Dalla parte degli ultimi

Firmato il Protocollo e presentato io progetto Prevenzione, formazione e contrasto delle violenze sui minori nei contesti educativi. Ascolto, sostegno e risposte di cura in condizioni di fragilità. “Il punto principale - ha sottolineato l’arcivescovo Castellucci - è quello della prevenzione che consiste nell’individuazione di sintomi che possono preannunciare forme di abuso. E quest’ultimo può essere di potere, giocando sul fascino dell’educatore, di coscienza o fisico. A complicare le cose è la sfera digitale: ci sono forme di adescamento molto sottili e che creano delle ferite molto gravi”.

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Da sinistra Matteo Tiezzi, mons. Maurizio Trevisan, Roberta Della Sala, l'arcivescovo Erio Castellucci, Carmen Vandelli, Francesco Vincenzi

Questa mattina, presso l’Arcivescovado di Modena, le Diocesi di Modena-Nonatola e di Carpi, il Centro di Consulenza per la Famiglia e le Fondazioni operanti sul territorio della provincia, Fondazione di Modena, Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, Fondazione Cassa di Risparmio di Mirandola e Fondazione di Vignola hanno siglato il Protocollo di intesa che ha come oggetto Dalla parte degli Ultimi. Prevenzione, formazione e contrasto delle violenze sui minori nei contesti educativi. Ascolto, sostegno e risposte di cura in condizioni di fragilità. Per la sottoscrizione del documento, che ha validità triennale (fino al marzo 2027), sono intervenuti mons. Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi, don Maurizio Trevisan, responsabile del Servizio Interdiocesano di Prevenzione Ascolto e Tutela dei Minori e direttore del Centro di Consulenza per la famiglia di Modena, Matteo Tiezzi, Presidente Fondazione di Modena, Roberta Della Sala, Consigliere di amministrazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, Carmen Vandelli, Presidente Fondazione di Vignola e Francesco Vincenzi, Presidente Fondazione Cassa di Risparmio di Mirandola.

Il Protocollo si prefigge di sostenere, in un’ottica di rete territoriale, una molteplicità di interventi finalizzati ad affrontare il delicato tema della prevenzione degli abusi sui minori e delle persone in situazioni di particolare fragilità, che saranno monitorati da una “cabina di pilotaggio” nella quale sono rappresentati tutti gli enti coinvolti. Il Protocollo individua come soggetto attuatore il Centro di Consulenza per la Famiglia della Pia Fondazione Centro Famiglia di Nazareth che opera in sinergia con il Servizio Interdiocesano per la Prevenzione, l’Ascolto e la Tutela dei Minori (SIPATM).

Per ogni anno è stato predisposto e condiviso un piano finanziario che prevede un impegno di risorse pari a 165mila euro, la cui copertura è assicurata dalle erogazioni delle Fondazioni. Si tratta di un contributo fondamentale che va a integrare il già consistente impegno economico delle Diocesi nell’area dei servizi di consulenza per la famiglia e per i giovani. “Il progetto – ha commentato monsignor Maurizio Trevisan – vanta una rete già radicata sul territorio, che andrà ulteriormente ampliata al fine di diffondere una maggiore cultura della cura nel territorio”. Un’azione quanto mai necessaria – ha aggiunto – che in questi anni si è sviluppata a tre livelli: “un livello di accoglienza e prevenzione remota, che ha registrato 4.500 accessi, un livello formativo, che ha coinvolto 1.200 persone, e infine la presa in carico di situazioni di abuso che nell’ultimo triennio ha registrato una ventina di persone”.

Nel suo intervento, l’arcivescovo ha ringraziato le Fondazioni e altre realtà che hanno reso possibile il rinnovo del Protocollo. “Il punto principale – ha sottolineato – è quello della prevenzione che consiste nell’individuazione di sintomi che possono preannunciare forme di abuso”. E quest’ultimo – ha spiegato “può essere di potere, giocando sul fascino dell’educatore, di coscienza o fisico. E talvolta le tre dimensioni s’intrecciano”. A complicare le cose è la sfera digitale – ha spiegato – ci sono forme di adescamento molto sottili” e che creano delle ferite molto gravi”.  È dunque necessario – ha spiegato – che si costruiscano delle relazioni sane e possano essere individuate quelle malate”.