Tutti in sella!

0
42

Inforcare la bicicletta lasciando la propria auto in garage non è semplicemente sinonimo di divertimento bensì il frutto di una scelta consapevole. Preferire una mobilità sostenibile, infatti, fa bene alla salute, alle tasche e, soprattutto all’ambiente. Il reticolo ciclabile della nostra città però presenta gravi lacune che rendono la vita del ciclista difficile e, in alcuni casi, pericolosa. La Redazione di Tempo ha organizzato un forum dedicato alla ciclabilità al quale si sono resi disponibili a partecipare Luca Severi, Giorgio Castelli e Paola Busani (Fiab – Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta), Angelo Lucchini, Paola Poletti e Luca Carnevali per spiegare quali azioni dovrebbe mettere in campo l’Amministrazione Comunale per trasformare Carpi in una città finalmente a misura di ciclista.

A cura di Jessica Bianchi e Sara Gelli

COLLEGAMENTI: COSA MANCA

Luca Severi 

Sicuramente la cosa più ridicola è che se da Carpi devi raggiungere le sue frazioni o, peggio ancora, i comuni vicini, non esistono piste ciclabili extra urbane. Un paradosso dal momento che, ad esempio, da Ponte Motta hai la ciclabile che conduce a Mirandola, da Mandrio quella che ti porta a Correggio, a Campogalliano quella per Modena. Perchè a Carpi no? E’ tanto inspiegabile quanto ridicolo e credo che tali mancanze siano le prime a dover essere sanate da un’Amministrazione che sinora, in ambito extraurbano, non ha fatto nulla. Un’altra urgenza è sicuramente rappresentata dal mancato collegamento coi poli industriali e, in particolare, con le aziende con più di cento dipendenti. Un esempio? Il macello Opas (ex Italcarni): ci sono più persone in sella alla propria bicicletta in via Guastalla che in piazza. Un altro? La zona industriale autotrasportatori tra Carpi e Fossoli: raggiungerla in bici oggi è un suicidio. Infine, ribadisco l’importanza di chiudere definitivamente il passaggio a livello di via Roosevelt.

Giorgio Castelli

Carpi è stata tra le città che hanno iniziato per prime a realizzare piste ciclabili già negli Anni ’70: percorsi fatti per proteggere i ciclisti rubando un po’ di posto al marciapiede o alla carreggiata… Ogni anno le varie amministrazioni hanno poi aggiunto un pezzettino ma guidate da una filosofia ormai del tutto superata. Oggi, infatti, l’obiettivo, è che tutte le parti della città siano collegate. 

Paola Busani

Il sistema delle tangenziali crea dei problemi e dunque, se vogliamo incentivare il bike to work, è necessario risolvere al più presto il problema dell’attraversamento di via dell’Industria e della zona industriale, realizzando super strade ciclabili, prive di ostacoli e cambi di carreggiata, per garantire al ciclista di raggiungere anche velocità sostenute.

Angelo Lucchini

A Correggio le cose vanno molto meglio, basterebbe anche qui, assecondare e agevolare i flussi ciclabili, anziché ostacolarli. Qui si taglia la ciclabile proveniente da via Roosevelt in viale Manzoni, all’altezza di via della Libertà, anziché realizzarne una sul terreno dell’ex cantina. E se ti fermi in corrispondenza del pedonale per attraversare e immetterti su via Ariosto, devi attendere i tempi del verde e sorbirti i gas dei tubi di scappamento delle auto, rigorosamente accese anche quando si abbassano le sbarre del passaggio a livello. Mi domando dove siano i vigili in quelle occasioni… 

Paola Poletti

Da ciclista trovo assurdo che Limidi (e le frazioni in generale) non sia collegata a Carpi.  A Correggio mi sento in pace con me stessa perché non posso essere altrettanto tranquilla a Carpi?

Luca Carnevali

Le zone più critiche sono certamente quelle che dal centro città si muovono verso i quartieri periferici o le frazioni. Io che ogni giorno mi reco al lavoro nella zona autotrasportatori di Fossoli, ho ribattezzato quella strada il Miglio Verde… Ci sono ciclabili che non conducono da nessuna parte. Un esempio? Quella del Cinema Space City, una volta giunti sin lì ci si ritrova di fronte via dell’Industria: della serie esci dalla ciclabile e poi muori. Occorre collegare le zone industriali col restante tessuto urbano, idem con le frazioni. Chi vuole raggiungere Budrione, Migliarina o Cortile in bicicletta, come fa? 

