Il diario delle buone intenzioni nel tempo sospeso della pandemia

Il carpigiano Carloalberto Vezzani, noto in città per essere stato il titolare di una storica videoteca, nei giorni sospesi del lockdown ha scritto un diario ricco di stati d’animo, riflessioni, ricordi e buoni propositi per il futuro.

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Carloalberto Vezzani

Tutto chiuso tranne il cielo è il sottotitolo del secondo libro di Carloalberto Vezzani, carpigiano classe 1969, titolare di una storica videoteca della città: durante i giorni sospesi della fase 1 italiana della pandemia ha scritto un diario emotivo che ha voluto intitolare Il diario delle buone intenzioni (Damster edizioni).

Nei giorni della chiusura totale, in cui il pezzetto di cielo che vedevamo dalle nostre finestre era l’unico spiraglio di luce, aria e libertà, i pensieri che si affollavano nelle mente di ognuno di noi erano tanti: la maggior parte densi di incertezza e paura, ma anche di speranza e slancio propositivo verso il futuro.

Carloalberto, com’è nata l’idea di condividere le sue intime riflessioni maturate nel periodo del lockdown?

“Il diario è nato inizialmente come sfogo giornaliero su Facebook e, progressivamente, è diventato un modo taumaturgico per cercare di trarre il meglio da quella fase. Questo diario è il resoconto intimo e sincero del percorso che ho affrontato durante i 50 giorni del lockdown, insieme a mia moglie e a mio figlio, in cui tanti forse si rivedranno, e grazie al quale sono riuscito a mantenere uno sguardo lucido e consapevole su quello che stava accadendo intorno a noi e cercare di dargli un senso. In questo diario ci sono ricordi di viaggi e incontri magici e meravigliosi a cui ci si aggrappa nei momenti di difficoltà e sconforto, cronache di vita quotidiana confinati in casa con un bambino, riflessioni a 360° sulla pandemia e sui suoi protagonisti a livello politico e scientifico, frammenti autoironici, altri di preoccupazione. E’ una testimonianza personale che ho voluto mettere nero su bianco per non dimenticare l’effetto che faceva vivere in quei giorni e per ricordare ai nostri figli cosa si provava. Una sincera e appassionata stenografia delle emozioni che, dalla solennità degli inizi tormentati della pandemia, diventano via via, più speranzosi e con uno sguardo positivo verso il futuro”.

Proprio riguardo al futuro quali sono le buone intenzioni a cui si riferisce il titolo?

“Tutti noi ci siamo fatti dei propositi in quel periodo. Il rischio, però, quando si fanno dei proponimenti durante una crisi è di dimenticarsene una volta che se ne è usciti. Eppure siamo tutti cambiati dopo questa esperienza e, nel profondo, ne portiamo i segni. I miei buoni propositi sono semplici: non lesinare mai più in abbracci e sorrisi, concedermi ancora più tempo da trascorrere con la mia famiglia, riacquistare la moto, non perdere tempo in vane polemiche per spenderlo invece in valide cause, donarmi di più agli altri, al mondo, far nascere sorrisi laddove non ci sono”.

Ha altri progetti letterari per il futuro?

“Sono già al lavoro a un terzo romanzo a cui tengo molto e che vedrà la luce nel 2021, sempre per Damster edizioni. E poi si vedrà. Ci sono altri sogni legati alla scrittura, alla musica e al cinema”.

Chiara Sorrentino