In moto sulle orme di Gengis Khan

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Steppe sconfinate, laghi azzurri e montagne incantate fanno  della Mongolia  uno dei luoghi più affascinanti del pianeta.  Lo sguardo si perde nell’immensità di paesaggi stupefacenti;  orizzonti  e  vallate sembrano non avere  fine  e  il loro silenzio è spezzato  solo  dal vento. Terra di sciamani, eroi e cavalieri  leggendari,  di  gente  fiera e orgogliosa, il cui essenziale stile di vita è cadenzato dai ritmi della natura, a volte  amichevole,  spesso spietata.

Qui il tempo sembra  essersi  fermato e in ogni  cuore  alberga  il ricordo di Gengis  Khan, il geniale e implacabile artefice del più grande impero della storia. Ma la Mongolia è una terra aspra, dalle mille contraddizioni; un immenso paese con la densità di popolazione più bassa al mondo: su un territorio grande quattro volte la Francia vivono infatti solo 2,5 milioni di persone, molte delle quali sotto la soglia di povertà. Il 43enne Enrico Sabbadini, carpigiano residente a Panzano, sabato 12 maggio è partito alla volta della Mongolia in sella alla sua Suzuki 600, insieme all’amico Carlo. Un’avventura, la loro, che durerà circa due mesi.

“Nel 2008 sono riuscito a realizzare un sogno: quello di raggiungere con la mia motocicletta il Nepal, un paese straordinario. Denso di fascino. Meta spirituale per antonomasia, il Nepal mi ha spalancato gli occhi e ha fatto nascere in me il desiderio di continuare a viaggiare in sella alla mia moto alla volta di nuovi paesi. L’Europa mi va stretta, preferisco scoprire posti nuovi, nei quali osservare abitudini di vita completamente diverse dalle nostre”.

Enrico e Carlo attraverseranno Austria, Ungheria, Ucraina e poi, attraverso la Siberia giungeranno in Mongolia: “un paese che mi affascina grandemente – continua il motociclista – per i suoi immensi spazi aperti, per la sua natura incontaminata. Viaggiare in motocicletta ti permette di osservare, di essere completamente immerso nella natura, di percepire gli odori, la temperatura… di assaporare il viaggio pienamente”. E così, attraverso la steppa, catene montuose e l’enorme deserto del Gobi, i due viaggeranno alla scoperta del territorio mongolo, macinando chilometri sulle antiche orme di Temujin, meglio conosciuto come Gengis Khan, affrontando strade impervie e sconnesse.

“E’ una sfida – prosegue Enrico – ma sapere di poter vivere un viaggio senza fretta, senza una data di ritorno prestabilita è un privilegio inestimabile”. I due viaggeranno leggeri ma armati di un piccolo kit di sopravvivenza: farmaci, qualche scatoletta di cibo, un fornellino da campo, tenda, sacco a pelo, un laptop e, soprattutto, tanta voglia di mettersi in gioco e riempirsi gli occhi di bellezza.

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