Terremoto ti scrivo… la testimonianza di Costantino

“Ricostruire il ricordo: il terremoto del 20 e 29 maggio dieci anni dopo. A distanza di dieci anni è il momento di condividere il racconto personale perché diventi patrimonio e memoria di tutti.

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Di notte, come un ladro, ci sorprende all’ultimo piano e, mentre tutto balla, il mondo sembra avvolto da un rumore sordo e improvviso. L’istinto è quello di scappare, ma il bimbo di 3 anni che dorme nella culla ci fa tornare indietro mentre, nella notte, il pavimento si trasforma in onde. Via, siamo fuori, alle tre di notte, con altre persone; ci scambiamo coperte e sorrisi e per i bambini è quasi una gita notturna, un’avventura improvvisa. Nessuno di noi ha compreso che non finirà, che quella notte sarà solo l’inizio. Ricordo ancora le frasi buttate lì con sicurezza, ricordo ancora il senso di averla scampata.

Come se, quello che doveva arrivare, non dovesse arrivare mai. Eppure eravamo lì, spavaldi, in attesa che il mondo smettesse di saltare. Per giorni, quasi ci ridevamo su ad ogni piccola scossa di assestamento. Il 29 Maggio, però, tutte le nostre certezze si sgretolano come si sgretolano i muri delle abitazioni e, correre più forte che puoi ti salva dal crollo di tutto ciò che il tuo mondo credeva impossibile. Le facce che incontri per strada non hanno bisogno di parole. Si cercano contatti, notizie, familiari. Non si ride più, non si scherza più; la sensazione è che non finirà mai. Chi può scappa, noi scappiamo ma non ci sentiamo al sicuro neanche a centinaia di km di distanza. Un colpo di vento è come uno sparo, un luogo chiuso è come una tomba. Non ci capiscono, chi non era lì, sorridono, come a dirti di farla finita. Certo, farla finita! 

Sono passati 10 anni e non c’è notte che, prima di chiudere gli occhi, non rivolga una preghiera affinché l’alba possa sorprenderci con la calma e la bellezza dei colori di un mondo in cui ogni cosa è al suo posto. Oggi che vediamo immagini di guerra così vicine, capiamo il terrore di chi, scappando, ode ancora nelle orecchie quel rumore che segna la fine della normalità. Mai più , questa è la preghiera che, ogni sera, prima di chiudere gli occhi rivolgo a chi, lassù, può regalarci un’alba fatta di colori e mentre il sorriso del bimbo che non è più mi accoglie in un nuovo giorno, mi dico che vivere è davvero una bella avventura.