Inquinamento in Regione: i numeri del 2018

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Sappiamo da tempo che la Pianura Padana è la zona più inquinata d’Europa. E sappiamo che la fonte principale di questo inquinamento è rappresentata dalle polveri sottili, scientificamente il Particulate Matter (PM). A seconda delle dimensioni di questo particolato, misurato sempre in micron (millesimi di millimetro) si parla di PM10, PM5 e PM2,5. In alcuni casi si arriva a misurare anche il PM1,2. Più il particolato è piccolo e più è pericoloso, perché riesce a infiltrarsi sino agli alveoli polmonari, provocando tra l’altro infiammazioni, allergie, bronchiti, asma: i PM2,5 sono anche indiziati come causa di tumori.
Quali sono le fonti di produzione dei PM10?

Le sorgenti sono soprattutto antropiche, come i processi di combustione (riscaldamento, climatizzazione, motori), l’usura di pneumatici, freni e asfalto. La maggior parte di queste polveri sottili proviene dai famigerati pellet, la cui combustione produce ad esempio in Lombardia il 45% dei PM10. Vi sono poi le sorgenti naturali come l’erosione del suolo, gli incendi boschivi, i pollini e il sale marino.
Per la sua natura geo-climatica la Pianura Padana tende a trattenere nella bassa troposfera i PM10 più a lungo di altre aree geografiche anche a maggiore urbanizzazione e inquinamento. Infatti, è una regione chiusa per 3/4 dalle montagne, aperta solo a est, Mar Adriatico, che però è statisticamente la zona meno interessata dai venti principali alla nostra latitudine, che provengono soprattutto da ovest, da nord e sud. La mancanza di ricambio di aria anche per lunghi periodi penalizza la nostra regione favorendo l’accumulo dei PM10. Al contrario, nelle grandi aree metropolitane di Parigi e Londra, non meno inquinate delle nostre, la presenza di venti costanti e di frequenti piogge ripulisce regolarmente la bassa troposfera.
Stando alle severe norme dell’Agenzia europea dell’ambiente recepite dalla legislazione italiana, i limiti dei PM10 sono così stabiliti: valore massimo giornaliero (24 ore), 50 µg/m³; valore massimo per la media annuale, 40 µg/m³; numero massimo di superamenti consentiti in un anno, 35. Secondo i dati dell’ARPAE, molto dettagliati per la nostra regione, nel 2018 la città più inquinata è risultata Reggio Emilia, con 56 sforamenti nel 2018, subito seguita da Modena, con 51 sforamenti. Oltre il limite anche Parma, con 45 sforamenti, Ferrara, con 41 sforamenti e Rimini, con 36 sforamenti. Restringendo lo sguardo alla nostra provincia, oltre a Modena risulta inquinata l’area della pedemontana con particolare riguardo a Fiorano modenese, con 39 sforamenti. Invece, la zona a nord della via Emilia risulta molto meno inquinata: Carpi ha fatto registrare 29 sforamenti, ben al di sotto del limite consentito, e Mirandola 19. Infine, ovviamente, la zona collinare e montana non ha fatto misurare alcuno sforamento.
Innanzitutto, questi dati ci permettono di inquadrare meglio la questione. Sicuramente esiste un problema legato alle polveri sottili in Emilia e nel modenese, ma molto meno grave di quello che i mass-media ci hanno raccontato. La Bassa modenese rimane entro i limiti imposti dalla severa legge, e gli sforamenti riguardano solo Modena e Fiorano. Possiamo quindi indicare le due zone più a rischio nell’asse della via Emilia, tra Parma, Reggio e Modena, e nel distretto delle piastrelle, soprattutto della pedemontana modenese.
Le soluzioni possibili

Va subito detto che le limitazioni del traffico, le targhe alterne, le domeniche ecologiche non servono a nulla. Abbiamo infatti indicato le maggiori sorgenti delle polveri sottili nel riscaldamento domestico, nella produzione di energia per l’industria e nel traffico automobilistico. Possiamo quindi restringere ancora il nostro focus ai combustibili fossili, di qualunque forma essi siano. Per un’area delicata come la Pianura Padana, servono misure draconiane: abbattere l’emissione di polveri sottili provenienti dalla combustione e dal traffico.
Per far ciò occorre favorire il passaggio a macchine elettriche, a sistemi di riscaldamento e raffreddamento fondati su fonti energetiche rinnovabili, l’energia solare in primis, usare sempre di più il geotermico per la climatizzazione di case ed edifici, usare il fotovoltaico per la produzione di energia elettrica per le industrie e i mezzi di locomozione. Utopia?
Non esistono altre strade se vogliamo respirare aria pulita. Se non, forse, abbattere le Alpi in quattro o cinque punti dal Piemonte al Triveneto…
Aldo Meschiari, coordinatore della Pagina Facebook MeteoCultura

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