Centro islamico: carpigiani divisi tra chi chiede maggiori controlli e chi rivendica il diritto di professare la propria fede

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L’apertura di un altro centro islamico in via Unione Sovietica divide i carpigiani ma non pare destare particolari preoccupazioni. “Gli esponenti dell’associazione religiosa – spiega un cittadino – hanno detto chiaramente che ciò che verrà fatto dentro al nuovo spazio non deve interessare la collettività. Credo che il punto chiave sia che queste persone non rinunciano a nessuna delle proprie tradizioni, al contrario continuano a cercare spazi per poterle portare avanti. Per favorire il processo di integrazione dovrebbero iniziare a insegnare ai loro figli anche i nostri principi, quelli occidentali e invece loro, pur essendosi trasferiti qui, non se ne curano affatto. Noi non abbiamo interpreti, non sappiamo cosa succede all’interno di queste moschee… i controlli delle Forze dell’Ordine non sono sufficienti. Credo sia fondamentale tutelarci anche in considerazione dei gravissimi fatti terroristici che si sono consumati. Penso sia giunto il momento di stabilire dei punti fermi, delle regole, il cui mancato rispetto comporti delle conseguenze”.  Di altro parere una residente che vive nei pressi del Biscione: “le persone che conosco dell’altra moschea sono sempre state gentili e non hanno mai creato problemi. Non ci vedo nulla di grave o di potenzialmente pericoloso nel pregare il proprio Dio e nell’esercitare la propria fede. A volte mi è capitato di intrattenermi con alcune signore in occasione di varie feste islamiche: mi hanno raccontato in che cosa consistevano quei momenti, mi hanno fatto assaggiare dei dolci tipici… L’apertura di un altro centro non mi impensierisce”. “Io non sono preoccupato – gli fa eco un altro carpigiano – anche perché la maggior parte dei pachistani ha subito un processo di integrazione piuttosto interessante. Ho avuto vari dipendenti pachistani e si sono sempre rivelate persone corrette. Non sono contrario all’apertura di un altro centro anche se confido in controlli attenti e puntuali come peraltro già accade nell’altra moschea. Sono convinto che ghettizzare e isolare sia controproducente: fare razzismo spicciolo non ha senso! Inoltre ritengo Carpi una realtà fortunata”. “A mio avviso – aggiunge un’altra cittadina – scissioni e separazioni ci sono da sempre e non solo nella comunità islamica. Io credo che il vero tema su cui concentrarsi sia quello della convivenza civile tra le due realtà che si creeranno. Una convivenza che deve allargarsi anche alla macro comunità a cui tutti apparteniamo”. “L’importante – sottolinea infine un professionista – è che ciò che viene insegnato in questi centri sia rispettoso delle regole del nostro Paese e, purtroppo, spesso la tradizione musulmana è in netto contrasto con la Costituzione italiana”.
Jessica Bianchi

 

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