Il desiderio di diventare genitori, dentro il percorso della Procreazione Medicalmente Assistita

L’aumento dei casi di infertilità è il risultato di una combinazione di fattori: da un lato una maggiore capacità diagnostica e una più diffusa attenzione medica, dall’altro un concreto incremento del fenomeno. Ciò comporta un aumento costante del numero di coppie che si rivolgono ai centri di procreazione medicalmente assistita, compreso quello dell’Ospedale Ramazzini di Carpi che segue mediamente circa 120-130 nuove coppie ogni anno. Una parte significativa dell’utenza è rappresentata da coppie straniere, in linea con la composizione demografica del territorio.

0
2130
L'equipe del Centro di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) dell’Ospedale Ramazzini di Carpi

Sempre più coppie si trovano a fare i conti con difficoltà nel concepimento, un fenomeno che negli ultimi anni è diventato sempre più visibile anche grazie a una maggiore informazione e a strumenti diagnostici più avanzati. Dietro il tema dell’infertilità, però, non ci sono solo numeri e statistiche, ma storie personali fatte di attese, paure, speranze e percorsi spesso complessi. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Marta Berra, ginecologa e responsabile del Centro di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) dell’Ospedale Ramazzini di Carpi, e con la dottoressa Rita Bianchi, biologa e responsabile del laboratorio PMA, per capire quali siano oggi le principali cause dell’infertilità, come funziona il percorso di assistenza alle coppie e quali prospettive offre la medicina riproduttiva.

Negli ultimi anni si parla sempre più di infertilità: è davvero in aumento o è cambiata soprattutto la capacità di diagnosticarla?

“L’aumento dei casi di infertilità è il risultato di una combinazione di fattori: da un lato una maggiore capacità diagnostica e una più diffusa attenzione medica, dall’altro un concreto incremento del fenomeno. Tra le cause principali spicca soprattutto l’età in cui si cerca il primo figlio. Oggi molte coppie rimandano la gravidanza rispetto al passato e, poiché la fertilità – in particolare quella femminile – diminuisce fisiologicamente con l’età, aumentano le difficoltà nel concepimento. La probabilità di ottenere una gravidanza per ciclo passa infatti da circa il 26% a 23 anni al 20% a 30 anni, fino a ridursi drasticamente al 5-10% intorno ai 40 anni e a meno del 5% dopo i 43 anni. Il calo è progressivo: inizia intorno ai 32 anni, diventa più evidente dopo i 35 e si accentua ulteriormente oltre i 37. Inoltre, con l’aumentare dell’età crescono anche i rischi genetici, con una maggiore probabilità di anomalie cromosomiche e di aborto spontaneo. Un ruolo importante è svolto anche dai fattori ambientali e dallo stile di vita. L’esposizione a inquinanti, interferenti endocrini, fumo, obesità e stress ha peggiorato la qualità dei gameti, in particolare degli spermatozoi. Negli ultimi quarant’anni si è osservato un calo significativo della concentrazione spermatica, superiore al 50%, accompagnato da una riduzione della motilità e da un peggioramento dell’integrità del DNA. Infine, i progressi diagnostici hanno permesso di individuare con maggiore precisione patologie come endometriosi e varicocele, che in passato rimanevano spesso non riconosciute”.

Quali sono oggi le principali cause di infertilità maschile e femminile? Quanto incidono fattori come età, stile di vita e ambiente?

Le cause di infertilità possono riguardare entrambi i partner e spesso sono multifattoriali. Nell’infertilità femminile, il fattore più rilevante è oggi l’età, seguita da patologie come l’endometriosi, frequentemente sottodiagnosticata, e dai disturbi ovulatori, tra cui la sindrome dell’ovaio policistico e l’amenorrea. Anche i problemi alle tube di Falloppio, spesso legati a infezioni non trattate, possono impedire l’incontro tra ovocita e spermatozoo. Per quanto riguarda l’uomo, le cause principali includono le alterazioni del liquido seminale, come la riduzione del numero, della motilità o della forma degli spermatozoi, il varicocele, alcune anomalie genetiche e i disturbi della funzione sessuale. Esistono inoltre situazioni di infertilità di coppia legate alla difficoltà o all’impossibilità di avere rapporti completi. Lo stile di vita incide in modo significativo: il fumo e l’abuso di alcol compromettono la fertilità, mentre obesità, sedentarietà e alimentazione scorretta alterano l’equilibrio ormonale e la qualità dei gameti. Anche l’ambiente gioca un ruolo sempre più rilevante: sostanze chimiche come gli interferenti endocrini e la presenza di microplastiche possono interferire con il sistema ormonale e danneggiare la maturazione delle cellule riproduttive”.

