“Cgil, Cisl e Uil non ci rappresentano”

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C’è un dato inedito nella vicenda della Transtir. I tredici lavoratori che sono in presidio fuori dall’azienda di via del Commercio in zona industriale a Carpi non intendono essere rappresentati dai sindacati unitari Cgil, Cisl e Uil ma vogliono che siano i Cobas a sedersi al tavolo delle trattative con l’azienda.
Il resto è una storia già vista: la perdita del lavoro, l’angoscia di non sapere come mantenere la propria famiglia, l’incubo della crisi che non lascia speranze, imprese costrette a tagli dolorosi per sopravvivere, titolari d’azienda che riducono i propri compensi e che, al tavolo delle trattative, scelgono di avvalersi degli ammortizzatori sociali, dalla cassa integrazione ai contratti di solidarietà, pur di salvaguardare i posti di lavoro.
Gli autisti della Transtir non vogliono essere rappresentati da Cgil, Cisl e Uil e definiscono i sindacati "troppo accomodanti" convinti che i Cobas riescano a portare a casa dal tavolo delle trattative un risultato più vantaggioso per loro. Agli inizi di settembre hanno ricevuto la comunicazione del licenziamento, "dopo vent’anni di lavoro alle dipendenze di questa azienda" aggiunge uno di loro.
"E’ stata una doccia fredda – commentano – perché non preceduta da segnali che potessero indurci a pensare che l’attività di autotrasporto dovesse subire questo destino: c’è stata un’assunzione di recente e sono stati acquistati nuovi camion. Se andava tutto bene perché oggi si decide il taglio di questo ramo d’azienda?".  L’azienda, dal canto suo, non vuole incontrare i Cobas perché non sono firmatari del contratto. Con il risultato che ci si maledice a vicenda. Ma conviene prestare attenzione a ciò che sta accadendo in ogni parte d’Italia perché se non è oggi sarà domani ma quel che di decisivo accade, è lì che sta accadendo. "E duole dirlo, è comprensibile: è difficile dirlo ma la rabbia ha le sue ragioni" scrive Concita De Gregorio in Io vi maledico.
Sara Gelli
 

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