 

LE CICLABILI CHE VORREI…

Paola Busani

La logica quando si realizza una ciclabile dovrebbe essere la medesima che viene adottata per una strada: occorre creare percorsi diretti, funzionali. I ciclisti non sono dei panda da tutelare, bensì persone che scelgono un mezzo alternativo per spostarsi. Tra loro ci sono persone che non hanno tempo da perdere: la bici deve essere considerata un vero e proprio mezzo di trasporto e non solo uno strumento ludico. L’idea non è quella di realizzare infrastrutture costose come sovrappassi o sottopassi, i quali presuppongono, impegni finanziari altissimi, bensì di rallentare il traffico in tangenziale per consentire così la compresenza bici e auto. La maggior parte degli spostamenti in bicicletta fatti in città supera i cinque chilometri e il 6% proviene dalle frazioni. Allora perché non creare una superstrada ciclabile nord – sud e una est – ovest? Due direttrici che rendano più conveniente l’attraversamento della città in bici anziché con l’auto. Sarebbe un bel segnale da parte dell’Amministrazione e non avrebbe costi eccessivi. 

Le nuove ciclabili in capo all’urbanizzazione privata poi non rispondono in alcun modo a un disegno generale, occorre quindi un coordinamento tra i costruttori e l’Amministrazione per realizzare un reticolo intelligente, inserito in una logica complessiva. Percorsi privi di ostacoli, pali, catene e curve a gomito. In una città dove si moltiplicano le Zone 30, si riducono le carreggiate per le auto e si ricava così lo spazio per le ciclabili.

Giorgio Castelli

La Fiab, che rappresento, non è il partito delle piste ciclabili! Per noi le bici devono poter andare ovunque in strada. E’ la città che dovrebbe essere a misura di bicicletta pertanto non dovrebbero esserci due livelli di infrastrutture, ovvero uno per le auto e l’altro per la due ruote. Ed è proprio per tale motivo che siamo favorevoli all’introduzione delle Zone 30. Invitati come stakeholder ai tavoli di lavoro che porteranno alla stesura del PUMS – Piano urbano per la Mobilità sostenibile abbiamo più volte rilanciato l’importanza di creare delle zone di moderazione del traffico nelle aree residenziali da collegare a delle direttrici ciclabili, larghe almeno due metri e per ciascun senso di marcia. La normativa stabilisce che le reti ciclabili debbano essere larghe almeno 1.50 mt mentre le carreggiate stradali possono variare da 2.25 a un massimo di 3.50 metri. Non si capisce perché con le biciclette si opta per il minimo sindacale mentre per le auto la logica è sempre al massimo rialzo!

Oggi non ci sono più alibi, gli obiettivi del PUMS sono chiari: far circolare meno macchine. Tecnicamente la normativa non lascia spazio a dubbi, indicando chiaramente come devono essere costruite strade e ciclabili. Ci sono finanziamenti europei, nazionali e regionali, i nostri amministratoti possono attingere risorse ovunque basta avere progetti. Chi si giustifica dicendo di non avere fondi, mente! Purtroppo, in molti paesi europei, politici e tecnici sono molto più indietro rispetto ai cittadini perché non vanno in bicicletta! 

Se non ci sono più alibi e se le risorse sono disponibili allora l’immobilismo dal punto di vista della mobilità ha un nome e un cognome.  

Certo costruire un cavalcavia o una pista ciclabile in campagna è molto più semplice che togliere privilegi a chi oggi parcheggia in doppia e terza fila in corrispondenza del polo scolastico ad esempio. Si deve superare la concezione della ciclabile ludica e imparare a chiedere conto di come i nostri amministratori sostengono concretamente la ciclabilità. Quanto spendono per fare le strade? Quanto per le piste? Quanto per il trasporto pubblico? I numeri non mentono. 

Luca Carnevali

Io sono favorevole alle Bike Lanes: corsie verniciate sulla carreggiata riservate ai ciclisti. I vantaggi sono numerosi: danno sicurezza al ciclista, costano poco (solo una striscia di vernice, o bande rumorose, consentono di collegare tra loro piste ciclabili già esistenti, possono essere realizzate ovunque e, infine, necessitano di scarsa manutenzione.  Sono inoltre convinto che occorra piazzare della segnaletica lungo i percorsi: conoscere le direzioni e i tempi di percorrenza è fortemente incentivante.

Angelo Lucchini

Oggi in città non c’è un gran spazio per realizzare nuove ciclabili e di fronte al reticolo odierno molti optano per la macchina perché non si sentono sicuri in sella alla due ruote. Purtroppo poi, chi usa la bici, si trova spesso a dover utilizzare ciclabili veramente impossibili: piene di ostacoli e con curve ad angolo retto (basti pensare a via Focherini). Moderare il traffico introducendo Zone 50 e Zone 30 potrebbe essere utile per inquinare meno e per rendere le strade meno pericolose anche per i più giovani che potrebbero così andare a scuola in bici. Potrebbe essere interessante anche prevedere degli incentivi, anche in accordo con le aziende, per chi sceglie di muoversi in bici o per chi decide di acquistare e-bike. 