Quali segnali dovrebbero spingere una coppia a rivolgersi a uno specialista?

“Il primo criterio è il tempo: in assenza di sintomi evidenti, una coppia dovrebbe rivolgersi a uno specialista dopo 12 mesi di rapporti regolari e non protetti se la donna ha meno di 35 anni, oppure già dopo 6 mesi se ha più di 35 anni, per evitare di perdere tempo prezioso. Esistono però anche segnali clinici che richiedono una valutazione più precoce. Nella donna, cicli mestruali irregolari, troppo brevi o troppo lunghi, così come una storia di infezioni pelviche, interventi chirurgici o aborti spontanei, possono indicare possibili difficoltà. Nell’uomo, sebbene l’infertilità sia spesso asintomatica, la presenza di dolore o gonfiore ai testicoli, noduli, disfunzioni sessuali o cambiamenti legati a squilibri ormonali rappresentano segnali da non sottovalutare”.

Come funziona il Centro di Procreazione Medicalmente Assistita di Carpi e quali servizi offre?

“Il Centro di Procreazione Medicalmente Assistita di Carpi è una struttura di primo livello che si occupa principalmente di tecniche in vivo, in cui la fecondazione avviene all’interno dell’apparato genitale femminile. Il percorso inizia con un inquadramento diagnostico completo per individuare le cause dell’infertilità in entrambi i partner, attraverso visite specialistiche ed esami strumentali. Una volta stabilita l’idoneità al trattamento, la coppia viene seguita in tutte le fasi del percorso. Tra le principali attività vi sono il monitoraggio dell’ovulazione, mediante induzione farmacologica e controlli ecografici, e l’inseminazione intrauterina (IUI), che consiste nell’introdurre nell’utero il liquido seminale trattato nel momento più favorevole al concepimento. Nei casi in cui siano necessarie tecniche più complesse, il centro orienta le coppie verso strutture specializzate di secondo e terzo livello”.

Quante coppie seguite mediamente ogni anno? Il trend è in crescita? Ci sono anche coppie straniere? Se sì, originarie di dove?

Negli ultimi anni si è registrato un aumento costante del numero di coppie che si rivolgono ai centri di procreazione medicalmente assistita. In Italia, i trattamenti sono quasi raddoppiati negli ultimi vent’anni, passando da circa 63.000 nel 2005 a oltre 112.000 nel 2023. Anche il Centro di Carpi riflette questo andamento, seguendo mediamente circa 120-130 nuove coppie ogni anno. Una parte significativa dell’utenza è rappresentata da coppie straniere, in linea con la composizione demografica del territorio. Le provenienze principali includono Paesi dell’Asia meridionale come Pakistan e India, il Nord Africa (in particolare Marocco e Tunisia), l’Africa subsahariana, come la Nigeria, e diversi Paesi dell’Europa dell’Est. L’accesso ai servizi è garantito alle stesse condizioni dei cittadini italiani, con il supporto, quando necessario, di servizi di mediazione culturale”.

Qual è il percorso tipico per una coppia che si rivolge al centro, dal primo colloquio ai trattamenti?

“Il percorso presso il Centro di PMA di Carpi è organizzato in fasi progressive, con l’obiettivo di arrivare rapidamente a una diagnosi e a un trattamento appropriato. Si inizia con il primo accesso, che prevede la prenotazione e un colloquio iniziale durante il quale vengono raccolte tutte le informazioni sulla storia clinica e personale della coppia.
Segue una fase diagnostica, in cui vengono eseguiti esami specifici per entrambi i partner: per la donna esami ormonali, ecografia e valutazione delle tube; per l’uomo lo spermiogramma e, se necessario, una consulenza andrologica; per entrambi, esami infettivologici obbligatori. Una volta ottenuti i risultati, viene formulata la diagnosi e definito il piano terapeutico. Se il problema è trattabile con tecniche di primo livello, si procede con l’inseminazione intrauterina, accompagnata da una leggera stimolazione ormonale e da monitoraggi ecografici. Dopo circa due settimane si effettua il test di gravidanza. In caso di esito negativo, il percorso viene rivalutato. Durante tutte le fasi è previsto anche un supporto psicologico, se necessario”.

