Nel futuro di Aimag vi è una fusione con Tea?

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Bocche cucite o quasi in casa Pd ma, lo scorso 15 febbraio, in una riunione del partito, si è discusso anche di Aimag: la sfida per il prossimo futuro, si sa, è una sola e si chiama gara per la concessione della distribuzione del gas. Un appuntamento al quale la “piccola” di casa nostra non può certo presentarsi da sola. Pertanto, l’individuazione di un partner, industriale o finanziario, è di fondamentale importanza per la multiutility. Delle sette manifestazioni di interesse pervenute ai comuni soci, i quali detengono il 65% del pacchetto azionario della municipalizzata, il cui valore è stimabile intorno ai 200 milioni di euro, a giocarsela sono rimasti soltanto in due: Tea ed Hera.  La gara, fatta per ambiti territoriali, nel nostro caso Modena 1, vede in campo due giocatori, seppure dal diverso peso, Aimag da un lato ed Hera dall’altro. Chi vince, lo ricordiamo per l’ennesima volta, avrà l’obbligo di indennizzare il gestore uscente per il valore delle sue reti di distribuzione. Ergo, se vincesse, Aimag dovrebbe versare al colosso bolognese oltre 100 milioni di euro. Le due società non possono presentarsi in modo associato alla gara per motivi legati alle normative vigenti e all’Antitrust: poiché l’una è una partecipata dell’altra, (ricordiamo che nel 2009, Hera ha acquisito il 25% di quote di Aimag per un valore di 36 milioni di euro) e perché le due multiutility, in quanto operatori dominanti, sono le sole a spartirsi la torta della distribuzione del gas nell’ambito Modena 1. La strada praticabile è quindi segnata: o Aimag viene fagocitata da Hera oppure si “allea” con un altro soggetto.  Tea, la multiutility del mantovano (di cui il Comune di Mantova detiene il 72,8% e 59 comuni il 27,2%) nella sua manifestazione di interesse ha proposto di acquistare tra il 26 e il 32% del capitale di Aimag dai Comuni soci, corrispondendo la metà del valore mediante concambio azionario (le due multi utility sarebbero presenti l’una nell’altra) e l’altra metà con denaro liquido. L’intesa vedrebbe quindi Tea presente nel capitale, nella governance congiunta e nel patto di sindacato. Tale manifestazione sarebbe poi legata a doppio filo a quella delle Fondazioni Cassa di Risparmio di Carpi e Cassa di Risparmio di Mirandola che, dichiarando l’intenzione di passare dall’attuale 10% al 20%, associano la loro manifestazione di interesse a quella di una multiutility compatibile dal punto di vista tecnico, industriale e dimensionale. L’intervento dei due enti  potrebbe dunque essere fondamentale per tornare in possesso di quel 25% di quote di Aimag acquistate da Hera, liquidandola così definitivamente. Più volte il presidente di Aimag, Mirco Arletti ha ribadito come non sia  necessariamente detto che il nuovo partner debba essere pescato dal mazzo delle “sette manifestazioni arrivate”. Ciò può anche significare che i soci della municipalizzata hanno il potere di ridiscutere, in privata sede, le proposte giunte sinora. E allora perché non giocarsi l’asso nella manica e tentare la strada della fusione con Tea?  I sindaci dei comuni soci insieme al primo cittadino di Mantova, potrebbero raggiungere un’intesa che non sia soltanto all’insegna di una partnership con Tea, bensì di una vera e propria alleanza, siglando così la nascita di una nuova e ben più forte e strutturata azienda. La strada si rivelerà percorribile? Al momento l’unico dato certo è che il Pd di casa, come rivela il segretario cittadino Marco Reggiani, “ha chiesto come gruppo un approfondimento sull’offerta di Tea”.
Jessica Bianchi

 

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