Volontari in prima linea: ci occupiamo del trasporto delle persone infette

Il carpigiano 26enne Alex Bernardi, volontario della Croce Blu di Carpi, è impegnato in prima linea per tentare di alleviare le sofferenze dei malati Covid-19. “Su indicazione del 118, provvediamo a spostare i malati di coronavirus da un centro all’altro a seconda della disponibilità dei posti. La situazione è grave - spiega Alex dopo una settimana a Piacenza - nessuno sottovaluti questo virus, giovani compresi”.

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Alex Bernardi

Ha solo 26 anni il carpigiano Alex Bernardi, volontario della Croce Blu di Carpi impegnato in prima linea per tentare di alleviare le sofferenze dei malati Covid-19.

“Siamo 6 – 8 volontari – racconta Alex – e ogni giorno, da una settimana a questa parte, ci rechiamo là dove c’è più bisogno. Ci mettiamo alla guida dell’ambulanza alle sette del mattino e torniamo la sera, intorno a mezzanotte”.

Non hai paura?

“Tantissima. Essere in prima linea, a contatto diretto e quotidiano col virus, deve far paura. Ma il bisogno cresce e, nonostante lo stress mentale a cui sei sottoposto, cerchi di fare la tua parte soprattutto perché in questo momento non tutti i volontari possono rispondere presente all’appello, a partire dai più anziani. Sono comunque numerosi gli operativi che si danno da fare e le consegne a domicilio di spesa e farmaci non sono certo poca cosa, anzi… La mia compagna ormai si è rassegnata mentre i miei genitori, così come mia nonna, li vedo solo attraverso un vetro”.

Di cosa vi occupate?

“Ci occupiamo sostanzialmente del trasporto delle persone infette. Una volta arrivati ci vengono forniti tutti i dispositivi di tutela individuali necessari: dalla tuta integrale alla visiera, dai copri calzari ai guanti, almeno tre o quattro paia per poterseli cambiare durante il servizio senza mai restare a mani nude e poi le mascherine, una filtrante coperta a sua volta da una chirurgica. Una volta pronti, su indicazione del 118, provvediamo a spostare i malati di coronavirus da un centro all’altro a seconda della disponibilità dei posti, in questo modo restiamo sempre vestiti, non sprechiamo materiali preziosi e dobbiamo decontaminare i mezzi soltanto alla sera, una volta terminato il nostro turno”.

Quali sono le difficoltà legate al trasporto di questi pazienti?

“Solitamente questi malati necessitano di una massiccia dose di ossigeno perché non sono in grado di respirare autonomamente. A volte devi affrontare delle trasferte di un’ora e il rischio è che le bombole, al ritmo con cui vengono utilizzate, finiscano, dal momento che per una questione di sicurezza il loro numero in ambulanza è contingentato. Rischio che non possiamo permetterci se non vogliamo perdere nessuno”.

Come descriveresti la situazione degli ospedali a partire da quella di Piacenza dove hai trascorso l’ultima settimana?

“Abbiamo notato, a Piacenza e non solo, dei miglioramenti netti col trascorrere dei giorni. Ormai tutti i reparti degli ospedali, soprattutto nelle città focolaio, sono pieni di Covid positivi ma anche grazie all’aiuto e al sostegno dell’Esercito, si sono fatti progressi. I pazienti hanno trovato un’adeguata sistemazione e non sono più ammassati nei corridoi dei Pronto Soccorso. La situazione resta grave ma la si sta affrontando”.

Molti continuano a essere convinti che siano solo gli anziani o persone con patologie pregresse a morire, è davvero così?

“Certo la percentuale maggiore dei decessi è rappresentata da anziani ma non sono solo loro a morire di coronavirus. Tante persone semplificano, prendono questa emergenza sanitaria sottogamba, sentendosi immuni solo perché sono giovani e sani. Anche i trentenni si ammalano, io ne ho conosciuto uno: pur non avendo alcuna patologia pregressa e non avendo mai fumato in vita sua, era comunque incapace di respirare da solo. I casi di giovani sono pochi per entrare nelle statistiche ma ci sono. Nessuno deve sentirsi al sicuro, occorre stare attenti. Restare in casa e, quando si esce per andare a fare la spesa ad esempio, è necessario adottare tutte le precauzioni del caso, a partire dall’uso dei guanti, e non dimenticare mai di disinfettare bene le mani e le superfici dei prodotti acquistati”.

A chi ripete che le misure prese dal Governo sono eccessive e viene pizzicato in giro senza un motivo giustificato dalle Forze dell’Ordine cosa ti senti di dire?

“Non credo che una passeggiata col cane o una corsa in solitaria possano costituire un pericolo. Il problema vero è stato non fermare sin da subito le aziende, in particolare quelle che non producono beni di prima necessità, dove il virus ha potuto proliferare. Con la chiusura annunciata da Conte, seppur tardiva di almeno due settimane, auspico che i contagi diminuiscano e in questo modo, diluendo il picco, il sistema sanitario potrà reggere. Siamo attrezzati per farcela ma occorre diminuire gli accessi giornalieri alle terapie intensive e agli ospedali. Le linee dell’ossigeno degli ospedali non sono state progettate per reggere il carico di lavoro a cui sono attualmente sottoposte con tutti questi pazienti attaccati all’ossigeno. Nei corridoi dei Pronto Soccorso ho visto facce stremate ma i professionisti continuano a lavorare concentrati, aiutandosi l’uno con l’altro”.

All’Ospedale di Carpi ci sono 48 operatori sanitari contagiati e nonostante questo non è ancora partita una campagna a tappeto di tamponi…

“Ho caricato in ambulanza persone che stavano meglio di me, totalmente asintomatiche ma positive al coronavirus. Siamo in guerra e stiamo combattendo contro un virus invisibile: se non lo cerchi coi tamponi, non lo trovi. I tamponi in ospedale devono essere fatti a tutti è l’unico modo per limitare i contagi e salvaguardare la struttura”.

Jessica Bianchi