Quali sono i tassi di successo dei trattamenti e da cosa dipendono maggiormente?

“Il tasso di successo di un singolo ciclo di inseminazione intrauterina si colloca mediamente tra il 10% e il 20%, ma può variare in base a diversi fattori individuali. Generalmente si consiglia di effettuare 3-4 tentativi prima di valutare tecniche di livello superiore. Le probabilità di successo dipendono soprattutto dall’età della donna, dalla qualità del liquido seminale, dalla pervietà delle tube di Falloppio e dalla risposta alla stimolazione ormonale. Anche il corretto timing dell’inseminazione e le condizioni dell’utero, in particolare lo spessore e la recettività dell’endometrio, sono elementi determinanti per favorire l’impianto dell’embrione”.

Quali sono le paure più comuni delle coppie che iniziano un percorso di PMA?

“Le coppie che intraprendono un percorso di procreazione medicalmente assistita affrontano spesso diverse preoccupazioni. La più diffusa è la paura del fallimento, ovvero il timore che, nonostante gli sforzi fisici, emotivi ed economici, il risultato sia negativo. Questo può rendere ogni tentativo fallito un’esperienza emotivamente molto intensa. Un’altra paura riguarda la salute del futuro bambino, con il timore che i trattamenti possano comportare rischi, anche se le evidenze scientifiche sono rassicuranti. Vi sono poi le preoccupazioni legate all’impatto fisico dei trattamenti sulla donna, tra farmaci, effetti collaterali e possibili complicanze. Non meno importante è lo stress relazionale: il percorso può influire sull’equilibrio della coppia, rendendo meno spontanea l’intimità. Infine, molte coppie vivono un senso di colpa o temono il giudizio sociale, arrivando talvolta a mantenere il percorso nella massima riservatezza”.

Esistono ancora stigma o tabù legati alla Procreazione Medicalmente Assistita?

“Esiste a volte ancora un pregiudizio di matrice culturale o religiosa che vede la PMA come una forzatura della natura. Alcuni temono che un bambino nato con le tecniche di fecondazione assistita sia “diverso” o possa avere dei problemi rispetto a un bambino avuto con un concepimento naturale”.

C’è una storia o un momento del vostro lavoro che vi è rimasto particolarmente impresso?

“Ogni coppia ha la sua storia, e ognuna di loro muove qualche corda in noi operatori che le accompagnano in questo percorso. L’infertilità è una condizione che si associa a un carico emotivo spesso estremamente importante. Quando, con il nostro aiuto, la coppia riesce a ottenere la gravidanza, partecipiamo anche alla loro felicità”.

Quale messaggio vi sentite di dare alle coppie che stanno affrontando questo percorso?

“Il messaggio più importante per una coppia che intraprende questo percorso è: Non siete soli e non siete diversi.   La difficoltà a concepire non è una colpa, né il risultato di scelte sbagliate o di una mancanza di volontà. È una condizione medica e biologica che oggi la scienza può spesso aiutare a superare, esattamente come accade per qualsiasi altra sfida riguardante la salute. È molto importante l’attività di informazione che sta a monte: il centro PMA è l’ultimo tassello, prima dev’esserci un percorso di educazione della coppia rispetto a tempi e prospettive, fornendo in maniera chiara messaggi realistici, capaci di illustrare la situazione correttamente, evitando di alimentare aspettative troppo alte.

Infine, non paragonatevi agli altri: ogni storia clinica della coppia è unica e solo un’équipe competente nel settore può individuare il problema e spesso risolverlo oppure indirizzare verso il percorso più idoneo”.

Tra progressi scientifici, sostegno medico e attenzione psicologica, il percorso della Procreazione Medicalmente Assistita rappresenta oggi per molte coppie una possibilità concreta di realizzare il desiderio di diventare genitori. Un cammino che richiede tempo, consapevolezza e fiducia, ma che — come sottolineano la dottoressa Berra e la dottoressa Bianchi — non deve mai essere affrontato in solitudine. Informazione corretta, diagnosi precoce e supporto specialistico restano strumenti fondamentali per aiutare le coppie a orientarsi in una sfida tanto delicata quanto profondamente umana.

Jessica Bianchi

clicca e unisciti al nostro canale whatsapp
clicca e unisciti al nostro canale whatsapp
clicca e unisciti al nostro canale whatsapp