La task force per un rientro sicuro

A schierarsi al fianco delle scuole modenesi per garantire un rientro sicuro è l’Ausl di Modena che ha attivato una task force, già al lavoro per gestire il primo caso di positività di un educatore in una scuola d’infanzia a Carpi. Oltre alla squadra di esperti (pediatri, infettivologi, medici di base, igienisti, epidemiologi) ci sarà un referente Covid per ogni distretto sanitario che si coordinerà strettamente con i referenti Covid dei singoli istituti scolastici.

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Simonetta Partesotti

Sui banchi, sulle mascherine, sui certificati, su ogni aspetto che riguarda il rientro in classe le scuole chiedono di avere indicazioni univoche: cambiare le regole costringe a rifare il lavoro daccapo ogni mattina con inevitabili perdite di tempo e sbandamenti.
A schierarsi al fianco delle scuole modenesi per garantire un rientro sicuro è l’Ausl di Modena che ha attivato una task force, già al lavoro per gestire il primo caso di positività di un educatore in una scuola d’infanzia a Carpi. Oltre alla squadra di esperti (pediatri, infettivologi, medici di base, igienisti, epidemiologi) ci sarà un referente Covid per ogni distretto sanitario che si coordinerà strettamente con i referenti Covid dei singoli istituti scolastici. C’è un numero di telefono dedicato per le segnalazioni da parte delle scuole dei casi da prendere in carico, un indirizzo mail specifico per quesiti e richieste di informazioni, e momenti di formazione del personale della scuola. L’obiettivo è quello di gestire e isolare al meglio i casi che si dovessero presentare nelle scuole e negli asili.
Cosa succede se un bambino sta poco bene? Il solo raffreddore, senza altri sintomi, non deve essere inteso come un motivo per sospendere la frequenza scolastica ma se è presente la febbre, la tosse con difficoltà respiratoria, perdita del gusto e dell’olfatto, vomito o diarrea e cefalea intensa il bambino/alunno deve rimanere a casa ed è necessario contattare il pediatra/medico curante.
“Ci aspetta un momento impegnativo – spiega il pediatra Alfredo Ferrari, segretario provinciale Fimp, Federazione Italiana Medici Pediatri – ma siamo pronti: visiteremo in presenza, faremo triage telefonico, siamo reperibili dalle 8 alle 20, effettueremo videochiamate. Le famiglie possono essere tranquille da questo punto di vista. Naturalmente il rischio zero non esiste quindi dovremo tutti quanti gestire questa fase con responsabilità e con fiducia”.
Cosa fare in caso di sintomi? “Il pediatra o il medico di medicina generale – spiega Simonetta Partesotti, pediatra del servizio di Pediatria di comunità Ausl – fanno una valutazione clinica telefonica del bambino/alunno nel contesto epidemiologico per vedere se anche altri familiari stanno poco bene. Dopodiché possono intraprendere due strade: se è possibile attribuire i sintomi ad altre patologie il bambino rimane a casa fino a guarigione clinica e rientra senza necessariamente la presentazione del certificato come è stato fatto finora; nel caso in cui invece il pediatra sospetti una sintomatologia da Covid richiede il tampone che avrà una via preferenziale e sarà più veloce degli altri tamponi. Nel caso in cui sia negativo può rientrare a suola con il certificato del pediatra; nel caso in cui sia positivo ecco che interviene il Dipartimento di Sanità pubblica perché dovrà capire con quali altri soggetti (bambini, genitori, insegnanti) è stato in contatto il bambino e fare gli interventi anche sui contatti”. Nel dubbio e per stare nel sicuro pediatri e medici di base ricorreranno al tampone per fare la diagnosi? Se succederà, un’eccessiva richiesta di tamponi potrebbe ritardare i tempi e allungare le assenze di chi non è contagiato, motivo per cui c’è molta attesa per i test rapidi salivari a oggi non ancora disponibili.
“La scuola è un luogo sicuro se il territorio è un luogo sicuro. Quindi – ribadisce l’infettivologo Stefano Zona – se tutti fuori dalle mura scolastiche ci comportiamo in modo da evitare il rischio di trasmissione allora la scuola può essere un luogo gestito in sicurezza con l’interazione tra famiglie, sanità e scuola”.
L’ obiettivo della task force resta quello di non arrivare mai a chiudere completamente una scuola.
Sara Gelli