I messaggeri della lettura

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Leggere, per chi i libri li ama, non rappresenta solo un modo per passare il tempo o distrarsi. No, per chi si è lasciato stregare dalla magia della pagina scritta, leggere ha più a che fare con sentimenti forti come la passione e l’amore. D’altra parte leggere significa instaurare un dialogo con alcune tra le persone più sensibili, profonde e intelligenti mai vissute. Per non parlare di tutte le mille esistenze che si possono vivere, come ha ricordato Umberto Eco: “qualcuno che, insieme ai suoi ricordi personali, abbia anche la memoria del giorno in cui fu assassinato Giulio Cesare, o della battaglia di Waterloo, ricorda più cose di chi non sa nulla di ciò che è accaduto agli altri. Ricordando di più, è come se avessi vissuto più a lungo”. E allora eccoci a cacciare balene a bordo del Pequod, passare anni in viaggio per tornare dalla nostra amata Penelope, seguire Virgilio nel più terribile dei luoghi, superare la velocità della luce, scoprire assassini, smascherare complotti, cavalcare contro i mulini a vento, combattere ad Austerlitz insieme a Napoleone o risvegliarci trasformati in strani insetti. Purtroppo i già non molti lettori italiani diminuiscono  progressivamente: nel 2014, come sottolineano i dati Istat la quota di chi dichiara di aver letto almeno un libro all’anno al di fuori delle esigenze scolastiche è scesa rispetto al 2013, dal 43% al 41,4%. Se leggono di gran lunga più le donne – il 48% – degli uomini – 34,5% – la quota di lettori è superiore al 50% della popolazione solo tra gli 11 e i 19 anni, mentre quasi una famiglia su dieci non ha alcun libro in casa. Dati preoccupanti non soltanto per editori e librai, bensì per la società intera. E se, come ha scritto il filosofo Ludwig Wittgenstein: “I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo” pare, stando a questi dati, che i confini culturali degli italiani vadano restringendosi come i ghiacciai per gli orsi polari. Anche il confronto col resto dell’Europa è impietoso: la nostra penisola è, infatti, il fanalino di coda dell’Unione, guidata invece dai Paesi del Nord come Svezia, Finlandia e Gran Bretagna. C’è però chi non si rassegna a un destino di ‘analfabetismo tecnologico’. Per tentare di invertire questa tendenza, l’Associazione Librai Italiani ha ideato Io Leggo Perché, una grande iniziativa nazionale di promozione della lettura (tenutasi giovedì 23 aprile) in occasione della Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore. L’obiettivo è quello di stimolare chi legge poco o nulla, e di farlo attraverso la passione dei lettori forti. A Carpi sono 10 i messaggeri della lettura arruolati dalla Libreria Mondadori: loro compito sarà quello di consegnare 12 libri (forniti dall’organizzazione) ai ‘non lettori’ che hanno individuato. “Crediamo nell’importanza di questa iniziativa perché fatta attraverso i veri lettori – spiegano Marco, Elena e Chiara Valentini, i tre fratelli librai – persone non addette ai lavori ma assolutamente appassionate. E chi, meglio di un amante della lettura, può trasmetterne il piacere?”. Per dare la maggior risonanza possibile all’evento, è stato chiesto loro di twittare e postare su Facebook ogni consegna. Tra i messaggeri, anche Dafne D’Angelo, che ha scelto di appassionare alla lettura attraverso i romanzi di due contemporanei: Diego De Silva e Cristiano Cavina, autori rispettivamente di Non avevo capito niente e I frutti dimenticati. “Li ho scelti perché amo le storie vere, che parlano dei nostri tempi e di ciò che si nasconde nell’animo, in questo caso maschile. Generalmente leggo autrici donne allo scopo di ritrovarmi nei loro racconti, nel cercare la risposta ai quesiti della vita. Questa volta però mi sono voluta avvicinare al pensiero maschile. L’uomo è solitamente restio a parlare delle proprie emozioni, mentre questi romanzi ci regalano due splendide eccezioni”. Quella di Dafne per la pagina scritta è una passione che viene da lontano: “Il primo libro che ho scelto di leggere durante l’adolescenza è stato Jack Frusciante è uscito dal gruppo di Enrico Brizzi, e da allora non ho più smesso”.
Marcello Marchesini

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