Addio a caminetti e stufe a legna della nonna

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Le definisce “caldaiette della nonna” l’assessore regionale Paola Gazzolo mentre spiega i dettagli della misura contenuta nel Piano dell’Aria in vigore da due anni. Dal primo ottobre infatti scattano i nuovi obblighi del Piano Aria Integrato della Regione Emilia-Romagna per la riduzione delle emissioni di polveri sottili e smog e prevedono il divieto di utilizzo di focolari e stufe a legna o a pellet, a meno che queste ultime non abbiano una certificazione a 2 stelle per le emissioni. A partire dal 2019 la certificazione dovrà essere almeno di 3 stelle.

La novità di quest’anno è che la classificazione nazionale distingue, facendone un argomento a sé, l’impiantistica che utilizza biomassa legnosa, cioè legna. “Dal primo ottobre il divieto di utilizzo si estende agli impianti che utilizzano legna classificati con una stella. Stiamo parlando in particolare – precisa la Gazzolo – di caminetti tradizionali aperti e delle cosiddette caldaiette della nonna, con un rendimento inferiore al 75%”.

Per l’assessore regionale è prima di tutto una questione di salute perché polveri e NOx sono cancerogeni come ha confermato l’Organizzazione Mondiale della Sanità e come appurato anche da direttiva europea. “Il divieto non riguarda l’utilizzo della legna ma di questi impianti che sono poco performanti e causano queste emissioni. Voglio fornire un dato perché gli esempi aiutano a capire: il riscaldamento a metano utilizzato dalla maggioranza delle nostre famiglie è responsabile di 17 tonnellate di pm10 all’anno; i caminetti aperti ne emettono 2.880. Sono i numeri a imporci di avviare un percorso graduale verso l’impiantistica sempre più performante e meno inquinante a tutela della salute dei cittadini”. Già dal 2019 “il Piano dell’Aria – prosegue la Gazzolo – indica che tutti gli impianti di nuova installazione in Emilia Romagna dovranno avere una classificazione a tre stelle. Invece, per quanto riguarda gli impianti esistenti, ci fermiamo alla prima stella che vedo già causa di tante preoccupazioni. E’ però una misura indispensabile e faremo una campagna di informazione perché la cosa più importante non è tanto agire sui divieti (che si pongono comunque solo nel momento in cui c’è un altro sistema di riscaldamento presente nell’abitazione) quanto piuttosto – aggiunge l’assessore – cambiare la mentalità e costruire quell’informazione che consentirà anche di cambiare i propri comportamenti, convinti e consapevoli che se dal 1 ottobre al 31 marzo non si potrà più utilizzare il camino tradizionale aperto, è anche per preservare la propria salute e quella di chi ci vive accanto”. L’Emilia Romagna è già un passo indietro alla Lombardia che applica questa misura dell’impiantistica e della classificazione a stelle già da due anni, su tutto il territorio regionale e per tutto l’arco dell’anno. “Noi ci limiteremo al periodo dal 1° ottobre al 31 marzo e solo nelle aree oggetto dell’infrazione comunitaria”. Intanto è stato avviato dall’Europa il deferimento alla corte di giustizia europea dell’intera pianura padana per le Pm 10. “Stiamo ragionando con il Governo per difenderci di fronte a questo rischio che può portare a un’infrazione molto elevata anche in termini di sanzione pecuniaria. Il tema principale resta comunque sempre quello della salute dei nostri cittadini”.

Sara Gelli

 

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