“Questo non è un terremoto anomalo”

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“Non so se troviate la notizia consolante, ma sul nostro territorio non potremo mai avere un sisma di magnitudo superiore a 6.2 gradi, perché l’intensità dipende dalle masse in gioco e dall’ampiezza delle faglie. Nel nostro caso è la placca africana a metterci a dura prova, premendo contro quella euroasiatica e causando il restringimento della pianura padana di un millimetro l’anno”. Sono molte le precisazioni di questo tipo fatte lo scorso 27 giugno dal geologo dell’Università di Modena Daniele Brunelli, tra i relatori (insieme all’ingegnere Sara Salvatore e alla psicologa Enrica Pedrielli) della conferenza tenutasi a Novi di Modena e organizzata dal Circolo Naturalistico Novese in collaborazione con Legambiente.

Molte le domande rivolte al geologo dalle centinaia di persone accorse per farsi un’idea più chiara del fenomeno e delle sue cause, alle quali lo scienziato ha risposto con chiarezza, senza però rinunciare alla precisione. “Intorno al 1570 c’è stato un terremoto più forte di questo, così come nel 1640. Il sisma più violento della pianura padana risale al 1170 circa: in nessuno di questi casi c’erano trivellazioni. Inoltre qui l’attività di estrazione è minima e le trivellazioni sono sospese da anni. Non risultano poi operazioni di fracking e qui non ci sono neppure i tipi di rocce metamorfiche, povere di gas, per le quali questa tecnica è richiesta. Per questo escludo che il deposito di Rivara o il fraking possano aver causato il sisma”.

Insomma, molte delle teorie ‘cospirative’ circolanti in questi giorni ed emerse dalle domande del pubblico, non si rivelano altro che voci prive di fondamento. “Molti di voi sanno quanto io mi batta contro lo sfruttamento dissennato del suolo – ha incalzato il geologo, fortemente contrario all’autostrada Cispadana – ma occorre capire che questa è sempre stata zona sismica, così come il resto d’Italia, Sardegna a parte. Pensare che il terremoto possa essere causa dell’uomo rischia di farci perdere di vista il fatto che dobbiamo imparare a convivere con questa condizione, costruendo di conseguenza ed eseguendo una microzonazione sismica particolareggiata del territorio”. Ma allora, ha chiesto qualcuno, come mai il sismografo collocato a Novi ha registrato magnitudo più alte di quelle ufficiali?

“Perché era più vicino all’epicentro, mentre la magnitudo generale si calcola attraverso una media dei dati delle rilevazioni di diversi apparecchi presenti su un’area di territorio molto più vasta. Vorrei rassicurare tutti, questo non è un terremoto anomalo. Purtroppo in questo caso i tempi lunghi tra una scossa e l’altra hanno fatto sì che la natura ci aiutasse a dimenticare, ma è anche vero che il terremoto di Correggio del 1996 avrebbe dovuto far alzare le antenne alle istituzioni”.

Secondo il geologo ci sono due cose importanti da fare: mettere in sicurezza i centri decisionali e prepararsi tramite esercitazioni. “Municipi, scuole, commissariati, ospedali, tutti questi edifici devono essere antisismici, perché in caso di scosse è proprio a questi centri che le persone si rivolgono per ricevere aiuto. In seconda battuta mi sono accorto che i nostri ragazzi hanno saputo reagire meglio al trauma. Questo perché a scuola si fanno periodicamente, da anni, esercitazioni per l’evacuazione in caso di emergenza. Dovremmo iniziare a farle anche noi adulti”.

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