Tutelare chi si assume l’onere della cura è imprescindibile per la tenuta del sistema sanitario

Gli operatori sanitari, i primi a vaccinarsi lo scorso gennaio, non vengono più sottoposti a test sierologici tesi a monitorare il decadimento della risposta anticorpale sviluppata dopo il completamento del ciclo vaccinale, (pratica ritenuta “non necessaria”, stando a Brambilla) mentre qualcosa potrebbe cambiare sul fronte tamponi.

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Due operatori sanitari dei Reparti di Pediatria e Ostetricia dell’Ospedale Ramazzini di Carpi sono risultati positivi al Covid-19. Una notizia che ha riacceso la polemica relativa all’efficacia dei vaccini (i quali, lo ricordiamo proteggono dalle forme gravi dell’infezione). Impossibile sapere se i due operatori fossero o meno vaccinati: “mi è vietato dalla legge dirlo”, specifica il direttore generale dell’Ausl di Modena, Antonio Brambilla ma, prosegue, “posso assicurare che non vi è alcun focolaio al Ramazzini. Tutti i colleghi e i pazienti sottoposti a tampone sono infatti risultati negativi”. Così come sono fortunatamente risultati negativi i contatti del paziente di Urologia, sempre a Carpi, positivizzatosi dopo il tampone eseguito in occasione del ricovero.

Ora però a tenere banco è soprattutto la controversa questione della terza dose di vaccino: finora non è stata approvata né dall’Europa né dagli States, poiché gli studi scientifici non ne mostrano l’efficacia né la necessità. Alcuni studi condotti in Israele (primo Paese ad approvare la somministrazione di una terza dose di Pfizer sulla popolazione over 60) suggeriscono che la protezione contro le forme gravi di covid sarebbe già scesa al 90% per chi è stato immunizzato a gennaio, e che l’efficacia contro le infezioni non gravi sarebbe crollata al 39%.

Sull’ipotesi di un “richiamo” per i fragili, le persone più anziane e gli operatori sanitari si continua a discutere in ambito europeo ma non si è ancora arrivati a una decisione. D’altronde l’autunno è ancora lontano, no?

Gli operatori sanitari, i primi a vaccinarsi lo scorso gennaio, non vengono nemmeno più sottoposti a test sierologici regolari tesi a monitorare il decadimento della risposta anticorpale sviluppata dopo il completamento del ciclo vaccinale, (pratica ritenuta “non necessaria”, stando a Brambilla) mentre qualcosa potrebbe cambiare sul fronte tamponi. “Al rientro dalle ferie – annuncia il direttore generale – sottoporremo i nostri operatori a tampone per essere sicuri della loro negatività”. Condizione necessaria ma non sufficiente: tutelare chi ogni giorno si assume l’onere della cura è non solo doveroso ma imprescindibile per la tenuta stessa del sistema sanitario. 

Jessica Bianchi