Alla fine la delibera è passata con il voto favorevole della maggioranza (PD, Carpi a Colori, Alleanza Verdi Sinistra). Ha espresso voto contrario Carpi Civica, mentre si sono astenuti Giorgio Verrini consigliere di Carpi a Colori e Michele De Rosa di Forza Italia. I gruppi di Fratelli d’Italia e Lega Carpi hanno deciso di non partecipare al voto. È stato così approvato in Consiglio Comunale nella seduta di giovedì 21 maggio il Patto di sindacato azionario di voto tra i soci pubblici di Aimag spa. E’ stato il Sindaco di Carpi Riccardo Righi a illustrarne la funzione: “crea un blocco di voto all’interno dell’assemblea dei soci” a cui i 21 Comuni soci di Aimag si presentano come soggetto unico al fine di mantenere il controllo pubblico della società. Sempre Righi ne ha dettagliato le caratteristiche: dura cinque anni, a scadenza può essere rinnovato e in corso può essere modificato previa autorizzazione del Consiglio comunale, ha il compito di individuare le cariche sociali, gli competono le decisioni relative a materie di competenza dell’Assemblea dei soci, definisce gli atti di indirizzo.
Tra le novità rispetto al Patto di Sindacato del 2019, i quorum di voto. All’interno della Direzione del Patto di sindacato le decisioni vengono prese, in prima istanza, a maggioranza qualificata del 65% calcolata sulle quote azionarie. Se non la si raggiunge scatta un secondo meccanismo di voto: per le modifiche statutarie, per le operazioni di natura straordinaria o per le modifiche del Patto resta sempre il quorum del 65% della maggioranza qualificata del Patto. Carpi, comune capofila di Aimag possiede il 20,47% delle quote totali della società, un peso che sale al 31,47% se si considera la sola componente pubblica del Patto. Per le materie ordinarie, in seconda istanza, si raggiunge la maggioranza con il quorum del 51% stabilito dallo Statuto. Se non si dovesse raggiungere la maggioranza semplificata si procede a una ulteriore votazione a maggioranza semplice dei votanti escludendo gli assenti e i non votanti. In questo modo esce sempre una decisione dalla Direzione del Patto. Per quel che riguarda la composizione del Consiglio di Amministrazione, sono cinque i membri previsti, di cui 4 a nomina pubblica e 1 proposto dai soci privati ma vagliato dalla direzione del Patto.
Nel corso del dibattito, da parte dei consiglieri del Partito Democratico (sono intervenuti Marinella Meschieri, Giovanni Maestri e Paola Borsari) è arrivata una netta difesa della delibera: il nuovo assetto è stato descritto come lo strumento fondamentale per superare i passati mesi di incertezza, blindare la natura pubblica dell’azienda e fare fronte comune di fronte alle dinamiche competitive del mercato.
Dai banchi delle opposizioni (Fratelli d’Italia, Lega e Carpi Civica) i rilievi più critici, che sono stati sostanzialmente tre.
È stata criticata la fretta con cui il documento è arrivato al voto, lamentando il poco tempo concesso ai consiglieri per analizzare il testo. Lo ha rimarcato Federica Carletti (Fratelli d’Italia) nel suo intervento sottolineando pure l’inversione di rotta rispetto a luglio scorso quando la maggioranza aveva sostenuto con forza che il patto di sindacato non fosse necessario, salvo poi essere smentita dalla Corte dei Conti.
La mancanza di un vincolo azionario forte (ovvero di un sindacato di blocco) è l’altro elemento di fragilità individuato dalle minoranze politiche. La consigliera Monica Medici (Carpi Civica) ha ricordato che il precedente patto parasociale vincolava esplicitamente i soci a impegnarsi affinché la quota pubblica complessiva non scendesse mai sotto il 60% ed è un ‘autogol” accettare implicitamente che la quota pubblica possa erodersi fino alla soglia minima del 51% dello Statuto. Per Giulio Bonzanini (Lega), se un comune decidesse o fosse costretto a vendere le proprie quote per capitalizzare risorse, lo Statuto prevede un diritto di prelazione generico tra i soci) e senza un vincolo azionario forte e blindato all’interno del patto dei soli soci pubblici, si rischia di minare l’autonomia politica ed economica dell’azienda. Il Sindaco Riccardo Righi ha motivato l’assenza del “sindacato di blocco” all’interno del Patto come una scelta di semplificazione e ha rimandato allo Statuto di Aimag, che blinda legalmente la maggioranza pubblica, imponendo che almeno il 51% delle quote debba sempre rimanere in mano pubblica. “Ce ne facciamo poco della proprietà se manca la gestione, cioé un reale controllo” ha detto Bonzanini nel suo intervento.
A questo proposito, la mozione del Partito Democratico annunciata delle consigliere Meschieri e Borsari) e depositata nei 21 comuni punta a colmare questa mancanza impegnando formalmente i sindaci ad adottare linee d’azione precise (diritto di prelazione degli altri comuni o operazioni tecniche analoghe) affinché le azioni rimangano saldamente in mano pubblica, neutralizzando il rischio che vengano acquistate dal socio privato.
Infine, le Opposizioni hanno paventato il rischio di un’influenza dominante del socio privato (Hera) all’interno della governance, specialmente in vista delle future gare per l’idrico. Il consigliere Giulio Bonzanini (Lega) ha ironizzato sulla clausola di riservatezza (Punto 9 del Patto), sottolineando il paradosso per cui un consigliere comunale incontra ostacoli nell’accesso agli atti per via della riservatezza, mentre un competitor privato siede direttamente nella stanza dei bottoni. “È stata fatta una concessione senza motivazione al nostro maggior competitor di far parte del nostro cda. Qui non si tratta di fare un atto di cortesia quando si amministra una società. Io non devo fare un atto di cortesia nei confronti della minoranza, non ho nessun obbligo. Io ho un obbligo di preservare l’interesse pubblico” ha detto la consigliera Medici.
Dunque prosegue la complessa e lunga storia di Aimag che, come ha detto il consigliere Verrini, è come un “film a episodi” intitolato “Gare maledette”.
























