Sull’orlo di una crisi di nervi

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In Italia mancano 47mila infermieri “per raggiungere livelli accettabili di sicurezza” nelle cure. E ben 7.500, a causa di tagli alla spesa e blocchi del turnover, ne sono stati persi tra il 2009 e il 2014. Una ‘emorragia’ che emerge dall’analisi della Federazione dei Collegi degli infermieri Ipasvi, in base ai dati 2014 del Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato. Ma gli infermieri non sono i soli a latitare. “Le carenze sono gravi ovunque ma Carpi e Baggiovara presentano le situazioni più critiche tra le strutture ospedaliere dell’intera Azienda Usl di Modena”, dichiara il sindacalista della Cisl, Livio Lomartire. A rendere esplosiva la situazione, la cronica mancanza di personale, “soprattutto per quanto riguarda il numero di operatori socio sanitari (Oss) in modo particolare nel Reparto di Ostetricia e Ginecologia e in Pronto Soccorso”. Gli organici sono talmente risicati che le risorse umane a disposizione a volte non sono sufficienti a coprire i turni senza far saltare i riposi: il personale in forze viene inevitabilmente richiamato in servizio durante i propri giorni di riposo e, spesso, la turnazione è organizzata eliminando di fatto, sistematicamente, il riposo. In questo modo infermieri e Oss saltano i riposi o le ferie se un collega si ammala, rientrano dai riposi che spettano loro di diritto dopo le notti, se il bimbo della collega ha la febbre e lei non può coprire il turno del mattino. “Gli straordinari fatti nel 2015 hanno superato di gran lunga il budget annuale previsto e persiste il deposito di ferie non godute dei dipendenti dell’Ausl”, prosegue Lomartire. I turni sono massacranti, i carichi di lavoro insostenibili e lo stress professionale aumenta: “si sono già registrati casi di alcuni operatori che, a causa dello stress, hanno avuto malori durante il servizio e sono stati costretti a ricorrere alle cure del Pronto Soccorso”, racconta il sindacalista.

Tra le cause scatenanti della sindrome del burnout in infermieri e Oss vi sono un’organizzazione disfunzionale del lavoro, il mancato diritto al riposo a causa del sottorganico, i sovraccarichi di lavoro… l’azienda sanitaria adotta delle strategie per cercare di salvaguardare il benessere dei propri lavoratori?

“Non mi risulta siano stati approntati dei percorsi ad hoc per tutelare o prendere in carico operatori affetti da tale sindrome. All’interno dell’azienda vi sono due organismi tesi a salvaguardare la salute dei sanitari, la Sorveglianza sanitaria e il Comitato unico di garanzia (CUG), ma nessuno dei due mette in campo delle contromisure in caso di burnout a meno che la situazione non sia eclatante: in quel caso la Sorveglianza Sanitaria,  non avendo il supporto della direzione su questo delicato tema e non potendo contare su specialisti per trattare tali casi, si muove dietro le quinte invitando il direttore della struttura alla quale afferisce il dipendente a dialogare con lui sino ad arrivare a prescrivere una mobilità di servizio; non ci sono però percorsi formalizzati, è tutto discrezionale. Il CUG, al contrario, non risolve alcunchè rispetto a questo importante problema e, anzi, i lavoratori che vi si sono rivolti riferiscono di non aver avuto riscontri o, in alcuni casi, che tale decisione si è rivelata un vero e proprio boomerang.”.

Il numero di infermieri e Oss all’interno dell’ospedale Ramazzini di Carpi non è adeguato: sono previste ulteriori assunzioni?

“Nel periodo estivo l’azienda inserisce degli interinali e dei tempi determinati per consentire agli operatori in ruolo di fare le ferie ma non mi risulta siano previste delle assunzioni per rimpinguare concretamente il carente organico. Una buona parte delle assunzioni di infermieri al Ramazzini ha riguardato casi di operatori a tempo determinato che sono stati stabilizzati”.

A causa della malattia di un infermiere in forze al Pronto Soccorso di Baggiovara, rivela Lomartire, pare che in un ambulatorio un medico, per tre giorni, sia affiancato da una studentessa del corso di laurea in Scienze Infermieristiche”. La situazione è al collasso e la salute di tutti – operatori e utenti – è gravemente a rischio. 

Jessica Bianchi

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