Il Parco inizia a prendere forma

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“Il mio obiettivo è di arrivare a una scelta definitiva di cosa debba essere quell’area e a chi debba essere destinata entro la fine del mandato”. Il Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi Giuseppe Schena chiarisce di voler affrontare la questione e risoverla entro i prossimi tre anni perché quel terreno rientra nel patrimonio della Fondazione e in qualche modo va valorizzato a beneficio della città. Con il Sindaco Alberto Bellelli concorda sulla necessità di avere una visione, condividere un progetto e dare una destinazione definitiva a quello spazio.
 Il riferimento è al terreno agricolo acquistato per quattro milioni di euro nel 2007 dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi a Santa Croce tra la via dei Mulini per Gargallo, traversa San Giorgio e via Bersana. La Fondazione e l’Amministrazione comunale, partendo dal presupposto che quell’area debba essere utilizzata, sono all’inizio di un percorso di valutazione e condivisione.
Idee? Il ventaglio di possibili soluzioni è ampio. La discussione sugli spazi verdi ha acceso la città con riferimento, in particolare, al Parco Lama individuato dalla parte opposta rispetto a Santa Croce. Più recente il dibattito sulla dotazione di infrastrutture di tipo sportivo di cui la città, secondo alcuni, sarebbe carente. Per sgomberare il campo da fraintendimenti, il Presidente chiarisce che il terreno della Fondazione “non può essere una destinazione utile per lo stadio, ma non sono un talebano. La Fondazione e l’Amministrazione comunale condividono la scelta di non cambiare la destinazione urbanistica di quell’area che non diventerà edificabile, ma ciò non esclude la possibilità di sfruttare un numero minimo di metri quadri per dotare quello spazio di strutture che siano strumentali all’uso che se ne vuole fare”.
Il terreno si estende complessivamente su 350mila metri quadrati. Insistono lì due edifici, uno rurale e uno civile, il cui potenziale edificatorio potrebbe essere preso come riferimento ma da collocare in modo diverso rispetto all’attuale. Privilegiarne la vocazione naturalistica comporterebbe un onere ben poco rilevante per la Fondazione che dovrebbe aprire quell’area alla fruizione della città realizzando semplicemente le infrastrutture minime di servizio. L’altra ipotesi potrebbe essere quella di realizzarvi strutture di base funzionali a renderlo fruibile. “Le due idee non si escludono a vicenda perché l’area verde può essere messa a disposizione subito e, nel tempo, si possono progettare interventi che caratterizzano alcune zone del parco”. Per quel che riguarda la possibilità di indire un concorso di idee, il Presidente Schena rivendica il ruolo decisionale della Fondazione e dell’Amministrazione perché il concorso di idee si deve basare su indirizzi chiari e riferimenti precisi. Insomma, non si mettono i carri davanti a buoi.
Sara Gelli
 

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