporto con l’Atelier, sono state scattate tra gli anni Trenta e gli anni Sessanta, prevalentemente a Parigi e nella sua banlieue, territori privilegiati dal fotografo. Scatti imprescindibili e rappresentativi della sua opera, come Le Baiser de l’Hôtel de Ville – scatto celebre, ritenuto tra i più riprodotti al mondo, nel quale una giovane coppia si bacia davanti al municipio di Parigi – si mescolano a immagini meno note; ma in tutte le fotografie, indipendentemente dalla forma e dal soggetto, sono sempre la visione del fotografo e il suo personalissimo spirito ad attirare l’attenzione e a suscitare emozioni. Gran parte delle fotografie di Robert Doisneau sono riconoscibili a colpo d’occhio dal soggetto: un territorio privilegiato, nella fattispecie i quartieri popolari di Parigi e la sua periferia. Un paesaggio urbano e una società che il fotografo ha esplorato fin dal suo debutto, e che negli anni non ha mai perso di vista: anche il suo appartamento-atelier di Montrouge, al sud della capitale, in qualche modo trova posto all’interno dello scenario delle sue immagini. Al contrario di molti fotografi della sua generazione, Doisneau ha viaggiato poco, preferendo perdersi nella sua amata Parigi. Ha persino confessato di essersi sentito a disagio quando, per soddisfare qualche richiesta, ha dovuto allontanarsi dal suo universo.

Protagonista della mostra nei mesi invernali e primaverili del 2027 sarà Katsushika Hokusai (1760–1849), genio assoluto del periodo Edo, la cui opera ha ridefinito l’estetica dell’arte orientale, traghettandola dalla tradizione classica verso una dimensione moderna e globale, capace di influenzare profondamente anche l’arte occidentale. Il periodo che va dalla nascita di Hokusai, nel 1760, all’anno della sua morte, il 1849, corrisponde al secolo d’oro della xilografia policroma, la tecnica che caratterizzò per eccellenza l’arte giapponese del Periodo Edo (1603-1868) ed espresse al più alto livello i valori del movimento dell’ukiyo-e. Durante questo periodo il Giappone, finalmente pacificato all’interno dei propri confini dopo più di due secoli di guerre, e stretto in una politica di isolamento dal resto del mondo (sakoku), divenne un immenso laboratorio, in cui migliaia di artisti elaborarono un linguaggio figurativo originale.
























