La Caliti scrive dal carcere

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Egr. Direttore
Buongiorno (spero che almeno per lei lo sia), sono Catia Caliti, la “parricida” come mi avete definita per ben due volte, la prima nell’edizione precedente a questa del 3/6/2011, parlando del mio caso all’interno dello spazio definito “Frase della settimana” neanche fosse una barzelletta!!
La seconda, nell’edizione di questa settimana, in un articolo nemmeno firmato, inserita nello spazio “Sicurezza a Carpi” a pag. 8.
Vorrei solo ricordarvi alcune cose che, secondo me, in qualità di “giornalisti” dovreste ben conoscere (ma che, sempre secondo il mio punto di vista, non è così).
Nell’articolo si parla della sentenza emessa il 27 maggio 2011 dal giudice Donatella Donati, faccio notare che nelle prime righe scrivete esattamente così: “E’ stata la figlia Catia” poi ancora: accolte in pieno le tesi dell’accusa sostenuta dai magistrati Lucia Musti ed Enrico Stefani.
1° obiezione: vi consiglio calorosamente di andarvi a rileggere, ammesso che ne conosciate l’esistenza, che in Italia esiste una “cosa” chiamata Costituzione della Repubblica Italiana” costituita il 27 dicembre 1947 e entrata in vigore il 1 gennaio 1948. All’articolo 6 comma 2 è scritto: “ogni persona accusata di un reato si presume innocente fino a quando la sua colpevolezza non sia legalmente accertata”.
Bene! Per accertare questo occorrono tre gradi di giudizio, vi informo che la mia è stata una sentenza di 1° grado, mancano ancora il processo d’appello e l’eventuale Cassazione, perciò fino a quando la mia sentenza non sarà definitiva, nessuno può dire che io sono colpevole; lo possono presumere, questo sì, ma non possono esserne certi. Perciò attenzione, quando si scrive bisogna farlo con cognizione di causa.
2° obiezione: andate a leggervi (ma, badate bene, non leggete solamente, soppesate le parole) come si svolge, ma soprattutto su cosa si basa un processo con “rito abbreviato” (ho dovuto scegliere questo tipo perché non mi sono state date alternative). In pratica, ascoltano sì la difesa, ma sostanzialmente si attengono agli atti e alle parole dei pm, cioè dell’accusa. Mi sembra che già questo dica molto.
Mi permetto un ultimo consiglio (perché è vero che sono in carcere, ma ho ancora il diritto costituzionale di pensiero e parola). Quando in futuro (spero mai più) dovesse capitarvi di dover scrivere su persone, accusate di qualsiasi reato, pensate bene alle parole da usare e, credetemi, in questo Paese trovarsi in carcere è un attimo, è assurdo ma potrebbe capitare a chiunque, specialmente quando non si ha nulla da nascondere, e ancora di più quando succede una cosa così atroce (non dimenticate che era mio padre) come è successa a me, e cerchio in tutti i modi di essere aiutata da chi dovrebbe essere preposto a farlo, ma che invece di cercare la verità, scelgono la strada diritta e veloce, perché è molto più semplice e meno faticoso che scegliere quella piena di curve! Non sempre la verità è così lampante, e gli eventi lo stabiliranno. Spero che abbiate il coraggio di pubblicare senza nessun tipo di omissioni la mia lettera.
Cordiali saluti.
Catia Caliti

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Le tappe della vicenda

L’omicidio
Guido Caliti, 88 anni, viene trovato morto sul divano di casa in via Lucrezio il 12 febbraio 2010

L’arresto
Catia Caliti, 48 anni, figlia di Guido, viene arrestata il 22 febbraio 2010 subito dopo aver partecipato alle esequie del padre.

La sentenza
Il Gip di Modena il 25 maggio 2011 ha giudicato colpevole con rito abbreviato Catia Caliti condannandola in primo grado a trent’anni di reclusione. I legali Riccardo e Giorgio Pelliciardi hanno annunciato il ricorso in appello.

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