Gli indignados della scuola

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L’occupazione dell’Istituto tecnico Meucci di Carpi è terminata sabato scorso con un corteo che, da viale Peruzzi, ha raggiunto il centro storico cittadino. Un centinaio gli studenti, di Meucci e Vallauri, che sono scesi in piazza per gridare il proprio malumore. “Abbiamo occupato – spiegano i ragazzi e il rappresentante di istituto Luca Corradini – perché siamo indignati, indignati allo stesso modo degli spagnoli, dei greci e dei lavoratori italiani. La nostra non vuole essere una protesta destinata a restare al margine della coscienza sociale e nei giornali, violentata da una mancanza di informazione che, nella realtà di Carpi crea un malessere ormai troppo presente:il qualunquismo. Noi non occupiamo né per Monti, né per le manovre programmate, come credono molti concittadini pur non volendo aprire un dialogo con noi, ma per dire che noi ci siamo e che non piegheremo la testa a questo sistema di sangue e lacrime che non può che peggiorare la situazione italiana, noi occupiamo perché siamo convinti che il sistema economico e politico vada completamente riformato dal basso, partendo anche dalle scuole, troppo a rischio in un paese che vuole chiamarsi civile, tutelando gli interessi di tutti e non solo quelli dei mercati. Noi occupiamo per la democrazia”.
Tre giorni di occupazione che si sono svolti in un clima tranquillo. Circa 150, i ragazzi che hanno occupato i locali del Meucci. “Abbiamo pulito la scuola, controllato che nessuno combinasse guai, fatto la raccolta differenziata e, attraverso una colletta, abbiamo chiamato il padre di uno studente, muratore di professione, per aggiustare un buco che da tempo si era creato in una parete. Per tre giorni abbiamo raccolto il denaro necessario per cucinare e, con dei fornellini da campo, abbiamo preparato le pietanze per tutti gli occupanti. Cucinavamo circa 5 chili di pasta al giorno… E’ stata un’esperienza importante – continuano i quindicenni Cristina M., Arianna, Gennaro, Jessica e Cristina V. – durante la quale abbiamo conosciuto tanta gente e ci siamo confrontati anche con i nostri compagni contrari all’occupazione. Ci è stata poi spiegata la crisi dal punto di vista tecnico da un docente di economia dell’istituto, abbiamo ascoltato un portavoce universitario e un professore precario e abbiamo dato vita ad accesi dibattiti”. Il bilancio della “presa” del Meucci è dunque positivo: nessuna testa calda ha combinato guai, come accertato anche dalle Forze dell’Ordine e dalla preside Paola Campagnoli.
“Abbiamo occupato per esprimere il nostro dissenso ai tagli che la scuola sta subendo e per tutelare il nostro diritto ad avere un futuro”, concludono alcuni studenti del Meucci. A loro si unisce anche il coro di voci provenienti dal vicino Vallauri. Una quarantina circa, i ragazzi del professionale che hanno disertato le lezioni e sono scesi in piazza, sabato 3 dicembre. “Noi frequentiamo un istituto professionale – ci raccontano due studentesse dell’indirizzo Moda – e a causa della Riforma abbiamo subito dei tagli alle ore di laboratorio, in favore di Chimica e Fisica. Nonostante gli insegnanti si facciano in quattro, il tempo è poco. La scuola non ha soldi, i macchinari sono vecchi…”. Il Vallauri, che conta circa 500 iscritti, ha fatto un solo giorno di occupazione, organizzando, lo scorso venerdì, un’assemblea permanente per discutere dei problemi della scuola. “tagliare le ore di laboratorio, significa tagliare la nostra formazione e, di conseguenza, il nostro futuro. Di certo non avremo la stessa professionalità di chi si è diplomato qui gli anni scorsi”, concludono. E dopo le parole scambiate con noi, il corteo parte alla volta del centro storico, tra slogan e striscioni. Una protesta pacifica, per dire no ai tagli, no al dominio dei mercati e per riaffermare il proprio diritto ad avere un futuro.

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