La mia laurea vale doppio

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Non più solo Eramsus. Adesso sempre più studenti italiani scelgono la strada del “doppio diploma” per dare maggiore valore al proprio titolo di laurea. Si tratta di un percorso di studio concordato tra due università di due Paesi diversi che permette a un numero ristretto di studenti di frequentare l’intero anno accademico all’estero, con il rilascio di un titolo avente valore in entrambi gli Stati. Ed è proprio per conseguire l’ambito riconoscimento che la 21enne carpigiana Beatrice Venturoni, iscritta al terzo anno di Economia e Marketing Internazionale, è volata in Spagna per studiare all’Universitat Jaume I, di Castellón de la Plana. “Ho deciso di aderire a questo progetto per poter studiare, fare uno stage e scrivere la tesi finale in un Paese straniero, ottenendo a tutti gli effetti due lauree al prezzo di una. La mia scelta è ricaduta sulla Spagna in quanto avevo già studiato spagnolo al Liceo, ma anche perché come prima esperienza all’estero volevo calarmi in un contesto simile a quello italiano”.
Quali sono i vantaggi dell’ottenere il doppio titolo di laurea?
“Il primo vantaggio è ovviamente quello di studiare in un Paese straniero per un anno e conoscerne meglio oltre alla lingua anche gli usi e i costumi. Ottenere un titolo di studio valido anche nel Paese estero di riferimento e compiere uno stage (obbligatorio all’ultimo anno di triennale in entrambe le università) presso un’impresa straniera rappresentano dei valori aggiunti che rendono il curriculum maggiormente appetibile ai fini di una selezione, oltre a rendere la propria formazione più ricca e completa. Dall’inizio di novembre lavoro nel reparto marketing di un’impresa del campus tecnologico dell’università che si occupa di innovazione nel campo della medicina: è un’esperienza tosta ma molto stimolante e costruttiva”.
Che grado di impegno si presuppone da parte dell’alunno per poter aderire al programma?
“Il Doppio Diploma è un progetto riservato a un numero ristretto di studenti della laurea triennale di Economia e Marketing Internazionale e, pertanto, come accade anche per l’Erasmus, il primo requisito è quello di avere una media dei voti abbastanza alta. Inoltre, dal momento che è richiesto un livello di spagnolo medio, un altro fattore che incide sull’accettazione al programma è disporre di certificazioni linguistiche e aver superato tutti gli esami di lingua straniera previsti dal proprio percorso di studio, oppure aver frequentato e superato l’esame finale dei corsi linguistici che l’università organizza in vista della partenza. Infine, un ultimo presupposto è quello di essere in pari con gli esami: anche se non è richiesto specificatamente, è fortemente consigliato per potersi laureare entro l’ultima sessione”.
Dell’università spagnola cosa ti ha colpita maggiormente?
“L’Università Jaume I di Castellón è strutturata diversamente rispetto a quella di Modena, dal momento che in un unico campus universitario sono presenti tutte le facoltà. Somiglia molto a un college americano ed essendo stata costruita negli ultimi 25 anni è architettonicamente bella e curata. Per quanto riguarda il sistema didattico, ho riscontrato numerose differenze: le classi contano al massimo 10-15 persone e agli studenti è richiesto un buon livello di partecipazione. Si riserva molto spazio ai lavori di gruppo, poiché considerati uno strumento fondamentale per socializzare e imparare a lavorare con altre persone, ma ciò che mi ha stupita di più è stato l’approccio dei professori, i quali invitano continuamente a intervenire. Per quanto riguarda le lingue, l’inglese rimane la lingua più importante e nonostante quasi tutte le materie siano in spagnolo, la tesi finale e la discussione davanti alla commissione saranno in inglese. L’università è poi attiva nel promuovere e offrire attività scolastiche ed extrascolastiche di qualsiasi tipo e c’è un ufficio di relazioni internazionali che aiuta gli stranieri in qualsiasi momento”.
Cosa vorresti fare dopo la doppia laurea?
“Mi piacerebbe iscrivermi alla laurea magistrale e per il futuro l’obiettivo è continuare a viaggiare”.
Chiara Sorrentino

 

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