A scuola di cappelletti

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Hanno passato gli ottanta Ermanna ed Elis Righi e loro, l’unica lingua che conoscono, oltre all’italiano naturalmente, è il dialetto carpigiano. Poco importa però se non spiccicano una parola di inglese e tedesco, perchè a una rezdora, per le cose importanti, bastano le mani. E allora persino insegnare agli studenti di un liceo tedesco l’arte dei cappelletti diventa una sfida possibile… “Nostra mamma ci ha insegnato da Dio, e noi ora mostriamo a questi ragazzi come si fa. Poco importa se non sanno l’italiano, perché andiamo a segni e ci facciamo capire. Ed è proprio una grande soddisfazione”, raccontano queste signore speciali, volontarie del Centro sociale Guerzoni di via Genova. Nei giorni scorsi, un gruppo di studenti tra i 14 e i 16 anni di un liceo tedesco dell’Assia è stato a Carpi per uno scambio culturale con la 5M del Liceo Fanti. Scopo del progetto: confrontarsi sui temi dell’accoglienza e dell’integrazione. C’è però tempo, tra una visita alla Scuola di Pace di Monte Sole e un workshop con Cantieri meticci, il gruppo teatrale composto da giovani stranieri, per un pomeriggio e una serata con i volontari del Guerzoni.  “Sono venuti anche spagnoli, americani, francesi – spiega Giulio Lazzaretti, tra gli storici animatori delle attività del circolo – e la prossima settimana toccherà a un gruppo di olandesi. A tutti abbiamo mostrato le nostre tradizioni, a partire da quelle culinarie: prima si preparano i piatti e poi si gustano tutti insieme. La nostra storia passa anche dalla tavola: intorno a un cappelletto c’è la vita dei nostri nonni. Il loro sapere. Insegnare a giovani di ogni parte del mondo un pezzo di emilianità è fonte di grande orgoglio ma l’auspicio è che anche i nostri ragazzi possano riappropriarsi di queste tradizioni affinchè non vengano perdute. Perchè chi siamo stati e chi siamo lo si impara anche in cucina”. Tra i liceali c’è chi si lancia, audace, in una sfoglia, chi osserva e chi, invece, già assapora quel ben di Dio. “Quando torneremo – commenta Hannah – proverò a cucinarli per la mia famiglie e gli amici  e spero vengano buoni anche soltanto la metà di quelli che abbiamo assaggiato qui”.
Marcello Marchesini