Il Comitato Aimag si appella ai Sindaci: “restate uniti, non si deve rompere il Patto di Sindacato”

Il parere a firma del noto studio legale Allen & Overy, in cui si valuta la proposta avanzata da Hera circa lo sviluppo della partnership con Aimag, ha evidenziato possibili profili di rischio concreti ed eventuali responsabilità erariali in capo agli amministratori

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Prandi, Dal Pan, Pivetti, Baccarani, Verrini

Un forte richiamo alla responsabilità e alla ricomposizione del dissidio è stato rivolto ai Sindaci dei ventuno Comuni soci di Aimag in occasione dell’incontro pubblico organizzato dal ‘Comitato Aimag per il territorio’, giovedì 22 giugno in Sala Duomo a Carpi alla presenza di un nutrito numero di persone che hanno resistito per due ore alla calura estiva per aggiornarsi sul futuro della multiutility e confrontarsi. Diversi gli interventi da parte del pubblico e da parte di esponenti del Comitato nato con lo scopo di rendere pubblica la discussione su Aimag e tutelarne il valore in quanto rilevante patrimonio pubblico delle comunità dove opera.

“Non si deve rompere il Patto di Sindacato, una soluzione si deve trovare” insistono alcuni tra i fondatori del Comitato presenti in sala, tra i quali Giliola Pivetti, Giorgio Verrini, Alfonso Dal Pan, Sauro Prandi e il prof. Carlo Baccarani, perché è l’unica garanzia affinché il governo della multiutility resti in mani pubbliche: i Comuni soci, sottoscrivendo l’accordo, detengono il 65% delle azioni, senza il quale non sarebbero più in grado di condizionare le scelte degli azionisti privati nell’interesse dei cittadini.

Ma cosa sta succedendo?

La campagna di denigrazione di Aimag, dei suoi amministratori e della dirigenza, in atto da alcuni mesi ha l’obiettivo, secondo il Comitato, di far entrare nel Consiglio di Amministrazione i soci privati: le Fondazioni Cassa di Risparmio e soprattutto Hera, con il suo 25% delle azioni. I Comuni dell’Unione delle Terre d’Argine (Carpi, Novi, Campogalliano e Soliera) insieme a Bastiglia e Bomporto sostengono la necessità di concedere a Hera, che tra l’altro è potenziale concorrente, non solo un posto in CdA ma il diritto di indicare il direttore generale. L’ipotesi di perdere di fatto la gestione dell’azienda non è accettabile per i 15 Comuni della Bassa modenese e mantovana per i quali la collaborazione industriale con Hera o altri soggetti privati è senz’altro possibile purché garantisca vantaggi a entrambe le parti e senza cessione del controllo societario.

Questa la frattura all’interno del Patto di Sindacato che è arrivato a naturale scadenza il 30 aprile scorso e, ad oggi, non è ancora stato rinnovato: in questa fase si è costituito un Patto ponte.

A che punto siamo?

I sei Sindaci dell’Unione Comuni Modenesi Area Nord (Medolla, Cavezzo, Camposanto, San Possidonio, San Prospero e San Felice) hanno chiesto un confronto che coinvolga gli altri Comuni soci pubblici prima del 29 aprile quando è stata convocata l’Assemblea dei Soci per esaminare il parere richiesto al Consiglio di Amministrazione e ottenuto a firma del noto studio legale Allen & Overy in cui si valuta la proposta avanzata da Hera circa lo sviluppo della partnership con Aimag: vi sono evidenziati possibili profili di rischio concreti ed eventuali responsabilità erariali in capo agli amministratori. “In particolare, il progetto di Hera – si legge – comporterebbe una variazione di quota di capitale del socio privato, tale da portare alla diluizione del capitale sociale in mano ai soci pubblici. Questi ultimi potrebbero perdere parte del potere decisionale e del peso in assemblea, con una conseguente potenziale limitazione sull’assunzione di scelte strategiche in linea con le finalità istituzionali, a cui sono tenuti per legge gli enti pubblici. Inoltre esiste una consolidata giurisprudenza secondo la quale le operazioni di integrazione di questo tipo devono essere precedute da procedure trasparenti di pubblica evidenza”.

Perché adesso?

Nel corso della serata in più di un intervento è stato sottolineato il fatto che per una manovra così importante e rischiosa servirebbe un mandato politico che nessuno dei Sindaci ha avuto quando è stato eletto perché non inserita nel programma elettorale con cui si sono presentati ai cittadini. E per due volte i carpigiani si sono espressi in modo molto chiaro in occasione dei referendum del 2008 e del 2017 in difesa di Aimag. Ora, con la maggior parte degli amministratori in scadenza di mandato, perché prendere scelte così importanti e irreversibili quando tra un anno si andrà a votare alle elezioni amministrative? Che fretta c’è? Per questo la proposta del ‘Comitato Aimag per il territorio’ è di prorogare di un anno l’attuale Patto di Sindacato e il mandato del Consiglio di Amministrazione in modo da consentire a chi sarà eletto nel 2024 di decidere e far decidere i cittadini.