Il coach della mente

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La Ginnastica Ritmica Club Giardino ha deciso di affidarsi all’esperienza di Luca Taverna per sperimentare un percorso di sport coaching: il mental coach nei prossimi mesi lavorerà con l’intera struttura societaria e, in particolare, con allenatori e ginnaste, per costruire un ambiente che sia in grado di determinare un ulteriore miglioramento per gli atleti. Non è solo una questione di risultati sportivi, che alla Ritmica Giardino certo non mancano, “si tratta piuttosto di intraprendere un percorso per consentire alle ginnaste di lavorare al meglio delle loro potenzialità e per questo è indispensabile allenare la mente”.  Stiamo parlando di giovani sportivi, per i quali una parola di troppo dell’allenatore può cambiare la prestazione in campo mandando a monte mesi di lavoro perché “a questa età e a questo livello l’allenatore conta per un buon 50%”. Il mental coach interviene per integrare la preparazione fisica e quella tecnico-tattica con una preparazione mentale, oggi fondamentale in conseguenza della profonda evoluzione in atto nel mondo sportivo: a parità di fisico e di doti tecniche, a fare la differenza in campo alla domenica è chi c’è con la testa. E così come oggi non esiste squadra che non faccia la preparazione atletica, in futuro non esisterà squadra che non farà la preparazione mentale. “Fondamentali sono gli allenamenti – spiega Taverna – perché è in palestra che ci si allena a gestire gli stati d’animo, la fase delicata dell’apprendimento di un gesto tecnico, le difficoltà, lo stress pre-gara, un cambiamento di categoria o di ruolo. I risultati del lavoro si vedranno anche in gara o in partita ma la preparazione mentale ha effetto quando diventa abitudine e per questo ci vuole allenamento”. Naturalmente non basta lavorare coi ragazzi, ma è indispensabile che gli allenatori si mettano in gioco per cambiare e contribuire così alla costruzione di quell’ambiente positivo in cui i giovani sportivi possano esprimere al massimo le loro potenzialità. Poi c’è il capitolo ‘genitori’: quelli che pensano di avere in casa il nuovo Messi, quelli che riversano sui figli le proprie aspettative mancate, quelli che scaricano lo stress della vita facendo a botte sugli spalti, quelli che sembrano dover scendere in pedana tutte le volte che gareggia il figlio. “I genitori devono fare i genitori perché non sono preparatori atletici né allenatori eppure lo sport è una valvola di sfogo per loro. I tempi sono cambiati e figure rispettate come arbitri e allenatori hanno perso l’autorevolezza che avevano perché i genitori sono saliti in cattedra. Potendo accedere a un maggior numero di informazioni su Internet hanno imparato a memoria i regolamenti ma informarsi di più non corrisponde a una conoscenza approfondita. Le contestazioni e gli atteggiamenti negativi si riflettono poi sull’ambiente condizionandolo e condizionando di conseguenza i ragazzi perché l’alterazione e la collera salgono in auto al ritorno e ti accompagnano fino a casa entrando tra le quattro mura. In qualunque sport e in qualunque squadra c’è il problema dei genitori: l’unica soluzione è quella di costruire società forti di cui i genitori percepiscano l’autorevolezza e condividere le informazioni, gli obiettivi e gli impegni di atleti e genitori attraverso regole chiare. Il genitore non deve sminuire l’entusiasmo e la passione del figlio ma non deve caricarlo di tensione: non è importante che la domenica vinca o perda. Il genitore dovrebbe comportarsi nello stesso modo e apprezzare il proprio figlio, indipendentemente dal risultato, senza criticare giudici, arbitri, allenatori… ma solo confrontarsi sull’impegno del figlio! Perché l’attenzione va spostata dal risultato all’impegno, che poi è quello che porta risultati”. Il talento non basta. La Scuola dei Talenti, fondata  a Reggio Emilia da Taverna insieme a Daniele Solieri, pur lavorando coi ragazzi aiuta i genitori a essere migliori perché è al loro esempio che i ragazzi guardano, “le parole a quest’età non servono. Tuo figlio seguirà il tuo esempio, non il tuo consiglio”.
Sara Gelli

 

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