Paola Poletti

Su via Beghetto metto a repentaglio la mia vita ogni giorno dal momento che nessun automobilista rispetta il metro e mezzo e, al contrario, ti fa il pelo. 

Dal momento che a Cantone sono in corso i lavori di posa della nuova rete acquedottistica perché l’Amministrazione non ha pensato bene di  espropriare una fettina di terreno in più e realizzare una ciclabile? A me fa molto paura pedalare condividendo la strada con auto e mezzi pesanti pertanto sono favorevole, ad esempio, alla realizzazione (peraltro in parte già finanziata da un privato) di un sovrappasso in Tangenziale Losi, all’altezza del Burger King. Ok decelerare le auto ma occorre anche accelerare le bici: servono piste che consentano di andare almeno ai 20 km all’ora, perché spostarsi in bicicletta deve anche essere conveniente in termini di tempo. Percorsi più larghi perché qualora aumentasse il flusso di traffico ciclabile si creerebbero degli imbuti.

Ad esempio che senso ha mantenere quattro corsie per le auto in via Ugo da Carpi quando due sarebbero più che sufficienti? In questo modo si ricaverebbe spazio per rimettere mano all’attuale terrificante ciclabile. Ma anche  viale Peruzzi e viale Manzoni hanno carreggiate sovradimensionate. 

Per non parlare della ciclabile sportierabile di Corso Roma: ogni settimana qualche ignaro ciclista viene sbattuto a terra col rischio di farsi parecchio male. Per dare maggiore dignità – e una sede propria, separata e sicura – alla ciclabile basterebbe poco. Un suggerimento? Un parcheggio a lisca di pesce su un sono lato libererebbe la sede stradale.

 

UN SUGGERIMENTO ALL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE

Paola Busani

Vorrei una bella campagna di incentivi alla bici elettrica per far lasciare a casa l’auto a quante più persone possibili.

Come Fiab vorremmo anche indire una giornata di libertà dal traffico come sta facendo Londra ad esempio: zero traffico per un giorno intero, col trasporto pubblico gratuito e accompagnamenti all’interno dei quartieri per mostrare ai cittadini potenziali percorsi per andare a scuola o al lavoro in sicurezza e in sella alla propria bicicletta. Molti infatti non vanno in bici perché non sanno quali strade percorrere. Sottovalutare la comunicazione è sempre un errore.

Luca Severi

Serve un sottopasso ciclopedonale a lato della stazione dei treni e la contestuale chiusura del passaggio a livello di via Roosevelt, in questo modo obblighi le auto a parcheggiare dietro alla stazione e a proseguire a piedi per il centro e allo stesso tempo induci i residenti di Cibeno a lasciare a casa l’auto quando devono andare in piazza. Mi domando poi chi abbia avuto la brillante idea di realizzare tante piste con gli auto bloccanti: soldi spesi inutilmente! Costano tantissimo e non ve n’è alcuna necessità. Le piste non devono essere belle, ma funzionali.

Angelo Lucchini

Io non sono un ultras della bici: possiedo una macchina e una moto ma il tema della tutela della salute è molto importante ed è totalmente incompatibile con un traffico veicolare in costante aumento. Per la mia città sogno una ciclabile coperta che corre in mezzo a via Peruzzi, stile portico, per tutta la sua lunghezza.

Luca Carnevali

Una Bicipolitana, simile a quella di Pesaro, a Carpi sarebbe perfetta. Dal centro basterebbe creare una raggiera di percorsi ciclabili che portano verso l’esterno. Da lì basterebbe seguire la linea gialla e in 12 minuti si coprirebbe la distanza tra il centro e la zona industriale. Sono un super sostenitore delle Zone trenta, sogno una città in cui le mie figlie possano giocare per strada e andare in bicicletta in piena sicurezza. 

Adottare il modello nordeuropeo, incentivando le persone a uscire a piedi, lasciando l’auto fuori da determinare zone, implica certamente un cambio di mentalità ma ne gioveremmo tutti in termini di salute, socialità e riduzione dell’inquinamento.

Paola Poletti

Il PUMS obbliga l’Amministrazione a realizzare 50 nuovi chilometri di piste ciclabili. Anziché realizzarne una inutile sugli argini, perché non rendere le stradine di campagna a priorità per i ciclisti? In questo modo si potrebbe raggiungere Carpi dalle frazioni senza essere sbattuti in mezzo al traffico.

Giorgio Castelli

Io vieterei il parcheggio delle auto a cento metri dalle scuole per snellire il traffico all’ingresso e all’uscita da scuola. Con il Comune di Novi abbiamo fatto un lavoro simile: la distanza del percorso casa – scuola, nel  90 per cento dei casi, è inferiore ai 500 metri. Vietando la sosta a 50 metri dalle scuole, da entrambi i lati, molti genitori portano i figli a piedi.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here