Goldoni, 220 famiglie a rischio: è tempo di passare alle maniere “forti”

E’ inaccettabile che un’azienda venga nel nostro Paese, apprenda il nostro know-how e poi lo esporti depauperando il territorio di un’eccellenza riconosciuta a livello mondiale per la qualità dei suoi prodotti. Questa vicenda non deve passare inosservata, bene ha fatto l’assessore regionale allo Sviluppo economico e Lavoro, Vincenzo Colla a scrivere al Ministero”. Durissime le parole che il sindaco di Rio Saliceto, Lucio Malavasi ha rivolto questa mattina alla proprietà cinese dell’azienda Arbos Goldoni. Una vicenda che, assicura l’assessore regionale Colla, “deve approdare a Roma sul tavolo del Ministero dello Sviluppo economico”.

0
4093

“Da cinque anni – ha sottolineato questa mattina, in occasione del presidio dei lavoratori e delle rappresentanze sindacali della Goldoni in Piazza Martiri, il sindaco di Rio Saliceto, Lucio Malavasi – seguiamo con attenzione la Goldoni e mai avremmo pensato di trovarci a questo punto! Sono allibito per la mancanza di rispetto che la proprietà cinese sta dimostrando nei confronti di operai, istituzioni e dell’intera nazione. E’ inaccettabile che un’azienda venga nel nostro Paese, apprenda il nostro know-how e poi lo esporti depauperando il territorio di un’eccellenza riconosciuta a livello mondiale per la qualità dei suoi prodotti. Questa vicenda non deve passare inosservata, bene ha fatto l’assessore regionale allo Sviluppo economico e Lavoro, Vincenzo Colla a scrivere al Ministero”.
“Il dossier della vertenza dell’azienda Arbos Goldoni, deve approdare a Roma sul tavolo del Ministero dello Sviluppo economico”, ha infatti dichiarato l’assessore Colla: a due giorni dal tavolo di salvaguardia occupazionale in viale Aldo Moro a Bologna ha scritto al ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, affinché convochi urgentemente un tavolo di crisi aziendale in merito alla vertenza dell’azienda Arbos Goldoni, gruppo Lovol, di Migliarina, azienda che occupa circa 220 dipendenti e produce macchine agricole coinvolgendo un importante indotto di aziende medio piccole del territorio legate alla filiera della meccanica agricola, indotto già pesantemente coinvolto dal precedente concordato.
La Goldoni, acquisita da un precedente concordato nel 2015, è controllata dall’ottobre 2019 dalla multinazionale cinese Lovol e ha depositato una domanda di concordato presso il Tribunale di Modena a febbraio 2020.  Atto che ha fissato inizialmente la scadenza per la presentazione del piano al 16 luglio, termine poi prorogato al 14 settembre.
“Purtroppo – aggiunge l’assessore Colla – a oggi la proprietà non ha fornito alcuna risposta in merito ai contenuti del piano concordatario, tanto da farci sospettare il rischio che si trasformi in un concordato liquidatorio o fallimentare. Per questo, abbiamo chiesto un intervento diretto da parte del Ministero dello Sviluppo economico vista la presenza di un importante gruppo multinazionale nella compagine societaria”.
“220 posti di lavoro sono a rischio – ha aggiunto il sindaco di Carpi, Alberto Bellelli – così come rischia di essere compromesso tutto l’indotto che gira attorno alla Goldoni. Un’azienda multinazionale non può disinvestire in questo modo: siamo pronti a prendere la macchina e andare a Roma per esprimere tutto il nostro dissenso. La proprietà deve dirci cosa intende fare presentando un piano industriale che dia certezze sulla continuità di un’azienda storica del nostro territorio”.
Rabbia e delusione traspaiono anche dalle parole del sindacalista Angelo Dalle Ave: “speriamo che questa situazione possa diventare reversibile e che la catena di comando cinese abbia un ripensamento. Ora inizia una fase nuova che ci vedrà in lotta con un atteggiamento completamente diverso rispetto a prima”.
E’ tempo di passare alle maniere “forti” anche perché, lo ricordiamo i tempi stringono. E molto, dal momento che la presentazione del piano concordatario da parte della proprietà cinese è previsto il 14 settembre.