“Così ci lasciate in mutande”

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C’è tanta rabbia. Quando anche quella si sarà esaurita resterà solo la disperazione di “cittadini che si sono visti colpiti dal terremoto, tormentati dalla burocrazia e vessati dal sistema”, puntualizza Ada Ballerini, impiegata dello Studio Associati Spaggiari e Manicardi. “Hanno fatto risorgere la mucca da mungere”, “si sono bevuti il cervello?”, e ancora “dalla mia casa di campagna ho recuperato il forcone arrugginito e sono pronta a usarlo”: questi i primi commenti a caldo dei datori di lavoro che si dovranno far carico, entro il 16 dicembre, del versamento di tutto ciò che è stato oggetto di sospensione da giugno a causa del terremoto, sia per le aziende che per i dipendenti. Grazie al decreto ministeriale del primo giugno, i cittadini delle zone terremotate hanno potuto godere di una maggiore disponibilità economica: non dovendo versare le tasse e i contributi, hanno provveduto a rimediare ai danni provocati dalle scosse pagando di tasca loro traslochi, affitti, demolizioni, ristrutturazioni… “In occasione del terremoto in Abruzzo era stato adottato lo stesso provvedimento e quello costituiva per noi il precedente a cui far riferimento” spiega Sara Manicardi, consulente del lavoro. “In quel caso – continua Daria Berni, impiegata dello stesso studio – un solo decreto era bastato per definire la sospensione di due anni del pagamento delle imposte”, poi restituite in 120 rate e con riduzione al 40% delle somme dovute.
Le disposizioni “in favore” delle zone terremotate dell’Emilia Romagna sono state di tutt’altro tenore e tali da provocare moti d’indignazione. Disgustati sono anche gli interlocutori che siedono davanti a noi: “dove sono finiti coloro che amano davvero il nostro Paese?” si chiede Giuseppe Cappa Presidente dell’Associazione Nazionale Consulenti del Lavoro. Già il decreto di giugno, senza circolari esplicative sulle ritenute fiscali, aveva generato nubi di incertezza, non dissipate ad agosto: da una parte la chiara volontà del legislatore che confermava e prorogava la sospensione fino al 30 novembre, dall’altra l’indicazione contenuta nel comunicato stampa del 16 agosto 2012 (a due mesi e mezzo dal sisma) dell’Agenzia delle Entrate, per la quale le ritenute andavano pagate.
Richieste di maggiore chiarezza vengono inoltrate anche dall’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Modena e dall’Associazione Nazionale Consulenti del Lavoro ma, permanendo i dubbi, c’è chi riprende a versare perché “il sistema fa più paura del terremoto”. Lo spettro delle ‘buste paga zero’ si materializza già a settembre, quando molti lavoratori dipendenti si sono ritrovati senza stipendio, risucchiato dal recupero delle ritenute previdenziali e fiscali, non prelevate nei mesi dopo il sisma. In un clima di grande incertezza normativa, ci sono stati certi professionisti che hanno applicato con modalità eccessivamente restrittive e nemmeno previste, il recupero delle somme pregresse. A chiarire i dubbi e a infliggere “il colpo di grazia” è l’ennesimo decreto legge, il 174 del 10 ottobre che beffardamente titola “ulteriori disposizioni in favore delle popolazioni delle zone terremotate nel maggio 2012” il quale stabilisce la data del 16 dicembre come termine per il versamento dei tributi e contributi “senza applicazione di sanzioni e interessi”. A provvedere al pagamento sarà il sostituto d’imposta cioè il datore di lavoro, che si rivarrà sul dipendente recuperando le somme in rate mensili e senza oltrepassare il quinto dello stipendio netto. Sebbene sia prevista la possibilità, solo per le aziende che abbiano subito un danno materiale dimostrabile attraverso scheda Aedes e perizie, di accedere a un finanziamento della Cassa Depositi e Prestiti, restituibile senza interessi, tutti gli altri datori di lavoro dovranno provvedere di tasca propria. Sostanzialmente è stata “concessa” la possibilità di pagare un debito accendendone un altro. C’è chi ha resistito alla crisi e al terremoto ma si arrenderà al sistema e chiuderà i battenti. “Si approfittano del fatto che siamo emiliano – romagnoli e paghiamo per la nostra intraprendenza; di giorno lavoriamo perché tutto torni alla normalità, le lacrime le riserviamo per la notte”, conclude Cinzia Barbieri, sottolineando l’aspetto emotivo di tutta questa vicenda. La speranza è che qualcosa possa cambiare nel corso dei due mesi di discussione per la conversione in legge, ma alla data del 10 dicembre i giochi saranno già pressoché fatti.
Sara Gelli

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